Arte

Alla Fondazione Ragghianti la grande mostra “Il passo sospeso”

Igor Mitoraj Tindaro ph Ghilardi

La mostra Il Passo sospeso allestita alla Fondazione Ragghianti di Lucca, coinvolge anche alcuni luoghi del centro storico e le mura della città


 

LUCCA – Il concetto di limite, confine, frontiera è il leitmotiv della mostra “Il passo sospeso. Esplorazioni del limite“, allestita da qualche giorno negli spazi della Fondazione Ragghianti di Lucca. A cura di Alessandro Romanini, la particolare esposizione, che sarà visitabile fino al 3 settembre 2017 e che coinvolge anche alcuni luoghi del centro storico e le mura della città, sconfinando quindi fuori dalla sede della Fondazione, rientra nel programma di iniziative realizzate in occasione del trentesimo anniversario della scomparsa di Carlo Ludovico Ragghianti, promosse dalla Fondazione a lui intitolata.
“Il passo sospeso”, cui si riferisce il titolo, è l’atto di colui che sta per attraversare una linea di confine (materiale o immateriale) che separa un territorio noto da uno sconosciuto, con tutti i timori e i pericoli che comporta, ma anche le aspettative e le progettualità. Questo complesso concetto di confine, dunque, è indagato non soltanto nelle sue declinazioni geografiche, anche in quelle culturali, antropologiche, filosofiche, espressive, linguistiche e socio-politiche.

Il tutto attraverso le opere di 44 artisti, sia maestri storici del mondo dell’arte quali Lucio Fontana, Piero Manzoni, Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Giuseppe Uncini, Igor Mitoraj, sia protagonisti internazionali della contemporaneità come William Kentridge, Marc Quinn, Giulio Paolini, Enrico Castellani, Sandro Chia, Mimmo Paladino, Roberto Barni, Marina Abramovic, Vittorio Corsini, Peter Greenaway, Joseph Kosuth, Santiago Sierra. Tra gli artisti anche l’ultima generazione creativa italiana e straniera, accomunata da un’approfondita riflessione sul tema in questione: Michelangelo Consani, Leone Contini, Wael Shawky, Enrique Ramirez, Guido Van der Werve).

Come già accennato, l’esposizione prosegue al difuori del complesso monumentale di San Micheletto, sede della Fondazione Ragghianti, andando a irradiarsi nel centro storico e sulle mura di Lucca, quest’ultime vere ispiratrici della mostra essendo espressione di confine fisico e simbolico, dato che da un lato proteggevano e dall’altro invitavano a interagire e istaurare relazioni con l’esterno. Come afferma il direttore Paolo Bolpagni «con questa mostra la Fondazione Ragghianti diviene un propulsore culturale, fuoriuscendo dai propri confini per creare un dialogo tra la città, i suoi luoghi storici e i linguaggi contemporanei. Allo stesso tempo l’esposizione rappresenta un omaggio al legame di Ragghianti con Lucca». 

All’interno della Fondazione Ragghianti il tema viene affrontato nei suoi aspetti più ‘strutturali’, Mimmo Paladino Senza titolo Ph Ghilardiaffrancandosi dalla dimensione documentaria e della spettacolarizzazione della sofferenza, attraverso opere multidisciplinari accomunate da nuclei tematici e abbinate a un complesso di elementi testuali. Le opere d’arte dialogano con i libri per amplificare lo sviluppo di possibili narrazioni, nonché di viaggi percettivi ulteriori per lo spettatore.

Le mura di Lucca invece ospitano i lavori di cinque artisti accomunati dall’attrazione per la secolare perizia artigianale dei laboratori di Pietrasanta, dove sono state realizzate tutte le opere. Porta Elisa è sormontata dagli angeli in bronzo dell’artista polacco Igor Mitoraj, provenienti del parco archeologico di Pompei; un monumentale cavallo in bronzo e basalto realizzato dall’artista messicano Gustavo Aceves, campeggia nel baluardo di San Donato, al culmine del decumano massimo; l’artista russo Alexey Morosov presenta due opere plastiche, parte dell’installazione Pontifex Maximus, da poco esposte al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e al Museo d’Arte Moderna di Mosca; le due sculture in bronzo dell’artista greca Sophia Vari, circondate dai resti del torrione cinquecentesco, creano una dialettica fra i confini dell’identità maschile e femminile, che rimandano alla policromia della scultura ellenista. L’opera monumentale proteiforme in bronzo dell’artista giapponese Kan Yasuda troneggia invece sul baluardo di San Colombano e rappresenta l’approccio orientale alle forme plastiche, ricco di ritualità.

Il percorso artistico si snoda attraverso alcuni dei luoghi simbolo del centro storico.
Dalla centrale piazza San Martino, dove il visitatore è accolto da un “offertorio” in bronzo policromo di Mimmo Paladino, passando per piazza San Michele, in cui campeggiano due sculture di Sandro Chia e un’opera di grandi dimensioni di Roberto Barni, si arriva al giardino di Palazzo Orsetti, dove sono collocate le opere del tedesco Markus Lüpertz e dell’italiano Roberto Fanari. Piazza dell’Anfiteatro accoglie una scultura monumentale di Igor Mitoraj, Tindaro, che dialoga con lo spazio teatrale del sito. 

 

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