Primo Piano

Calabria: la Regione finanzia quasi 6 milioni di euro in eventi di piazza. Ma in arte e cultura?

Lecastella
Redazione Administrator
Sorry! The Author has not filled his profile.
×
Redazione Administrator
Sorry! The Author has not filled his profile.

di Antonella Furci

giovedì 11 agosto 2016 –

È di questi giorni la polemica scoppiata in seguito alla pubblicazione dell’elenco di tutti i beneficiari dei ben 5 milioni e 840 mila euro, stanziati dal Consiglio regionale della Calabria per finanziare 76 eventi di piazza. Ovvero: sagre, tarantelle, mercatini, rievocazioni storiche, concertini, e così via.

LecastellaTutte iniziative sulla scia del folklore, mentre la stessa enfasi nell’investire una simile somma finora non si è vista nel vasto settore della “cultura”. Per carità c’è bisogno anche delle feste di piazza, ma non dovrebbero essere le uniche. Finora sagre, mangiogna e tamburellate pare siano, secondo la Regione Calabria, i suoi enti amministrativi e la costellazione di associazioni “culturali” richiedenti i finanziamenti, le sole migliori proposte – tranne in alcuni sporadici casi – in materia di cultura e, di conseguenza, di attrattiva turistica.
In questa eccessiva spesa pubblica rivolta solo ad eventi “di piazza”, in una Regione tra l’altro che non conosce differenziata ma solo montagne di immondizia (giusto per fare un esempio), quello che salta all’occhio è proprio il concetto distorto che si ha del fare “cultura” e turismo. Dai fatti pare sia proprio la classe politica a non averli intesi bene, altrimenti non verrebbero messi così in disparte i reali interessi di valorizzazione storico e artistico, a quanto pare subordinati al solo momentaneo intrattenimento popolare. Sarà forse per questo, per il disinteresse che tutta la classe politica calabrese dimostra (in modo poco furbo) nei riguardi della giusta attività culturale, ad aver spinto il Consiglio regionale della Calabria a finanziare quasi 6 milioni di euro solo per iniziative di stampo folcloristico, che tra l’altro dovrebbero essere autofinanziate. Il tutto a discapito di una vera politica culturale da fare andare al passo con un reale sviluppo turistico, e quindi economico.
E’ inevitabile quindi non storcere il naso nel vedere come ben 5 milioni e 840 mila euro siano stati dirottati verso altro interesse che non sia – o almeno che non sia anche – la valorizzazione di quelle aree archeologiche che aspettano di essere portate alla luce o di quelle che abbandonate al degrado chiedono di essere recuperate. Tutti siti archeologici comunque che potrebbero – anzi devono – diventare luoghi di arte e di turismo, e a sua volta settori dove implementare il tanto agognato sbocco occupazionale. Nono solo. Diventa impossibile inoltre non pensare anche a quei tanti musei che aspettano un programmato piano espositivo e una intelligente promozione museale. E poi pure a quei teatri che a stento propongono qualche opera teatrale di alto livello e a quei tanti e vuoti palazzi storici che potrebbero ospitare una grande mostra di un importante artista.
Insomma, fa rabbia vedere come la Calabria, che è una regione dalle molte potenzialità storiche, artistiche e paesaggistiche, stia ancora a prendersi in giro sperperando da un lato denaro “per gli amici” e dall’altro mendicando un impiego per i propri figli e domandandosi piagnucolando perché nelle altre regioni tutto funziona e c’è tutto ciò che in Calabria non si riesce ad avere. Ecco, la risposta è anche qui, in questi 5 milioni e 840 mila euro spesi solo in sagre di ogni tipo, associazioni della qualunque specie e tamburellate varie.      

Salva

Salva

About Author

Comment here

quindici + 10 =