Donne e Arte

Elisabetta Sirani: la prima donna che insegnò pittura alle donne

Elisabetta Sirani oltre ad essere stata un’affermata pittrice, fu la prima donna in Europa a fondare una scuola d’arte per donne

 

La scuola bolognese è tra le poche ad aver usufruito del contributo delle donne artiste. Donne entrate a pieno titolo nella storia dell’arte, anche se spesso alcune di loro sono state dimenticate o messe in ombra dalla forte presenza dei colleghi uomini.
Nell’elenco delle artiste che hanno lasciato il segno nella scuola bolognese troviamo il nome di Lavinia Fontana (leggi qui l’articolo) e della romana Artemisia Gentileschi (leggi qui l’articolo).
Ma senz’altro uno dei nomi femminili più illustri della scuola bolognese è quello di Elisabetta Sirani.

Nella sua breve vita, è di sicuro lei la donna che sorprese di più la mentalità maschilista dell’epoca. In quanto artista professionista, insegnante e ovviamente donna, Elisabetta fu la prima ad offrire un’alternativa alla consuetudine di attribuire agli uomini il compito di insegnare, oltre che di frequentare le scuole d’arte. La Sirani fu la prima a mettere un freno alla mentalità del mentore solo uomo, dando vita a un modello matrilineare dell’educazione artistica, e quindi della conoscenza e della diffusione della cultura.
L’importanza della sua presenza nello scenario artistico della Bologna di metà ‘600 risiede proprio nel fatto di aver dato possibilità alle donne di ricevere un’educazione all’arte. Elisabetta Sirani fu la prima donna ad aprire il suo laboratorio alle donne, fondando quella che è stata la prima scuola d’arte per donne. Fu per questo la pittrice più celebrata e quotata di Bologna e le sue opere vennero esposte nelle maggiori collezioni europee giù durante la sua breve vita. Diventò professoressa all’Accademia d’arte di San Luca a Roma e la prima artista donna in Europa a fondare una scuola femminile di pittura, L’accademia del Disegno. Scuola frequentata da ragazze appartenenti non solo a famiglie di artisti ma anche a famiglie nobili, che volevano intraprendere una carriera artistica.
Elisabetta Sirani nacque a Bologna nel 1638 dove visse e lavorò fino alla morte prematura e misteriosa all’età di ventisette anni. Inizialmente si disse che la causa era sopraggiunta per avvelenamento dovuto a gelosie, ma gli studiosi propendono per un attacco di peritonite seguita alla rottura di un’ulcera peptica. Elisabetta era la figlia più famosa dell’affermato artista e mercante d’arte Giovanni Andrea Sirani (1610-1670), primo assistente di Guido Reni. A 17 anni Elisabetta cominciò a lavorare nella bottega del padre e a 24 a gestirla da sola, dopo che la sua prima opera di grandi dimensioni, il Battesimo di Cristo (1858) dimostrò di essere di notevole qualità. In pochi anni si affermò come pittrice professionista e acquafortista. La formazione artistica e umanista, insieme al suo ruolo di insegnante, misero fortemente in discussione le tradizionali botteghe.

                    Elisabetta Sirani, Porzia che si ferisce una coscia (partic.), 1664 Fondazione Carisbo, Bologna

Non impiegò molto a diventare una pittrice conosciuta e apprezzata. La sua produzione artistica conta quasi 200 opere, tra dipinti, disegni e stampe. Le sue maggiori opere consistono principalmente in ritratti e quadri di piccole e medie dimensioni, che eseguiva tra l’altro con una certa velocità: era nota anche per questo, per essere una pittrice ritrattista in grado di completare un busto in una seduta.
Alcune opere erano devozionali altre raffiguravano personaggi della mitologia classica. La prolifica pittrice, realizzò opere come Dalila (1657), Giuditta con la testa di Oloferne e Allegoria della pittura (entrambi del 1658) e il famoso Porzia che si ferisce alla coscia, 1664.
Tra le sue consuetudini, che diedero un’ulteriore svolta all’arte praticata dalle donne, Elisabetta per mettere a tacere le dicerie volte a screditare l’idea che una donna come lei avesse mai potuto realizzare tutti i quadri recanti la sua firma, concesse ai committenti di assistere alle sue sedute di pittura nel proprio studio. Inoltre, teneva un registro di tutte le sue pitture e delle stampe sotto forma di diario di lavoro o Nota delle pitture fatto da me Elisabetta Sirani. Alla pubblicazione di questo prezioso diario provvide in seguito lo storico del’arte Carlo Cesare Malvasia (1613-1693) nell’ambito del proprio scritto Felsina Pittrice, del 1678. Prima di Elisabetta nessuna artista donna aveva mai tenuto un simile registro della propria produzione artistica. 

Immagine d’apertura: Elisabetta Sirani, Autoritratto, 1660

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