Cinema

Al cinema il settimo Macbeth, l’eroe emblema della brama di potere

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di redazione

Giovedì 7 gennaio 2016

È tra i drammi più conosciuti di Shakespeare, nonché la tragedia più breve che scrisse. Ma è anche l’opera più rappresentata e riadattata in teatro, molto popolare è infatti la versione operistica musicata da Verdi su libretto di Francesco Maria Piave. Anche al cinema però non è da meno.

b25879923f2e160f4f8fb83edfc036b3Tra i film più famosi: il Macbeth di Orson Welles del 1948, di Akira Kurosawa del 1957 e quello di Roman Polanski del 1971. Il penultimo invece è del 2006 del regista Geoffrey Wright.
Ma a quanto pare la voglia di interpretare questo dramma shakespeariano, diventato archetipo della brama di potere e dei pericoli che ne conseguono, continua inarrestabile ad attirare l’attenzione dei registi. Ecco infatti l’ultimo, il settimo per la precisione, Macbeth del regista Justin Kurzel, in questi giorni nelle sale cinematografiche.

Un adattamento – secondo la recensione di rilevanti siti cinefili – “rigoroso, canonico, esteticamente ammirevole e storicamente corretto”.

La storia è abbastanza conosciuta dai più: Macbeth, valoroso condottiero, cede alla sete di potere per seguire la profezia che lo ha indicato come illocandina10 futuro re di Scozia, e fomentato dalla moglie la cui ambizione è molto più elevata e condizionata dalla frustrazione di gran lunga superiore a quella del marito. Per conquistare il trono Macbeth deve eliminare fisicamente il reggente in carica, a cui seguirà una serie di delitti sempre più efferati, dovuti al fatto che Macbeth sarà divorato da dubbi e paure, vedendo ostacoli in chiunque. È allora che Lady Macbeth si renderà conto di aver creato un mostro che non può più controllare. Justin Kurzel riporta fedelmente sul grande schermo l’intera storia di questo settimo adattamento cinematografico di Macbeth, di cui conserva nell’interezza e complessità linguistica i dialoghi shakespeariani.

L’adattamento è quindi fedele e ossequioso al testo di Shakespeare, con un’ottima interpretazione di Michael Fassbender che comunica con la sola forza dello sguardo le varie metamorfosi del protagonista: da eroico combattente ad arrampicatore sociale e assetato di potere, da tiranno senza umanità a bambino fragile davanti alla moglie, interpretata da Marion Cotillard, dal viso angelico e l’animo corrotto, che lo manipola con gran facilità come un pupazzo in mano a un burattinaio.

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