Cinema

“Chez Nous” di Lucas Belvaux, prima proiezione in Italia

Chez Nous
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di Jean Luc Dutuel 

Roma, sabato 29 aprile 2017 –

Cinema – “Ridicolo”, “tagliato con l’accetta”, “didascalico”, stereotipato” e ancora: ”ecco il film che fa infuriare la Le Pen, cresce la rabbia del Fronte per un film scomodo”.

Chez NousSono questi alcuni degli innumerevoli articoli che l’ultimo lavoro del regista belga Lucas Belvaux ha attirato da quando è stato presentato al Festival di Rotterdam un paio di mesi fa. Il film già sugli schermi del quadrilatero “ricco e pulsante dell’Europa” ovvero Francia, Belgio, Germania e Olanda, esce ora per una settimana in alcune (piccole) sale di Torino, Milano e Roma. Ancora una volta non si capisce la scelta della distribuzione italiana, che se da una parte appare – come sempre si scrive nella stampa mainstream – “coraggiosa”, dall’altra risulta semplicemente miope perché il film meritava, visto l’argomento, ben altra platea. Lo dico subito scanso equivoci, Belvaux è un buon autore e realizza buoni film, soprattutto commedie ma niente che si possa elevare dalle cosiddette opere medie, non a caso stavolta si è avvalso della collaborazione di un ottimo scrittore come Jerome Leroy e del suo libro ‘Le Bloc’ da cui ha tratto la sceneggiatura

Protagonista il nord della Francia, Piccardie, dipartimento Pas de Calais confine con il Belgio. Si narra la storia di un’infermiera che per le sue notevoli qualità morali viene scelta dal partito di destra Le Bloc come candidata alle imminenti elezioni politiche.
Il problema maggiore è che il film non aggiunge nulla al libro, anzi qualcosa sottrae ma la sua forza non è nella protagonista, non è nel ritratto parodistico di Marine Le Pen, non è nella figura del ricco medico che incarna il politico di destra manipolatore e ambiguo, ma è quello di uscire al momento giusto nel posto giusto e – stavolta lo possiamo dire – con una grande dose di coraggio. Lo sappiamo tutti ormai, il grande cinema non cambia la storia, anzi ne subisce le conseguenze, figuriamoci un film del genere snobbato dalla critica e dove durante le proiezioni si boicotta con cori da stadio. 

La parte migliore la offre sicuramente nella caratterizzazione dei due personaggi estremi, ovvero il padre comunista della protagonista e Stanko, il soldato dei gruppi paramilitari di estrema destra dal passato torbido di cui lei si innamora. Sono loro che regalano momenti fondamentali all’opera, per esempio nella scena in cui il padre le rimprovera di far parte di una generazione passiva, che non si è mai impegnata a fare nulla: lei il più grande fallimento della sua vita. Stanko, ad un certo punto le dichiara candidamente di votare ”per chi difende gli antichi valori”. E’ proprio qui il nucleo centrale dell’opera e tutta la dicotomia su cui si fonda questo rigurgito neofascista, che ha invaso l’Europa dopo l’11 Settembre. Non siamo negli Usa dove esiste una popolazione disoccupata e ridotta in miseria, dove le banche arrivano a togliere le case, qui siamo nel “civile” quadrilatero industriale europeo che sta certamente subendo la crisi e la disoccupazione, e su questo i film dei fratelli Dardenne soni ben più esplicativi, ma dove si applica la cassa integrazione con l’80% salariale, dove esistono sussidi da 900€, dove asili e scuole per figli di disoccupati vengono comunque tutelati. Le colonie che non definirei ex ma in essere di Francia, Belgio e Olanda continuano a versare sui conti della Banche Centrali miliardi di euro a titolo di risarcimento. Esiste una bella intervista a Chirac in cui dichiara che senza l’afflusso dei capitali africani la Francia sarebbe nel baratro. Si possono considerare ancora EX colonie? Dove sono quindi questi antichi valori? Stanko li ha nella mente perché un’ottusa propaganda glieli ha sedimentati ma cosa siano veramente lui proprio non lo sa. Il suo percorso sarà quello del carnefice che suo malgrado diventa vittima di giochi più grandi di lui.
E’ stato usato sfruttando la sua ricerca utopica di un mondo idealizzato che non esiste più. Come continuano a voler far credere gli opinionisti servi degli attuali regimi bisogna superare le vuote ideologie, sinistra e destra non esistono più, peccato che la quarta dimensione non sia di nostra conoscenza e se voglio evitare di schiantarmi contro un muro che si erge minaccioso di fronte a me, da una delle due parti devo girare. La storia, anche se prima della rivoluzione francese non le chiamava così, si è mossa e sempre si muoverà su questa linea: patrizi e plebei, feudatari e vassalli, popolo grasso e popolo minuto, capitalisti e proletari. 

Non c’è stata una politica in grado di far crescere una cultura nuova ma solo di ghettizzarla. Il nord della Francia a prima vista appare una regione meravigliosa, piena di ciclovie che consentono di immergersi nella natura, di parchi naturali, fiumi da navigare, castelli da visitare ma le persone preferiscono andare a Puket, Pnon Pen, Mascate, magari indebitandosi. ll diktat dei media è desiderare di più, sempre di più, i migranti tolgono il lavoro, il mondo è global, il suo aspetto peggiore. 
Il film di Belvaux nonostante tutto desta curiosità e continua ad essere visto e ad incassare ma ho paura che in Italia passerà inosservato come tanti film engagé ormai fuori dalle rotte di un pubblico distratto da altro. Anni fa ero nella riserva di Topeka, nel Kansas in compagnia di Black Elk, Alce Nero, un vecchio capo Shawnee. Si lamentava dei suoi nipoti che gestiscono un casino e guadagnano cifre spaventose ma sono sempre insoddisfatti e indebitati. Alla loro età lui era guardia forestale e guida per i ragazzi, soprattutto bianchi, che portava a scoprire una natura immensa e a cui diceva sempre che l’avidità è come la linea dell’orizzonte, ogni volta che la valichi desideri sempre oltrepassarla. Parole gettate al vento.

 

 

– L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione –

 

 

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