Arte

Edward Hopper: l’artista del XX secolo più attuale che mai

Edward Hopper con i suoi interni di appartamenti, le case isolate, gli scorci solitari di città, è l’artista più contemporaneo al tempo del covid-19

di Antonella Furci

Guardare le atmosfere realistiche dei quadri di Edward Hopper (1882-1967) in questo periodo storico così drammatico, così incerto e spaventoso, ci dà come l’impressione che lui avesse previsto tutto. E che proprio quel tutto l’avesse impresso nelle sue tele. In particolare quei soggetti solitari al chiuso di interni di appartamenti che guardano altrove, in attesa di qualcosa con un senso di incertezza e solitudine. Per questo l’umanità di Hopper è considerata immersa in un mondo quasi metafisico che viene raccontata all’interno dei suoi ambienti, nelle sue stanze, nei suoi locali, nella sua città.
Agli inizi del ‘900 Hopper aveva previsto la solitudine desolata dell’America urbana e quella sconfinata dell’America rurale. Solitudine che proprio in questi giorni, con il mondo fermo da un virus sconosciuto, pervade lungo le vie deserte di metropoli, città e villaggi di mezzo mondo. Nonostante ci separi quasi un secolo da Edward Hopper, mai come oggi questo artista americano appare attualissimo. In perfetta sintonia con questo difficile e drammatico contesto storico.

                                  Edward Hopper, Morning sun (Sole di mattina), 1952

I suoi punti di rifermento erano gli impressionisti e realisti come Courbet, Renoir, Manet, Cezanné e Munch. Ma è da Rembrandt che trae la resa realistica che considera quasi ai margini dell’illusione.
La luce, che definisce gli spazi e i volti dei soggetti rappresentati spesso in apparenza inespressivi,  è l’elemento fondamentale per la resa delle sue opere. Nella pittura di Hopper stazioni di servizio, bar, interni di appartamenti, vedute panoramiche sanno di «già visto», e lasciano alla luce spietata il compito di mettere in evidenza il senso di inquietudine. Osservando i suoi quadri sembra ci dica che la vita è fatta di attese. E mai come in questo periodo storico, segnato dal Covid-19, è l’attesa l’unica cosa che unisce l’Italia all’Europa e l’Europa al mondo.

                                   Edward Hopper, Room in New York, 1932

Sono opere dunque che invitano a identificarsi nei protagonisti al chiuso di quelle case hopperiane, con la sola differenza che è la tensione oggi si è in attesa che tutto finisca e torni la normalità. In queste ambientazioni solitarie proposte da Hopper, le donne sono le sue principali protagoniste. Il loro atteggiamento quasi indefinibile riporta a un’idea di Freud che ha sempre affascinato l’artista. Ovvero, ciò di cui non si poteva parlare apertamente sembra essere al centro dello stato d’animo delle sue donne. Anche le situazioni familiari sono state oggetto di curiosità da parte di Edward Hopper, che si è ispirato forse al suo rapporto con la moglie e la vita coniugale. I personaggi sono spesso seduti vicini ma i loro sguardi danno la sensazione che si trovino lontani con la mente.

                                    Edward Hopper, Room in Brooklyn, 1932

Hopper sembra guardare il mondo cercando in esso gli aspetti più intimi e profondi della sua interiorità. Il suo obiettivo, comunque, sembra essere teso alla ricerca di un equilibrio cosmico.

                              Edward Hopper, Second Story Sunlight, 1960

 

Immagine d’apertura: Edward Hopper, Cape Code morning, 1950

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About Author

Antonella Furci è giornalista pubblicista, autrice del romanzo giallo "Come ombre tra la nebbia" (Streetlib 2019). Ha collaborato con diverse testate giornalistiche calabresi, occupandosi di cultura, politica e problemi sociali. Nel 2015 fonda il sito d'informazione culturale Arte Fair.it

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