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Festival degli Scrittori: Omaggio a Gregor von Rezzori

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di redazione

Firenze, mercoledì 8 giugno 2016 –

Termina oggi il Festival degli Scrittori, ospitato dal 6 giugno a Palazzo Strozzi di Firenze. Prima di giungere a conclusione non poteva che dedicate un Omaggio a Gregor von Rezzori, cui il noto Premio, che caratterizza il Festival letterario, porta il suo nome.


Solarino1L’evento a lui dedicato si terrà questo pomeriggio alle ore 17 presso la Balconata di Palazzo Strozzi. Si svolgeranno letture da due romanzi di Rezzori: Caino. L’ultimo manoscritto (Bompiani) e L’ultima fermata (Guanda), con Andrea Landolfi e Andrea Bajani, letture eseguite da Valeria Solarino, introduzione di Luigi Brioschi.


Caino. L’ultimo manoscritto
(Bompiani) – in libreria il 28 aprile 2016

Pubblicato postumo in Germania nel 2001, Caino è l’ultima opera di Gregor von Rezzori e rappresenta una ipotetica “continuazione” del romanzo La morte di mio fratello Abele, in cui il protagonista Aristides, nel 1968, vorrebbe scrivere il libro della sua generazione, ma ne è continuamente distolto dalla frammentazione della vita e dei ricordi, e nel descrivere la propria incapacità scrive di fatto il romanzo che noi lettori andiamo leggendo. Caino è il risultato di un incessante lavorìo su una massa imponente di appunti, abbozzi, ripensamenti, assemblati in un’opera che, muovendo dagli stessi luoghi e personaggi del romanzo precedente, di fatto ne inficia alcune certezze, osservandole da una o più prospettive diverse. Le illusioni e gli inganni della Germania del secondo dopoguerra, dove un capitalismo aggressivo e privo di scrupoli si esprime anche attraverso il cinema, l’americanizzazione dell’Europa e del mondo, la progressiva perdita di autenticità e bellezza sono alcuni dei temi sui quali il romanzo si sofferma. Per la prima volta tradotto in italiano, un testo misterioso e seducente, estrema frontiera della scrittura e della ricerca artistica di Gregor von Rezzori.

 

L’ultima fermata (Guanda) – in libreria il 9 giugno 2016

La storia del ricco sessantacinquenne armeno-newyorkese che all’improvviso, spinto da un impulso oscuro, «pianta tutto» (business moglie amante) e parte per un viaggio à rebours che, attraverso mezzo mondo, lo conduce prima a Vienna e a Venezia e poi, addirittura, a imbarcarsi sull’Orient-Express, il mitico treno di lusso appena restaurato, è l’«occasione romanzesca» di cui, in questo libro esigente e originale, Gregor von Rezzori si serve per delineare con efficacia quello che sembra essere il tratto caratteristico del nostro Occidente satollo e impaurito: l’impossibilità del destino individuale. In un mondo ormai del tutto omologato, dove ogni realtà è perfettamente riproducibile, e quindi fungibile, anche le cosiddette «crisi esistenziali» seguono un andamento comune e prevedibile, attraverso luoghi a loro volta comuni e prevedibili. Così alla Venezia del mito, quella di Byron e di D’Annunzio, di Goethe e di Thomas Mann, si sovrappone l’attuale, percorsa da orde di inconsapevoli consumatori di cultura, e al leggendario treno di lusso dei romanzi di Dekobra e di Agatha Christie si affianca quello di adesso, perfettamente riprodotto per essere adibito a una lucrosa «operazione nostalgia». La straordinaria capacità del narratore di muoversi in equilibrio tra rievocazione sentimentale e critica aspra e derisoria del presente – nonché di quella stessa inclinazione nostalgica – fa di questo romanzo un documento della nostra crisi, che tuttavia non rinuncia a suggerirci episodiche possibilità di attingere ancora, dalla nostra realtà contemporanea, frammenti di eternità.

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