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1983 Operazione Budapest: il romanzo sul clamoroso furto di opere d’arte


Il romanzo “1983 Operazione Budapest”, in uscita il 13 maggio, racconta i retroscena del clamoroso furto di opere d’arte di Raffaello, Giorgione e Tintoretto


 

ROMA – “1983 Operazione Budapest” è la storia di uno dei tanti furti, uno dei più clamorosi, di opere d’arte. Ma non solo, svela attraverso testimonianze dirette, i retroscena e i vari intrecci che si nascondono dietro l’interessa a rubare un’opera d’arte. “1983 Operazione Budapest, edito da Sandro Teti Editore, in uscita il 13 maggio, è frutto del lavoro a quattro mani di Gilberto Martinelli, esperto in relazioni internazionali Italo-Ungheresi, e Roberto Tempesta, investigatore del Nucleo tutela patrimonio culturale dei Carabinieri. Quest’ultimo, specializzato nel recupero di opere d’arte, è testimone diretto del fatto, essendosi occupato in prima persona delle indagini del clamoroso furto che avvenne a novembre del 1983 ai danni del Museo di Belle arti di Budapest.

Il romanzo, nato da un progetto di ricerca, ricostruisce dunque la storia del furto d’arte compiuto da una banda di italiani di Reggio Emilia. La ferita inferta all’allora regime totalitario e la temerarietà degli autori del furto hanno reso unica questa storia rocambolesca che mise in grave imbarazzo il presidente ungherese János Kádár. La trama del romanzo ricostruisce le fasi investigative e le testimonianze dirette dei protagonisti che svelano le dinamiche che hanno spinto quei giovani criminali a compiere questa azione apparentemente isolata.

Trama

Novembre 1983: una banda di criminali emiliani trafuga sette capolavori del Rinascimento italiano dal Museo di Belle arti di Budapest. L’invulnerabilità del granitico e apparentemente inespugnabile sistema di Oltrecortina viene clamorosamente violata. La banda di ladri, con basi in Emilia e in Irpinia, riuscì a trafugare dal Museo di Budapest capolavori di Raffaello, Giorgione, Tintoretto e Tiepolo. Opere però che non potevano trovare facile spazio nel mercato nero dell’arte.
Ma cosa si nasconde dietro il “furto del secolo”?

A distanza di quarant’anni, un incredibile intreccio di interessi diversi ma convergenti, apre uno scenario fino a oggi impensabile. Ne emerge un affresco del crimine internazionale permeato di politica, servizi e malaffare che andrà ad arricchire le pagine della storia italiana e internazionale.
I fatti reali, infatti, corroborati da espedienti narrativi, fanno emergere la fitta rete di sottili e indicibili rapporti internazionali tra affaristi, criminalità organizzata, servizi segreti deviati e organizzazioni di estrema destra, che si mosse attorno a quell’azione criminale apparentemente isolata.

 

Immagine d’apertura: cover del libro e © Museo di Belle arti di Budapest

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