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Cosa sarebbe la vita senza la musica? Ecco i benefici della Musicoterapia

Ranieri Calopresti, docente di musica, illustra alcune analisi su cos’è la musica e quali sono gli effetti della Musicoterapia nell’animo umano

 


di Ranieri Calopresti


“Cosa sarebbe la nostra vita senza la musica! Non devono essere necessariamente concerti, in tanti casi basta strimpellare al pianoforte, fischiettare, cantare o canticchiare a bocca chiusa o ricordare battute indimenticabili. Se a me o a qualunque altra persona normalmente sensibile alla musica, togliessero o proibissero con violenza dalla memoria i corali di Bach, le arie del flauto magico o dal Figaro, per tutti noi sarebbe come la perdita di un organo. La perdita totale o parziale di uno dei nostri cinque sensi.
Quante volte, quando niente ci vuol venire in aiuto, quando nemmeno l’azzurro del cielo o la notte stellata ci rallegrano più, si leva un Lied di Schubert, una battuta di Mozart, il passo di una messa, di una sonata – non sappiamo più dove e quando l’abbiamo uditi – e spendono su di noi scotendoci e posano mani amorevoli sulle ferite doloranti… Ah, cosa sarebbe la nostra vita senza la musica!” (Hermann Hesse: Musica, Il piacere dell’ozio).

“Senza la musica, la vita sarebbe un errore” (Friedrich Nietzsche)

“E’ ormai assodato che la stimolazione sensoriale e socio culturale precoce costituisce una partenza vantaggiosa per lo sviluppo psicologico, sociale ed intellettuale del bambino.” E’ stato dimostrato che il feto ascolti, anche solo i registri alti della voce della madre, e questi, stimolano l’intelligenza e favoriscono la concentrazione e la memoria. Quindi, gli psicoterapeuti, nelle sedute con le donne incinte, filtrano, con delle speciali cuffie, le frequenze basse, dalle musiche mozartiane e/o gregoriane lasciando quelle alte. “L’effetto di risonanza nel corpo, provoca emozioni profonde che possono essere gioiose, rabbiose o tristi. I toni acuti si localizzano nella parte alta, soprattutto nella testa, quelli più gravi in basso, per esempio nelle ossa lunghe delle gambe” (Pier Luigi Postacchini Psichiatra).

La musica come terapia

La terapia a base di note musicali ha antiche radici, infatti. I medici egizi, 2600 anni fa, utilizzavano canti magici nel trattamento dei dolori reumatici, della sterilità e delle punture d’insetti. Nella Grecia classica suonare il flauto era giudicato utile a lenire la gotta e il dolore di sciatica. Studi recenti dimostrano che la musica stimola la produzione di peptici, cioè le macromolecole che alleviano il dolore.
“La musica crea una certa vibrazione che indiscutibilmente produce una reazione fisica. Alla fine, troveranno la vibrazione giusta per ogni persona e la useranno” (George Gershwin)

Gli esperimenti scientifici

Alcuni scienziati USA su un’importante rivista scientifica londinese Nature, hanno pubblicato un articolo su un esperimento effettuato su un campione di 36 persone di diversa età ed estrazione sociale. Hanno dovuto affrontare tre prove. La prima con quindici minuti di silenzio assoluto, la seconda con musiche dei Rolling Stones e la terza con opere di Wagner, Debussy e Mozart. Il musicista austriaco si è rivelato vincente e la sonata in Do maggiore di Mozart si è rivelata la più efficace. Questo esperimento, effettuato negli Stati Uniti dall’University of California ha rilevato un benefico effetto sulla capacità di concentrazione con un aumento del 10% per una durata di 15 minuti dopo la fine dell’ascolto. Non è la prima volta che si scoprono effetti dell’ascolto della musica sul comportamento umano.

L’effetto Mozart

In Francia, in alcune cliniche specializzate nella ricerca sui disturbi dell’udito e sui metodi per curarli, avevano già osservato un effetto Mozart. La sua musica era percepita meglio, rispetto alle altre, dalle persone con deficit dell’udito di grado medio. Pare che la musica solleciti la produzione di endorfine, che distraggono la mente dal dolore e alcuni ritmi musicali modifichino i ritmi del respiro o del battito cardiaco.

Con la musicoterapia i pazienti prendono coscienza della loro vita interiore

La Musicoterapia è la disciplina che si propone di “guarire” con le note i pazienti psichiatrici gravi, bambini autistici, persone in coma, ma anche malattie più lievi. Pare che nel 1742, su richiesta del cembalista J. G. Goldberg, Bach avrebbe scritto una partitura, “Le variazioni Goldberg”, in funzione musicoterapica allo scopo di confortare l’insonnia del conte Hermann Carl von Keyserlingk. In Italia la musicoterapia è stata introdotta negli anni ’70. Ma risalgono al secolo scorso le prime ricerche scientifiche sulle modificazioni fisiologiche indotte dalla musica. “Obiettivo della musicoterapia è individuare armonie che ci facciano star meglio, perché il rapporto col suono riguarda neuroni e parti dell’organismo: mente e corpo” (Giovanna Mutti).

Ecco i brani da ascoltare per le varie patologie suggeriti nel libro “L’effetto Mozart” di Don Campbell

Chi soffre di insonnia può ascoltare musica New age; chi invece è sotto stress i canti gregoriani. Per i disturbi d’ansia una buona terapia è il Preludio dell’opera Parsifal di R. Wagner e il concerto Brandeburghese n.5 BWV 1050 in re maggiore di J. S. Bach. Mentre per i disturbi digestivi la sonata in do minore op. 30 n.2 per violino e pianoforte di L.v. Beethoven. Le malattie psicosomatiche, come la psoriasi, possono dare sollievo i suoni emessi dai flauti e dai tamburi. E così anche per altri disturbi elencati nel libro di Campbell. Esistono inoltre due tipi di terapia: la terapia passiva e la terapia attiva.
“Se siete stanchi sceglierete una samba, che può agire come la caffeina, se siete tesi può essere d’aiuto sentire un brano rilassante eseguito all’arpa o al pianoforte” (da L’effetto Mozart di Don Campbell)

“Il canto muove gli effetti e commuove, comunica e guarisce” (Denis Gaita dal Pensiero del cuore, Bompiani)

Il 14 luglio 2004 si è effettuato, per la prima volta in Italia, l’impianto bilaterale precoce su una bambina di otto mesi, compiuto dal dottor Domenico Cuda, primario di otorinolaringoiatria all’ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza. Si è trattato dell’innesto del cosiddetto “orecchio bionico” bilaterale (protesi coclearie bilaterale), su una bambina che aveva contratto la meningite. Quest’operazione le ha permesso di tornare normoudente, poiché i suoni uditi nei primi due mesi di vita hanno lasciato tracce molto favorevoli per uno sviluppo neurologico uditivo normale. Penso a Beethoven, che se fosse vissuto, oggi, non sarebbe diventato sordo. Forse la sua sordità era dovuta ad una semplice otite, che adesso sarebbe facilmente curabile. “Cercano sempre l’uomo nel fanciullo, senza pensare a ciò che egli è prima d’essere uomo” (Jean Jaques Rousseau)

Immagine d’apertura: Mozart, immagine presa dal Blog della Musica.

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