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Antonio Ligabue: l’arte e il tormento di un genio naif

La vicenda umana di Antonio Ligabue può essere sempre attuale: un uomo, un grande artista, che andava in direzione opposta al resto del mondo sapendo percepire l’interiorità della natura

 


di Rosario Rito


 

“Non tutti possono diventare dei grandi artisti ma un grande artista può celarsi in chiunque”. Non ricordo dove ho letto questa frase e tanto meno chi l’abbia scritta, ma certamente, non esiste modo migliore per descrivere la storia artistica di Antonio Ligabue. Questo superbo artista italiano, nato a Zurigo in Svizzera, sin dai suoi primi disegni fece intravedere il suo talento, divenendo infatti uno dei più grandi pittori e scultori dell’arte naif.
Sin da piccolo rivela un carattere difficile che riversa sugli altri con atteggiamenti scontrosi e violenti. Forse a causa di un’infanzia complicata, e le gravi malformazioni fisiche che negli anni minano il suo corpo, a procurargli i suoi disagi mentali. Nonostante in tanti cercarono di aiutarlo, si isolò un po’ troppo dal mondo sociale, al punto da essere ricoverato in cliniche psichiatriche per autolesionismo. Il suo mondo emotivo, molto sensibile, lo portò a preferire gli animali alle persone.

 

Ligabue riesce ad essere un eccellente interprete di ciò che vede, sogna e che vorrebbe che fosse. Lo fa attraverso colori forti, a volte violenti e a volte trasparenti. Esattamente com’era il suo stato d’animo.
Per questo Ligabue non può essere visto come il disegnatore di ogni specie animale. Ma come un interprete sensibile che sa cogliere il disagio e la tribolazione altrui, nei quali si identifica.
Fu con la scoperta dei colori ad olio (1932), che Ligabue si dedica completamente al suo talento naturale da autodidatta. È subito si nota la sua caratteristica nell’abbinare i colori nei soggetti da lui dipinti, così come nei suoi autoritratti, nei suoi paesaggi e in tutto ciò a cui lui dà forma. Ogni suo quadro è espressione di uno stato emotivo, tribolante e angoscioso. Una condizione interiore che la si può intravedere nell’opera L’aquila e la volpe.

 

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   Antonio Ligabue, Aquila con volpe, 1952

 

Il combattimento dell’aquila e della volpe di Ligabue, rappresenta in modo autentico la natura degli animali e della loro supremazia, che non sta su chi è più forte ma su chi è più agile e abile. E se si osserva bene vanno all’occhio due cose: la prima, la pace e l’isolamento che c’è intorno alla scena; la seconda, l‘accostamento dei colori, soprattutto quelli scelti per gli animali. Colori forti, urlanti, in particolare il giallo del petto dell’aquila, che contrasta con il nero delle ali e il rosso del capo e con quelli del cielo e del terreno. Colori che ci conducono a credere che il loro combattimento, si stia svolgendo sull’imbrunire.
Questo è il quadro in cui Ligabue esprime tutto il suo tormento, ma la cosa più affascinante sta nel fatto che se in natura la volpe è più forte e feroce dell’aquila, quest’ultima la può assalire dall’alto e farle male con gli artigli. Esattamente come faceva lui attraverso la sua diffidenza, la sua ribellione, i suoi silenzi.

 

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“Ligabue incarna quel genio artistico che nella sua assoluta istintività, nella sua arcaica complicità con la natura, è in grado d’inserirsi a pieno titolo nell’arte contemporanea”, ha detto Vittorio Sgarbi.
Oltre ad essere disegnatore e pittore, Ligabue fu scultore, in particolare di animali d’ogni genere. La cosa più sorprendente è che riusciva a realizzare le sue opere con una straordinaria precisione anatomica basandosi sulla memoria, ma di questo, ne parleremo molto presto. Ci sarebbe tanto da dire sul genio di Ligabue. L’arte è un meraviglioso mezzo che ci consente di esternare i nostri sentimenti, i nostri stati d’animo, i nostri malesseri, le nostre gioie, facendo cadere ogni tabù, ogni muro, ogni perplessità ed ogni disagio. Ogni artista è veramente un essere libero. E per Antonio Ligabue i colori sono i colori dell’anima, che hanno messo in relazione il suo mondo con la realtà in cui viveva.

 

Immagine d’apertura: Antonio Ligabue. Foto da Palazzo dei Diamanti

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