Arte

Da Hayez a Boldini. Anime e volti dell’arte dell’800 in mostra a palazzo Martinengo di Brescia

Boldini Ritratto principessa Radziwill

di t.v.

Brescia, lunedì 23 gennaio 2017 –

Neoclassicismo, romanticismo, scapigliatura, macchiaioli e divisionismo, anime e volti dell’arte italiana dell’Ottocento, raccolti in un’unica grande esposizione allestita da sabato scorso a Palazzo Martinengo di Brescia.

Boldini Ritratto principessa RadziwillLa mostra, visitabile fino al 11 giugno, racconta dunque la straordinaria stagione artistica del nostro paese che ha caratterizzato tutto il XIX secolo. La racconta attraverso 100 capolavori che portano la firma dei maggiori esponenti di questi movimenti artistici: da Canova ad Appiani, da Hayez a Cremona, da Fattori a Inganni, e ancora, da Segantini a De Nittis, da Zandomeneghi fino a Boldini.
È il capolavoro di Antonio Canova, Amore e Psiche, incarnazione dei canoni dell’estetica neoclassica, ad aprire il lungo percorso espositivo che si sviluppa tra le sale di palazzo Martinengo. Attorno alla stupenda scultura di Canova ruotano alcune delle tele più rappresentative di autori neoclassici tra cui Andrea Appiani, il pittore prediletto da Napoleone, capace di evocare la sublime grazia raffaellesca nella splendida tela ‘Venere allaccia il cinto a Giunone’.
A seguire la sezione dedicata al romanticismo, che vede come protagonista assoluto Francesco Hayez di cui si può ammirare il capolavoro di tre metri per due, ‘Maria Stuarda sale al patibolo’, che giunge eccezionalmente a Brescia. Accanto ad altre opere di Hayez quali la ‘Vergine addolorata’ e il ‘Ritratto del principe Barbiano di Belgioioso’, i dipinti degli altri principali maestri del romanticismo, come Giuseppe Molteni, Enrico Scuri, Giacomo Trecourt, Carlo Arienti e Giuseppe Carnovali detto il Piccio, la cui pittura anticipò gli esiti dei maestri della Scapigliatura alla quale sarà dedicata la terza sala, dove spiccano le tele del suo massimo esponente Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni e Mosè Bianchi. Hayez opera
Se si parla di scapigliatura, non possono mancare, nell’elenco dei generi pittorici dell’ottocento italiano, i macchiaioli. Nello stesso periodo in cui a Milano si affermavano gli scapigliati, a Firenze si faceva strada infatti un gruppo di giovani e intraprendenti artisti che, per reagire alla stanca e retorica pittura impartita nelle Accademie, diede vita al movimento dei macchiaioli capitanato da Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini, presenti in mostra con alcune delle loro opere più famose. Tra queste ‘Le ordinanze’ di Fattori e ‘Il ghetto di Firenze’ di Signorini.

Proseguendo nel percorso, il visitatore si addentra nell’ambiente orientalista e sarà sedotto prima dai dipinti capaci di evocare luci e atmosfere di mondi lontani, e poi dalle toccanti scene di vita quotidiana immortalate da Domenico Induno in mostra con ‘Giovani pescatori’, e il fratello Gerolamo Induno, presente con il dipinto ‘La bandiera italiana’, da Guglielmo Ciardi,  di cui  esposto ‘Verso Burano’, e, poi ancora, da Giacomo Favretto, Filippo Palizzi, Vincenzo Irolli, Alessandro Milesi e dal bresciano Angelo Inganni, presente in mostra con diversi lavori tra cui la splendida coppia di ‘Vedute di Piazza della Loggia’ e una suggestiva ‘Donna che cucina lo spiedo’, quintessenza della cultura gastronomica locale. Aggiornati sulle novità che giungo dalla Francia in Zandomeneghi2pieno vigore impressionista, i divisionisti elaborarono invece un’innovativa tecnica pittorica caratterizzata da intrecci di brevi pennellate cariche di colore, che trova la massima espressione nelle tele ricche di significati simbolici di Giovanni Segantini, massimo esponente del divisionismo e di cui è esposto il capolavoro ‘Alpe di maggio’, Giuseppe Pellizza da Volpedo in mostra con ‘Membra stanche’, e poi Angelo Morbelli, Gaetano Previati, Emilio Longoni, Carlo Fornara e Plinio Nomellini.
A chiudere il percorso espositivo è la rievocazione del vivace ed elitario clima culturale parigino della Belle Époque che si respirava nei teatri, nei caffè e lungo i boulevard della capitale francese, e dove vissero e lavorarono maestri del calibro di Vittorio Matteo Corcos, in mostra con ‘Pierrot con gattino’, Antonio Mancini, Federico Zandomeneghi di cui si ammira ‘Serata di gala’, Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini, geniale anticipatore della modernità novecentesca, di cui si ammirano i suoi sensuali ritratti che esaltano la bellezza femminile svelandone l’anima più misteriosa. Di questi il ‘Ritratto della baronessa Malvina-Marie Vitta’, eseguito con la tecnica del pastello su seta, e il magnifico ‘Ritratto della principessa Radziwill’.


Immagini: in alto a sx, Ritratto della principessa Radziwill di Giovanni Boldini.

                  in basso a dx, Maria Stuarda sale al patibolo di Francesco Hayez.
                  in basso a sx, Serata di gala di Federico Zandomeneghi. 

                    

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