Cultura

Coronavirus e Creatività: l’arte come cura per realizzare progetti

Non per tutti il lockdown è stato un periodo di restrizioni. C’è chi, come il giovane artista Davide Uria, ha dato libertà alle idee e spazio alla creatività 

 

Il periodo del lockdown ha messo tutti a dura prova, anche se unica soluzione per proteggerci dalla diffusione del coronavirus. Per alcuni stare chiusi in casa è stata una sofferenza, fatta di solitudine e monotonia, mentre per altri è stata occasione per ritrovare l’unione familiare. Ma per altri ancora è stato un modo per ritrovare se stessi, le proprie passioni, e magari per attivare la propria creatività. Se da un lato quindi c’è chi ha oziato, dall’altro lato c’è chi ha dato frutto alle proprie idee realizzando progetti.
A darcene conferma è il giovane artista e poeta Davide Uria, che in tempo di restrizioni e chiusure ha saputo come occupare le ore trasformando una periodo critico in un periodo decisamente fruttuoso.
In questi mesi ha messo in pratica addirittura un progetto editoriale: “Panacea. Al di là nell’abisso”. Un libro di poesie, di cui vi avevamo già parlato (leggi qui l’articolo), realizzato insieme all’amica illustratrice Mariateresa Quercia.
Ecco dunque cosa ci ha raccontato Davide del suo lockdown decisamente creativo.

Davide stare soli quindi aiuta la creatività?
Stare un po’ più di tempo con me stesso, mi ha certamente aiutato a trovate dello spazio da dedicarmi, e questo tempo si è trasformato in riflessione. Le idee che sono nate sono state davvero tante, i progetti realizzati sono stati una salvezza. A un certo punto ho smesso di guardare notiziari, e l’arte è diventata una sorta di cura per riuscire a distrarmi da questi mesi appena trascorsi così duri e strani.

Tra i progetti realizzati spicca “Panacea. Al di là nell’abisso”, ce ne parli?
“Panacea. Al di là nell’abisso” è un progetto di poesie scritte da me e da illustrazioni realizzate da Mariateresa Quercia. Abbiamo lavorato da mattina a sera per circa un mese, ci siamo divisi i compiti, e il risultato è un lavoro comune, che rispecchia la personalità di entrambi.
Il progetto è un po’ il racconto delle giornate e delle emozioni vissute durante il lockdown, sia le poesie che le illustrazioni, descrivono appieno la paura che ha scandito questi mesi di reclusione. Non mancano, ovviamente, la speranza, la luce, la voglia di vita e di normalità.
Il progetto è stato autoprodotto e autopubblicato, abbiamo fatto tutto da soli, con le nostre sole forze, non l’abbiamo neanche proposto ad un editore, anche perché nessuno ci avrebbe preso in considerazione, visto che l’intero paese era fermo in molti settori. Avremmo dovuto far slittare tutto a data da destinarsi, già normalmente i tempi per la pubblicazione di un libro sono lunghissimi, e noi volevamo proporre il testo in piena quarantena.

Nell’arte, a volte, l’istinto funziona. Nel caso di “Panacea. Al di là nell’abisso”, l’intuito ha funzionato e vi sta “regalando” anche delle soddisfazioni.
Come dici tu, ci siamo fidati, ed è stato un bene. Io sono sempre critico nei miei confronti, quando termino un lavoro lo detesto, non lo voglio neanche più vedere, né sentirne parlare. Nel caso di “Panacea. Al di là nell’abisso”, è accaduto qualcosa di magico e speciale, sin da subito. Dalla scelta del titolo, alla copertina, tutto è così equilibrato e corrisponde esattamente a come l’avevamo immaginato.
Ci siamo affidati completamente al nostro intuito, alla spontaneità, c’è stata sicuramente una ricerca delle immagini da utilizzare, e con il termine immagini, non mi riferisco solo alle illustrazioni, anche a quelle evocate dalle poesie. Ma tutto il progetto poggia sulla spontaneità, sulla necessità di restituire un racconto genuino e veritiero della realtà e dei nostri sentimenti autentici, veri, non filtrati.
Artribune, un noto giornale che opera nel campo artistico, lo scorso mese, ha inserito “Panacea. Al di là nell’abisso”, tre le sei pubblicazioni più interessanti del momento. E’ stata una grande e inaspettata sorpresa, forse il nostro istinto aveva ragione.

Quanto di te c’è in questo nuovo lavoro editoriale?
Questo progetto lo sento mio, c’è tanto di me, seppur realizzato a quattro mani. Anche se nelle poesie di “Panacea. Al di là nell’abisso”, c’è un concept di fondo. Ovvero, la pandemia, la reclusione, la paura, tra i versi emergono sempre frammenti del mio bagaglio di vita ed artistico, e questo è inevitabile.

Hai realizzato anche un interessante progetto di audio-poesia dal titolo “Winged Words”, come mai questa scelta di registrare i tuoi versi?
E’ da tempo che rifletto e sperimento, mi piace l’idea di poter veicolare la poesia attraverso altre forme, differenti e inusuali. Avevo già delle registrazioni pronte, nelle ultime settimane ho riordinato il materiale e registrato cose nuove. Il titolo, Winged Words, si riferisce all’espressione di Omero “Parole Alate”, utilizzata, tra Iliade e Odissea, circa 120 volte. Non si sa ancora cosa volesse dire esattamente Omero con questa espressione, secondo alcuni studiosi è utilizzata in riferimento agli uccelli, secondo altri alle frecce. Ad ogni modo, il paragone uccelli-parole o frecce-parole, è un paragone interessante. Le parole sono veloci e potenti, vanno dritte per la loro strada. Inoltre, il progetto, essendo online, è sempre aperto, infinito, in cui si possono aggiungere sempre delle tracce nuove. Da qui il collegamento con le “Parole Alate” di Omero. 

Dei suoi lavori il progetto più centrale per Davide Uria in questo momento è senz’altro il libro di poesia e illustrazioni “Panacea. Al di là nell’abisso”. Ecco di seguito una poesia tratta dal libro:

Vorrei volare
ma non posso,
non ho ali
e quattro mura
restano sempre
quattro mura.
Ti saluto
dalla mia finestra,
ed è tutto quello
che posso fare.
E’ come finire
in trappola
in una ragnatela
dove le mie parole
diventano fili
che misurano
la distanza tra me, te,
e il mondo.

Info
“Panacea. Al di là dell’abisso” è su Amazon
https://www.amazon.it/dp/B087D7DW31/ref=cm_sw_r_cp_apa_i_vTI3Eb6RKDDQ1
Per conoscere invece  il progetto “Winged Words” vai su https://bit.ly/wingedwords

Immagine d’apertura: cover di “Panacea. Al di là dell’abisso” e l’autore Davide Uria

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