Arte

Arte e Natura: la forza e la bellezza della natura nelle opere d’arte

Ecco alcuni celebri capolavori dell’arte che raffigurano le meraviglie della natura, da sempre principale fonte di ispirazione dei più grandi artisti.

 

di redazione

Quante volte ci siamo lasciati rapire dalla bellezza di un paesaggio, dai colori variopinti di un giardino in primavera, dal rosso di un tramonto tra le distese di una collina, da un piccolo prato in fiore. Le meraviglie che da sempre regala la natura, anche oggi che l’uomo continua a violentarla, sono sempre in grado di provocarci stupore. Accompagnato da un senso di quiete e serenità, a volte anche da inquietudine a seconda di come il nostro animo percepisce la forza della natura, che ha le sue leggi ma che l’uomo spesso ignora o dimentica. Nel contemplare l’immensità della sua bellezza, che ci giunge come una carica di energia, l’essere umano si fa cogliere da sensazioni e impulsi emotivi.
Per renderci conto di quali effetti la natura esercita sull’uomo, basta dare uno sguardo al mondo dell’arte. Ai tanti dipinti in cui è tangibile come l’artista abbia tratto profonda ispirazione dal paesaggio naturale intorno a sé. L’impatto emotivo, spesso anche drammatico, ha esercitato sull’artista profondi e personali mutamenti interiori. E qui, pensare a L’Urlo di Munch è quasi d’obbligo, dando al dipinto il significato “dell’Urlo della natura”. Non c’è quindi artista che non abbia trovato nella natura il linguaggio adatto per comunicare il proprio stato emotivo, le proprie gioie ma anche angosce. La natura dunque è la prima musa ispiratrice dell’arte. Anche se, in realtà, è la natura stessa ad essere una grandiosa opera d’arte.
Perciò, per sublimare i nostri occhi in attesa di tornare di persona tra i colori di giardini e parchi in fiore, abbiamo selezionato sei dipinti di celebri artisti di fine ‘800 primo ‘900. Nelle loro opere è tangibile l’ispirazione alla forza e alla bellezza di madre natura.

“Il giardino dell’artista a Giverny” di Claude Monet (1840-1926)

                       Claude Monet, Il giardino dell’artista a Giverny, 1900

È una delle opere che Claude Monet realizzò durante gli ultimi trent’anni della sua vita, nel suo giardino a Giverny (comune francese situato nella regione dell’Alta Normandia). Fu dipinto nel 1900, anno durante cui l’artista era impegnato nella realizzazione di opere raffigurati il Parlamento inglese dalle rive del Tamigi a Londra. Nel dipinto sono raffigurati file di iris osservati da una prospettiva diagonale. Essendo posti sotto gli alberi, grazie alla luce filtrata dalle foglie, si presentano di vari toni e colori come il viola, bluastro e rosa. Il giardino dell’artista a Giverny si trova attualmente esposto presso il Musée d’Orsay a Parigi.

“Paesaggio tahitiano con montagna” di Paul Gauguin (1849-1903)

                        Paul Gauguin, Paesaggio tahitiano con montagna, 1891

“…Sfuggo alla fatica, penetro nella natura: con la certezza di un domani uguale al presente, così libero, così bello, la pace discende in me; mi evolvo normalmente e non ho più vane preoccupazioni”, così scrive Paul Gauguin in Noa Noa, suo racconto biografico. La ricerca dell’elemento primigenio e incontaminato induce Gauguin a trovare significato in ambiti emotivi finora inesplorati. Nel 1891 il pittore partì per Tahiti. Nel “Paesaggio tahitiano con montagna” lo scenario rifulge di luminosi e realistici colori “paradisiaci”. I colori contengono in sé l’aura di un’atmosfera preziosa, fresca e in un certo senso “adamitica”. Il paesaggio in Gauguin diviene la quintessenza della purezza e dell’armonia.

