Primo Piano

Cipe: ecco a chi andrà un miliardo per la cultura. Assente il resto del Sud

Milano brera cortile

di Antonella furci

Roma, martedì 3 maggio 2016 –

Il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) ha approvato il Primo Maggio il Piano Strategico Turismo e Cultura, proposto dal Ministero dei Beni e dell’attività culturali. E’ stato deciso di stanziare un miliardo di euro che viene finanziato grazie al Fondo Coesione e Sviluppo 2014- 2020 per realizzare 33 interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e di potenziamento del turismo culturale.

Milano brera cortileNella boiserie centenarie del Collegio Romano il ministro Dario Franceschini ha elencato tutti gli interventi previsti dalla delibera del Cipe, rivelando che il miliardo sarà destinato in particolare ai grandi lavori e non ai piccoli, e soprattutto a quei lavori rimasti per anni incompiuti. “Niente piccoli interventi” per il miliardo destinato alla cultura dal Cipe, i soldi – assicura il ministro Dario Franceschini – serviranno per completare grandi progetti incompiuti in tutto il Paese”. Interventi , precisa Franceschini “sognati, tenuti nei cassetti, ma che non hanno mai trovato le risorse necessarie”. E garantendo che questa volta non sarà così sottolinea che: “si parte subito, sulla base di progetti già fatti e con fondi già disponibili, e sul procedere dei lavori piena trasparenza, come a Pompei”. Insomma “una svolta” – ripete orgoglioso il ministro – “la più grande operazione di intervento sul patrimonio dei beni culturali della storia repubblicana”. Da Brera alla Puglia l’elenco dei grossi interventi è lungo, ma non così tanto da coprire l’intera Penisola. E’ difficile credere che nelle varie e particolari regioni italiane, dalle mille caratteristiche culturali, non ci siano lavori di recupero e valorizzazione da fare.
Ma ecco di seguito alcuni dei beneficiari.
Nella lista in risalto c’è la ferita ancora aperta de L’Aquila, di cui molti lavori sono rimasti in sospeso nelle travagliate vicende della ricostruzione post terremoto. Qui 30 milioni serviranno per il completamento del restauro delle mura cittadine, del Duomo e di S. Maria a Paganica; per anni provocati dal sisma beneficerà anche il Ducato Estense con 70 milioni. Nell’elenco c’è di tutto, dai grandi progetti, come quello per il restauro della Cittadella di Alessandria (25 milioni), al recupero del Convento nell’isola di San Nicola, alle isole Tremiti che può diventare, sottolinea Franceschini “luogo di residenza e di attività”. Attesi da tempo sono i 40 milioni che consentiranno di completare a Milano La Grande Brera, grazie anche all’accordo raggiunto per spostare una parte dell’Accademia nella Caserma Mascheroni, ma anche i 60 mln a Firenze per completare l’Auditorium, oltre ai 40 mln per i Grandi Uffizi. Nuove risorse arriveranno in Campania per Pompei (40 mln per Grande progetto, prorogato al 2018), Ercolano (10 mln), la Reggia di Caserta (40 mln) Paestum (20 mln per ristrutturare tra l’altro l’ex opificio della Cirio) ma anche a Napoli per i musei di Capodimonte (30 mln) e Archeologico (20) e per il Parco Archeologico dei Campi Flegrei (25 mln) che diventa autonomo. All’isola della Maddalena invece si potranno recuperare gli spazi dell’ex Arsenale (15 mln) simbolo degli sprechi del G8.
Mentre a Trieste si può programmare il rilancio del Porto Vecchio e a Genova il progetto condiviso per il nuovo waterfront disegnato da Renzo Piano. Senza dimenticare il già annunciato restauro del carcere borbonico di Ventotene. Tra gli altri un parte importante – sottolinea Franceschini – riguarda le periferie urbane, “a cominciare da Roma dove si stanziano 40 mln per il recupero del complesso Cerimant di Tor Sapienza“, una volta di proprietà dei militari, oggi del Mibact. Qui – anticipa il ministro – il progetto prevede “un’operazione inedita in Italia”, ispirata al celeberrimo Spazio 104 di Parigi, ex obitorio che la municipalità francese ha riqualificato destinandolo ad arte e creatività. L’idea – spiega – è quella di farne un ‘antimuseo’, “forse la prima grande sfida di un contenitore d’arte e creatività nelle periferie”.

Nonostante l’entusiasmo del ministro che ribadisce anche in questo caso l’idea della ‘svolta’, nel settore della cultura però – come gli viene fatto notare – il malumore non manca, tanto che il 7 maggio a Roma è prevista una manifestazione per denunciare l’Emergenza Cultura.
“Il salto di qualità è inoppugnabile” – rimarca Franceschini – per la cultura in Italia nessun governo “ha mai investito tanto”. Gli investimenti sono rilevanti, peccato però per l’assenza del resto della Penisola perchè c’è davvero tanto da migliorare e riqualificare. Sono tanti i luoghi italiani ancora nell’ombra pur avendo tutti le qualità per essere delle attrattive storiche e culturali e quindi turistiche. In particolare dà all’occhio l’assenza di una buona parte del Sud, come Calabria, Basilicata e Sicilia, che di grandi interventi ne ha davvero bisogno. Speriamo magari rientrino nei 170 milioni previsti per il completamento di rilevanti interventi di interesse nazionale del patrimonio culturale.

 

 

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