Donne e Arte

DONNE E ARTE: Lavinia Fontana sensualità e gusto raffinato nell’arte

Terza protagonista del nostro speciale DONNE E ARTE è Lavinia Fontana, pittrice manierista celebre per i ritratti, ma anche per la sensualità e il gusto raffinato nei suoi dipinti

 

 

Come le altre artiste del suo tempo, anche Lavinia Fontana (1552-1614) aveva potuto imparare e sviluppare il suo talento essendo figlia di un pittore. Anche lei quindi si è formata nella bottega del padre, il pittore manierista Prospero Fontana, e poté attingere a diverse esperienze pittoriche stando a contatto con diversi artisti del tempo. Quali Parmigianino e Pellegrino Tibaldi, Veronese e Jacopo Bassano, pittori toscani e lombardi. Ed anche la pittrice Sofonisba Anguissola, della quale avevamo già parlato in un precedente articolo (Clicca qui per leggerlo). Grazie al padre Lavinia frequentò anche i Carracci, (Ludovico, Agostino e Annibale), poco più giovani ma che influirono ugualmente su di lei.
Era così profondamente legata alla sua attività artistica, che si narra che quando ricevette – già grandicella per quei tempi (25 anni) – la proposta di matrimonio da parte del pittore imolese Giovan Paolo Zappi, Lavinia pose la condizione di poter continuare a dipingere. Zappi accettò e non solo, rinunciò a lavorare in proprio assumendo addirittura il ruolo d’assistente della moglie.

   Lavinia Fontana, Minerva in atto di abbigliarsi (partic.), 1613, Galleria Borghese Roma

Lavinia Fontana acquistò ben presto la fama di ritrattista, distinguendosi per l’accuratezza dei particolari nell’abbigliamento e nelle acconciature nelle figure femminili. All’età di 27 anni ricevette una commissione dallo storico e filologo Alfonso Chacón, per uno dei suoi due Autoritratti: il celebre Autoritratto nello studio (1579) conservato alla Galleria degli Uffizi. L’altro – il primo – è l’Autoritratto alla spinetta che realizzò nel 1577 (anno del suo matrimonio) per donarlo al suo futuro cognato, Saverio Zappi.
La pittrice però, a differenza di altri artisti, non fu monocorde e nella sua produzione artistica compaiono spesso anche soggetti mitologici, biblici e sacri. Le prime commesse pubbliche che ottenne furono nel 1584 la Madonna Assunta di Ponte Santo e i santi Cassiano e Pier Crisologo (Palazzo comunale, Imola) e un dipinto dell’Assunzione della Vergine per una chiesa bolognese. Insieme a Fede Galizia e Artemisia Gentileschi – anche di lei abbiamo parlato in un precedente articolo (Clicca qui per leggerlo), Lavinia è stata una delle prime pittrici a ritrarre scene bibliche. In particolare i personaggi femminili come Giuditta e Maria Maddalena.
Nonostante le notevoli incombenze domestiche, avendo partorito undici figli di cui però otto morirono prematuramente, la sua produzione pittorica fu corposa. Oltre ai numerosi ritratti di nobildonne, diplomatici e personalità di ogni genere, Lavinia dipinse un centinaio di pale d’altare (di cui 30 firmate e 25 con attribuzione contrastata). Realizzò pure diverse sculture raffigurando uomini in battaglia.
I successi maggiori li ottenne a Roma dove si trasferì, con una certa riluttanza, nel 1603 chiamata da papa Gregorio XIII. Grazie all’alta protezione, Lavinia eseguì innumerevoli lavori per l’entourage della corte papale, ovvero nobiltà romana e rappresentanze diplomatiche, tanto che fu soprannominata «la Pontificia Pittrice».

   Lavinia Fontana, Marte e Minerva (partic.),1600-10, Fundación Casa de Alba

Come commessa romana Lavinia aveva già eseguito il dipinto della Visione di San Giacinto nel 1599 per il titolo cardinalizio di Santa Sabina. Mentre poco dopo il suo arrivo a Roma per la Basilica di San Paolo fuori le mura dipinse Lapidazione di Santo Stefano (1604). Un’opera però che le valse critiche per le sproporzioni delle figure umane e che andò perduta in un incendio nel 1823.
Nella sede papale la maggior parte della sua produzione era costituita da ritratti di diplomatici e di personalità varie, ma in particolare di nobildonne, al punto che fu la pittrice più ambita dalle dame romane. Tuttavia Lavinia Fontana si dedicò anche ad altri soggetti, come quelli mitologici. Nota la Minerva in atto di abbigliarsi, che dipinse nel 1613 e conservata alla Galleria Borghese a Roma.
Nel dipinto la dea è sorpresa nuda nell’atto d’indossare il manto mentre guarda maliziosamente verso lo spettatore. Altrettanto accattivante la precedente versione di Minerva nuda, realizzata tra il 1604-1605. In quest’altro dipinto, che fa parte della Collezione Pavirani di Bologna. Qui la dea è più sensuale che delicatamente femminile come nella Minerva della Galleria Borghese. Il tocco femminile della pittrice però è evidente nella particolarità ricercata del velo trasparente intessuto di sottili fili d’oro e fiocchetti rossi, che svelano le forme procaci della dea. La stessa sensualità si nota anche in Marte e Venere (1595) della Casa d’Alba, dove il dio tocca il fondoschiena della dea che si volta verso il pubblico quasi complice del gesto irriverente.
L’abilità di Lavinia Fontana nel dipingere temi mitologici, spesso riservati ai colleghi maschi, è senz’altro un tratto distintivo della sua produzione pittorica, in cui emergono femminilità e gusto raffinato.

 

Immagine d’apertura: Lavinia Fontana, Autoritratto alla spinetta (part.), 1577, Accademia di San Luca

 

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