“Campo di grano con volo di corvi” di Vincent Van Gogh (1853-1890)

                     Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, 1890

È uno dei dipinti più energici del grande pittore olandese Vincent Van Gogh, a cui abbiamo dedicato pochi giorni fa un articolo di approfondimento. È dipinto a olio su tela che Van Gogh realizzò nel luglio del 1890 ed è conservato al Van Gogh Museum di Amsterdam. L’artista lo dipinse poco tempo prima del suicidio. L’opera è considerata dai critici come una sorta di suo “testamento spirituale”. In “Campo di grano con volo di corvi” emerge lo stato d’animo tormentato e angosciato dell’artista. Come si nota nei toni cupi del cielo, che passa dalle tonalità del blu a quelle più decise e scure del blu scuro e del nero. Poi, il funereo volteggiare dello stormo di corvi neri. La tela dunque è considerata testimonianza di uno straziante grido di dolore.

“Giardino di campagna con girasoli” di Gustav Klimt (1862-1918)

                       Gustav Klimt, Giardino di campagna con girasoli, 1905-1906

Tra il 1900 e il 1916 Gustav Klimt passa spesso le vacanze estive sul lago Attersee, a est di Salisburgo, insieme alla sua compagna Emilie Flöge. Nel corso dei suoi soggiorni, Klimt dipinge circa cinquanta paesaggi che colpiscono per la prospettiva ravvicinata alla superficie. In “Giardino di campagna con girasoli” (1905-1906) il pittore austriaco non lascia spazio al paesaggio. La superficie è completamente invasa da fiori, in un’esplosione di colori che trasmettono una visione caleidoscopica. Lo spettatore è immerso nella natura e la distanza è quasi annullata. Così, un’esplosione di margherite, astri, erbe, fiori di campo e girasoli si contendono l’attenzione dell’osservatore. La scelta dei girasoli, può anche essere un chiaro omaggio a Vincent Van Gogh.

L’Urlo di Edvard Munch (1863-1944)

                           Edvard Munch, L’urlo, 1893

Il dipinto rappresenta una vera icona culturale della sofferenza dell’umanità. L’urlo di Edvard Munch, realizzato nel 1893, è infatti universalmente noto anche dai poco esperti di arte. L’opera appartiene ad una serie di dipinti che Munch realizzò in diverse versioni e prende spunto da un fatto autobiografico. La scena si svolge nei pressi della città di Oslo, durante una passeggiata serale con amici lungo un sentiero della collina di Ekberg. Secondo la sua testimonianza scritta in un diario, Munch a un certo punto si sentì stanco e si fermò appoggiandosi ad una palizzata, mentre i due amici proseguirono avanti. L’artista, mentre scorgeva il fiordo in lontananza, si accorse che il sole stava tramontando e il cielo all’improvviso si tinse di rosso sangue. Immaginava sul fiordo nero-azzurro e sulla città sangue e lingue di fuoco. In quell’istante fu assalito da una profonda angoscia, ebbe come la sensazione di sentire “l’urlo della natura”.

“Bosco presso Oele” di Piet Mondrian (1872-1944)

                          Piet Mondrian, Bosco presso Oele, 1908

I quadri del pittore olandese, fondatore del neoplasticismo, dimostrano una complessità che smentisce la loro apparente semplicità e una continua ricerca di equilibrio e perfezione formale attraverso colori primari (rosso, giallo e blu) e il bianco, il nero o il grigio. “Bosco presso Oele” è il bosco vicino al villaggio di Oele nei Paesi Bassi orientali, che Mondrian dipinse verso la fine del 1908. Nelle sue opere cominciano a comparire nuovi valori, una nuova visione della realtà e la consapevolezza che ci sono forze in natura in simbiosi col sentimento umano ed il pensiero. La scena della natura in “Bosco presso Oele” viene rappresentata con una sobrietà e una semplicità quasi solenni.

 

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About Author

Antonella Furci è giornalista pubblicista, autrice del romanzo giallo "Come ombre tra la nebbia" (Streetlib 2019). Ha collaborato con diverse testate giornalistiche calabresi, occupandosi di cultura, politica e problemi sociali. Nel 2015 fonda il sito d'informazione culturale Arte Fair.it

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