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Bauman: non solo Modernità liquida e Postmodernità

Bauman
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di Jean Luc Dutuel

Roma, lunedì 16 gennaio 2017 –

Postmodernità = modernità–illusioni. Ecco una delle formule in cui si potrebbero racchiudere mille concetti espressi dal sociologo polacco Zygmunt Bauman (1925-2017), scomparso la settimana scorsa.

BaumanNon ho mai creduto, sentendo i suoi seminari all’Università di Leeds, che fosse solo un sociologo. Il modo di scrivere, di argomentare ne fanno uno dei più grandi filosofi, se non il più grande di quest’ ultimo quarto di secolo. Un filosofo è un intellettuale che si pone problemi e studia la realtà in cui viviamo e ritengo che un pensatore del genere, che ha analizzato qualsiasi settore nell’era del postmoderno, e non parlo solo di politica e religione ma di identità, forme di relazione, consumo, etica, morale, rapporto con gli immigrati, nuovo volto delle metropoli, corpo, arte, debba essere considerato un filosofo tout court.
La postmodernità quindi nasce dal crollo ideologico più pratico che teorico, di quello che accade tra l’89 e il ‘91 nel blocco dell’est e di riflesso nel mondo occidentale, che desiderava una società più equa.

Dopo la religione, i regimi di destra entra in crisi anche il socialismo reale, il comunismo dell’est Europa. Poi toccherà anche alla scienza con la crisi della corsa ad esplorare uno spazio che non sembra poi così ospitale, gli Ogm per aumentare la produzione, i nuovi virus “creati in laboratorio(?)”, aids, sars, ebola, la crisi della carne bovina, per finire con la democrazia che proprio così cristallina poi non è dal momento che la si esporta con bombe all’uranio impoverito e missili balistici. Si comincia a parlare di fine della modernità ma in realtà fa parte dell’uomo il concetto di modernizzazione, la contraddizione è palese. Si parla allora di seconda modernità, tarda modernità finché il professor Baumann propone un concetto nuovo.
Il mondo in cui viviamo si fonde ma non dà certezze, non solidifica, sradica le persone dalla loro identità sociale per portarli nel mondo (effimero) del cosiddetto benessere economico, si entra nell’era di un nuovo concetto della modernità, una ‘modernità liquida’. I corpi liquidi e i gas si trovano in uno stato fluido ed al contrario dei corpi solidi producono un mutamento di forma e viaggiano facilmente, magari dentro containers. Nessuna metafora sembra migliore di questa liquefazione della società, ‘modernità liquida’ che sospende il tempo in un eterno presente. Il passato deve essere dimenticato in quanto non ha più relazione con il nuovo tipo di società, il futuro non esiste più. Molti giornalisti, intellettuali, (liquidi) hanno voluto circoscrivere qui il ruolo di questo filosofo nell’analisi della nostra realtà, dimostrando ulteriormente quanto le sue teorie siano giuste. Bauman ha scritto una ventina di libri in questi ultimi 25 anni, io stesso non sono riuscito a leggerli tutti, (vedi Amore liquido) e mi sembra chiaro che non possa essere solo questo. Analizziamo meglio.

“Per essere borghesi, non è sufficiente nascere borghesi, si deve vivere l’intera vita da borghesi.” La frase è di Sartre e Bauman la usa per parlare del problema dell’identità nell‘era postmoderna. Testimonia molto bene i vari passaggi identitari evolutivi nel corso delle epoche dalle caste ai ceti e da questi alla divisione in classi. Una continua evoluzione in cui ogni gruppo umano si identificava. Nel postmoderno non esiste più nessuna appartenenza ad un gruppo, tutto viene spersonalizzato, siamo nel mondo dell’identità puzzle, tanti pezzi di un mosaico che non smette mai di completarsi, nessuna traccia di un processo evolutivo. Non ci sono più le classi ma la differenza si vede e si accentua.
Qualcosa però è cambiato. Il modo di porsi. Tutti si lamentano ma nessuno lotta più per niente. Nessuno crede che esista un’idea che possa scuotere la società. E’ subentrata la rassegnazione e l’incertezza. Proprio l’incertezza resta comunque uno dei pilastri su cui si fonda la società liquida. E’ onnipresente nelle condizioni di vita e di lavoro degli individui postmoderni, ed in questo caso è rappresentata dalla precarizzazione e dalle nuove forme di lavoro “flessibile”.
Si concretizza nell’assedio della paura, i cui quattro fattori responsabili sono il nuovo disordine mondiale, la deregulation universale, la perdita d’importanza delle reti di protezione tradizionali (ad esempio familiari, amici) ed i modelli proposti dai media culturali basati sulla cultura del corpo riflette una condizione di incertezza e di ambivalenza delle reti di protezione tradizionali (ad esempio familiari, amici) ed i modelli proposti dai media culturali basati sulla cultura del corpo e della bellezza. La concezione postmoderna del corpo riflette una condizione di incertezza e di ambivalenza, dal momento che esso è considerato recettore di sensazioni e da tenere sotto controllo per via di possibili minacce. Anche il corpo diventa così “sotto assedio della paura”.
Una forma di incertezza è presente anche all’interno del rapporto con lo straniero, il quale è alla stessa maniera desiderato, poiché nella postmodernità viene (ipocritamente) enfatizzato il valore delle differenze, e temuto (realmente), dal momento che può portare conseguenze dannose per l’incolumità di un gruppo sempre più chiuso in quanto frutto della moderna liquidità.
Un altro aspetto che influenza molte situazioni all’interno di questa realtà è rappresentato dal consumo. La società consumistica postmoderna produce un’inversione del rapporto tra i bisogni ed il loro soddisfacimento e non condiziona solamente il consumo di merci, poiché, come Bauman ci dimostra, l’attività dello shopping si rivolge anche alla ricerca di nuovi e migliori stili di vita. Si acquista un’esperienza, una sensazione, non più un prodotto utile e tangibile, questo diventa il nuovo status, il principio del piacere diventa il nuovo pilastro della realtà.
Il mercato si propone anche come uscita istituzionalizzata dalla politica, poiché in esso vengono spesso ricercate quelle soluzioni che le organizzazioni politiche, rimaste ad un livello locale e distanti dal nuovo potere globale, non riescono a fornire, vedi istruzione e sanità. Chi può si allontana dalle istituzioni rinunciando al diritto di voto per acquistare istruzione e sanità privata, lasciando i cosiddetti consumisti imperfetti, gli indigenti, a subire il caos di servizi pubblici che rimangono impermeabili a qualsiasi mutamento, dal momento che chi poteva intervenire ha perduto la voglia di lottare per mancanza di stimoli e rassegnazione sposando la causa di un benessere liquido.

