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Ezio Bosso: la musica deltaplano per la sua disabilità

La scomparsa prematura di Ezio Bosso ci ha privato della sua arte, ma ci ha lasciato l’esempio concreto che sono le diversità a renderci originali e non inferiori

 

di Rosario Rito

“Dubitate di tutto, ma non dubitate mai di voi stessi” disse un giorno lo scrittore francese Andrè Gide. Credo che non esista pensiero o espressione più adeguata che possa descriverci e riassumere la vita e il coraggio del poter essere o divenire. Come il maestro Ezio Bosso, morto per malattia degenerativa all’età di quarantotto anni. Il maestro nasce a Torino il 13 settembre 1971 e sin dalla tenera età ama la musica. Quella stessa musica che nel giro di poco tempo, oltre a essere passione, missione, gioia da donare agli altri, è anche l’unico seme a cui poter affidare i propri progetti e sogni futuri.
“La musica è una necessità: è come respirare”, rispose nell’ultima intervista su Rai News 24. Si, necessità, come l’aria per i nostri polmoni o sangue per le nostre vene e per il nostro cuore.
Necessità che cura, rilassa rendendoti leggero e soffice come una piuma, facendoti non allontanare, ma… dimenticare ciò che per il comune tu rappresenti o vogliono che tu sia. Soprattutto se durante il tuo percorso vitale, ti porta in una via senza ritorno e in un presente colmo d’incertezze anche se pieno di vitalità e speranze mai smarrite.
Via senza ritorno, perché nulla di più triste esiste della malattia neuro degenerativa, la sindrome neurovegetativa. La quale, con il passare degli anni, lo costringerà a vivere su un trono a rotelle, la sua carrozzella. Ma nonostante tutto lui non si lascia andare, poiché se è pur vero che l’agilità motoria rende liberi di camminare autonomamente, è anche vero che la forza e la libertà d’animo, anche di fronte alle sofferenze più dure e amare, come la perdita motoria del corpo, gli permettono di continuare a suonare melodie al proprio adorato pianoforte.
“La musica è la mia terapia …”, diceva sempre, ed era così vero che fu l’unica cosa che oltre a non aver timore delle sue limitazioni, lo rendeva libero come una rondine e gioioso come un bambino.
Ogni semplice nota era per lui un pezzetto d’ala di rondine che gli permetteva di volare, liberarsi dalla sua infermità motoria. La musica era il suo deltaplano che gli permetteva di raggiungere l’azzurro del cielo più limpido. La sua forza d’animo e coraggio di credere in se stesso e di non gettare mai la spugna è stato l’esempio più concreto e vitale.
L’esempio che bisogna avere la forza di rimanere in contatto con se stessi, piuttosto che rassegnarsi alle proprie disavventure e compatirsi per assicurarsi un po’ di quell’attenzione pelosa che come si sa, prende corpo attraverso quella occasionale forma di rispetto priva di considerazione.
Realtà questa con cui molto spesso ha dovuto fare i conti, ma grazie alla sua perseveranza, non solo continua nel suo lavoro, ha dato concreta prova che soltanto quando si trova la forza e il coraggio di rimanere in contatto con se stessi, si può continuare a vivere positivamente. Anche quando tutto appare inutile e l’inutilità prende la via del non ritorno.
Tante volte invece sono proprio coloro più vicini a nutrire le peggiori perplessità, e lui di questo ne era consapevole. Certo, ora tutti siamo dei grandi parolieri e filosofi nei riguardi di Ezio Bosso e del suo coraggio nell’affrontare la propria disabilità, ma credo che – principalmente a me – non servirebbe a nulla se non ci soffermassimo per un istante a domandarci a che serve saper parlare se non si sa cosa dire, a saper camminare se non sappiamo dove andare o ad avere una buona vista se non siamo consapevoli di dove soffermare lo sguardo.
Ezio Bosso ha cercato di darsi delle risposte e nel momento in cui comprende che “ogni problema è un’opportunità”, inizia a vedersi o sentirsi come “un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”. Diventa così per tutti noi, me compreso, l’esempio più concreto che sono le diversità a renderci originali e non le nostre disabilità a renderci inferiori a una qualsiasi altra persona. Una meta questa che può essere raggiunta solo attraverso la perseveranza di credere in se stessi, anche quando agli occhi degli altri si tratta di un destino crudele e di una spietata sorte.
Si nasce per vivere ed Ezio amava la vita, forse più di quanto ha amato la musica. Quella stessa musica che gli permise di spiccare il volo nel mondo della musica, di cui potremmo divenirne copiloti soltanto quando comprenderemo che prima di spingere una carrozzina dovremmo imparare a camminare insieme. “Quando inizio un concerto io dico sempre CIAO! E’ una parola bellissima!” disse una volta.
Lo è anche per noi. Ciao EZIO e grazie.

 

Immagine d’apertura: Ezio Bosso ©milanoweekend.it

 

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