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Dalì e il sogno del classico, la mostra a Palazzo Blu di Pisa

Dal Pisa
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di redazione Arte Fair

Pisa, mercoledì 26 ottobre 2016

Che relazione c’è tra Salvador Dalì e la tradizione degli antichi maestri del Rinascimento, Michelangelo e Raffaello? Tanto, sta alla base della sua preparazione artistica. Lo stesso Dalì disse: “Inizia a disegnare e a dipingere come gli antichi maestri.

Dal PisaDopo potrai fare quello che vorrai: tutti ti rispetteranno.” E a dimostrarci questo profondo legame artistico è la mostra “Dalì. Il sogno del classico”, allestita negli spazi di Palazzo Blu a Pisa e visitabile fino al 5 febbraio 2017. Al centro di questa esposizione è dunque la grande ispirazione classica di Salvador Dalì.
Oltre 150 opere, che provengono da alcune importanti collezioni italiane e spagnole (tra cui quattro dipinti inediti degli anni ’80), sono capaci di illustrare la profonda relazione dell’artista catalano con la tradizione degli antichi maestri rinascimentali. La rassegna, organizzata con la collaborazione di MondoMostre e della Fundación Gala-Salvador Dalí , è stata curata da Montse Aguer (direttrice Musei Dalì ) che ha riunito una selezione di celebri dipinti, affiancati ad altri meno noti o addirittura mai visti, provenienti dal Museo Fundación Gala-Salvador Dalí di Figueres, e dal Dalí Museum di St. Petersburg in Florida (le due più importanti istituzioni museali che custodiscono le opere dell’artista), ma anche dai Musei Vaticani.

Andando alla ricerca della relazione che c’è tra l’arte di Dalì e i classici del Rinascimento, la mostra consente quindi di scoprire la grande ispirazione che Salvador Dalì trae dalla tradizione italiana, dal Rinascimento, e in particolare da Michelangelo. Per tal motivo il percorso espositivo vanta un nucleo straordinario di importanti dipinti, in cui il pittore cita Raffaello e rivisita sotto una lente surrealista i capolavori scultorei e pittorici di Michelangelo, i disegni e gli acquarelli che raccontano la leggendaria vita di Benvenuto Cellini e l’intera serie che illlustra il capolavoro di Dante Alighieri, la Divina Commedia.
Si tratta dunque di un insieme di opere che costituiscono per la prima volta il corpus stilistico e Dal Pisa2tematico che permette di analizzare la tecnica e il pensiero di Dalì in quel periodo, e di evidenziare come le sue inquietudini continuassero, anche nella tarda maturità, a tradursi in espressione artistica. Entrare a conoscenza dell’ultima fase della carriera del pittore spagnolo, ancora poco nota, significa entrare in contatto con il suo pensiero più peculiare: perseguire la ricerca dell’immortalità. Lo dimostrano anche i quattro dipinti che aprono la mostra, ‘La Trinita‘, studio per il Concilio ecumenico‘ del 1960, ‘Paesaggio di Port Lligat‘ del ’50, ‘Sant’Elena a Port Lligat’ (1956) e ‘Angelo di Port Lligat‘ (1952), dove è possibile notare una svolta mistica e religiosa nell’arte di Dalì.

Oltre ai dipinti, esposta a Palazzo Blu è anche l‘intera serie di xilografie della Divina Commedia, commissionata a Dalì nel 1950 dal ministro della Pubblica Istruzione per illustrare il capolavoro di Dante Alighieri. Purtroppo, l’incarico non andò a buon fine a causa di tensioni politiche con l’opposizione (contraria all’assegnazione di un simile compito a un pittore spagnolo) che amareggiarono non poco il maestro, che comunque riuscì a far pubblicare questa imponente opera grafica. Quindi non solo pittore, la mostra propone anche il Dalì disegnatore, illustratore e intellettuale appassionato di letteratura. Lo fa attraverso i 30 disegni e acquarelli che raccontano la leggendaria vita di Benvenuto Cellini, commissionatagli dall’editore Doubleday&Company che gli chiese di illustrare una nuova edizione della Vita dell’orafo fiorentino. Dalì realizza 42 illustrazioni per l’ ‘Autobiografia di Benvenuto Cellini‘, molto varie sia da un punto di vista formale sia tecnico. Gli originali sono conservati alla Fundacion Gala-Salvador Dalì di Figueres.

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