Anche il corpo postmoderno, recettore di sensazioni, è modellato in base alla proposte del consumo, e prova di ciò è il fatto che, per la valutazione della sua efficienza, non si utilizza più il termine “salute”, bensì quello che sa tanto di neo lingua orwelliana di “benessere” (fitness.) Alimentarsi diventa l’ennesima esperienza volta a soddisfare la sensazione di un cibo diverso, esotico, oppure si cerca la dieta per un’ansia liquida di precoce disfacimento. Tramonta l’alimentazione come strumento di sostentamento e fattore aggregante. Ci si nutre velocemente in modo liquido appunto.
Aspetti pertinenti al consumo si riscontrano, inoltre, nelle attitudini degli individui postmoderni verso le relazioni, racchiuse da termini quali “reti” o “connessioni”, e che testimoniano la ricerca 
di una soddisfazione simile a quella portata dal consumo, soddisfazione alla quale gli individui postmoderni sono abituati. Per una loro migliore gestione, poi, spesso vengono utilizzati gli aiuti forniti dagli esperti – consulenti, modalità anch’essa che ripropone le consuetudini consumistiche. Bauman sottolinea, inoltre, una conseguenza fondamentale di questo tipo di relazioni, ovverosia la scarsa importanza morale dell’altro, considerato l’ennesimo bene da “provare” per l’ennesima esperienza transitoria e fugace.  

Anche l’arte postmoderna risente del consumo e del mercato. Nella postmodernità gli artisti tradizionalmente considerati come fondamentali, perdono importanza rispetto all’evento artistico che li coinvolge, il quale è, appunto, gestito dal mercato. Inoltre, la bellezza che nella sua concezione tradizionale implicava stabilità e mirava alla perfezione, nella postmodernità non è più presente 
con tali caratteristiche, bensì risiede all’interno delle mode consumistiche, diventa stereotipo e plastica liquida. Per descrivere tale presenza diffusa del consumo nella postmodernità divengono, così, fondamentali le figure, del “flaneur” e del “turista”. Il primo, da figura marginale descritta da diversi narratori moderni, vedi Baudelaire diventa nella postmodernità diffuso e rilevante, e considera i nuovi shopping malls (i centri commerciali) e le città postmoderne luoghi adatti al suo “vagabondare”. Il secondo intende provare le differenti esperienze proposte dal mercato consumistico ricercando l’esperienza, la sensazione più che la visione, di un mondo ormai omologato. Tuttavia, la comunità è anche cercata all’interno delle città postmoderne, le quali sono caratterizzate da una forte richiesta di sicurezza personale. Ecco a proposito di ciò, il progetto della città di Heritage Parkin Sudafrica 
composto dall’architetto George Hazeldon, città modellata, per la stessa ammissione dell’architetto, sulla comunità londinese della sua infanzia, e protetta con ogni tipo di mezzo tecnologico contro possibili minacce all’incolumità personale. Di rilievo è anche l’analisi delle nuove forme di ghetto presenti in tali città, i cui abitanti sono ostili e diffidenti gli uni verso gli altri ed in questa maniera, ancora una volta, non portano alla realizzazione di una comunità. A fianco di questi tipi di ghetto, modellati in base al principio della divisione etnico–razziale, sussistono soprattutto a Ciudad de Mexico anche i cosiddetti “ghetti volontari”, abitati da individui facoltosi e gestiti in modo tale da vietare l’ingresso agli estranei. Tutto ciò ha come conseguenze meccanismi di criminalizzazione della povertà e di segregazione sociale. Anche gli spazi di consumo, come, ad esempio, i già citati shopping malls, rappresentano surrogati di comunità, poiché forniscono ai loro fruitori una appartenenza ed una comunanza di interessi assolutamente di facciata. Tutto si muove velocemente e con fluidità dentro queste città del consumo momentaneo e transitorio.
Anche sul ruolo degli intellettuali, è stato molto chiaro. Si sono liquefatti anche loro. Hanno rinunciato a prendere posizioni chiare vendendosi al tycoon di turno. Svuotati delle loro idee scrivono articoli, storie vuote in cui manca una visione di un futuro, di un progetto, e che magari viene dal passato. Bauman l’aveva capito prima di tutti. Il mondo postmoderno è solo una vorticosa giostra immersa in un eterno presente.

 

 

Images: google

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