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Addio Progetto Magna Graecia! In fallimento la società pubblica che doveva valorizzare i siti archeologici calabresi

Capo colonna

 

di Antonella Furci

Lunedì 11 aprile 2016 –

Nonostante i buoni propositi espressi dalla politica calabrese – l’ultimo qualche giorno fa durante gli Stati Generali del Turismo a Portici, in cui il presidente Oliverio annunciava l’intenzione di dare lustro anche alle bellezze culturali della Calabria – la maggior parte del vasto patrimonio archeologico della ex Magna Grecia riversa invece in uno stato pietoso.

Capo colonnaDi certo non è – pur potendolo essere – la massima attrattiva turistica. E in realtà non lo è mai stato.
Anche perchè finora il patrimonio artistico e archeologico calabrese sembra essere stato più un impiccio che non una risorsa da sviluppare. Di esempi di come spesso in Calabria alle buone intenzioni corrispondono le pessime azioni se ne possono fare tanti.

Uno di questi è la famosa società Progetto Magna Graecia srl. Sono trascorsi pochi mesi da quando la Regione Calabria ha messo in liquidazione la particolare  società. I termini ultimi per procedere alla dismissione della partecipazione societaria – imposta dalla Legge di Stabilità 2015 per le società pubbliche in difficoltà – era prevista per il 31 dicembre 2015. L’intenzione ad avviare la procedura di liquidazione era stata decisa invece nell’Assemblea legislativa regionale calabrese il 16 giugno 2015.

Ma cos’era il Progetto Magna Graecia srl e per quale motivo era nato?

La PMG srl è stata costituita nel 2011 – con tanto di pompa magna – dopo essere stata approvata con legge regionale a dicembre 2010. Aveva come soci la Regione Calabria con il 51% della quota e sette Comuni (di alto interesse archeologico) quali i capoluoghi Crotone e Vibo Valentia e i paesi Cutro, Cotronei, Gioia Tauro, Santa Maria del Cedro e Spezzano Albanese, ognuno socio con il 7%, per un totale del 49%. Il capitale iniziale, interamente pubblico, era di 120 mila euro (un po’ pochini), ma i debiti già l’anno successivo (dicembre 2012) erano pari a 333.337 euro.
Molto interessanti erano i motivi per cui la particolare società Regione-Comuni era nata.
Gli obiettivi erano rivolti infatti verso tutte quelle attività strumentali, in diretta collaborazione con il Ministero dei Beni culturali, quali le campagne di scavo, la valorizzazione, la gestione e fruizione delle aree archeologiche, compresa tutta una serie di attività di promozione e formazione. Ogni Comune socio avrebbe potuto fare richiesta di finanziamenti e contributi europei, statali e regionali e fruire di eventuali agevolazioni, previste dalle leggi statali e regionali, nonché avrebbe potuto ricevere elargizioni da enti pubblici, istituzioni, imprese, fondazioni, ecc.
Nonostante lo Statuto prevedeva che la sua attività durasse fino al 31 dicembre 2061, con tanto di possibilità di proroga, la PMG srl è riuscita a durare appena 4 anni.
Quella che doveva essere la voce più autorevole nel campo dell’archeologia calabrese neanche il tempo di nascere che non solo ha perso la voce, ma si è sin da subito defilata. In pochi anni è passata dall’indagine, ora chiusa, della Procura della Repubblica di Cosenza verso l’ex direttrice d’amministrazione, Maria Rosaria Punzo, alle dimissioni del presidente della società, l’on. Giuseppe Arlacchi, fino alla liquidazione della società stessa. Ancora una volta alle buone intenzioni non sono corrisposte le buone azioni.

Niente progetti, nessun finanziamento europeo
. Di idee e programmi nemmeno l’ombra e di conseguenza neanche la minima intenzione a voler valorizzare i luoghi della cultura e a creare il tanto sbandierato sviluppo turistico e il tanto agognato slancio occupazionale, soprattutto giovanile.La storia della PMG rimane un chiaro esempio di come spesso (troppo spesso) vanno le cose in Calabria, che continua a rimanere la regione che spende appena il 20% dei finanziamenti che arrivano da Bruxelles, rispetto a una media nazionale pari al 50%. Sono mancati i progetti perché sono state assenti le Istituzioni: le amministrazioni locali, che avrebbero dovuto essere le prime interessate, e quella regionale. Pare infatti che nessuno dei Comuni soci abbia presentato un progetto (almeno non si è visto) per cui chiedere finanziamenti da investire per i propri siti archeologici. E dal canto suo la Regione non ha elargito nemmeno un euro per questi luoghi.

Lo stesso ex presidente della società, l’on. Giuseppe Arlacchi, in una lettera inviata al Quotidiano del Sud (nel 2014) lamentava di come “la PMG era stata abbandonata dalla Regione” e soprattutto di come “i finanziamenti erano andati perduti perché non finalizzati” e peggio ancora “spesi verso tutt’altre direzioni”. “Altre direzioni” svelate poi dal vice presidente della giunta regionale Vincenzo Ciconte nella seduta del 27 marzo 2015. Ha spiegato infatti Ciconte che “si era deciso di procedere alla dismissione della società partecipata per i forti debiti”. Debiti “accumulati – ha precisato – per il mantenimento del personale, dell’amministrazione della società e quant’altro”.
In pratica sembrerebbe che fino a quel momento l’interesse della società era rivolto più al “personale da sistemare” che non alla valorizzazione del patrimonio culturale, che comunque a prescindere da tutto avrebbe creato occupazione reale, funzionale e soprattutto durevole.


 
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