Fotografia

Fondazione MAST: la mostra fotografia sull’industria, il lavoro, la tecnologia

Apre oggi la prima grande esposizione di opere della Collezione  Fondazione MAST: oltre 500 immagini tra fotografie, album, video di 200 grandi fotografi


 

BOLOGNA –  La mostra inaugurata oggi alla Fondazione MAST è la prima grande esposizione di opere della Collezione della Fondazione MAST.
Come abbiamo raccontato in precedenti articoli, la Fondazione MAST è l’unico centro di riferimento al mondo di fotografia dell’industria e del lavoro. Vanta infatti più di 6000 immagini e video di celebri artisti e maestri della fotografia, oltre ad una vasta selezione di album fotografici di autori sconosciuti.
La mostra The MAST Collection – A Visual Alphabet of lndustry, Work and Technology condensa gli ultimi 200 anni di storia ricchi, folli, intensi, esplosivi in più di 500 opere che raccontano della nostra quotidianità.

La mostra

“The MAST Collection – A Visual Alphabet of lndustry, Work and Technology”, curata da Urs Stahel, è visitabile da oggi 10 febbraio al 22 maggio 2022. Si tratta della prima grande esposizione di opere della Collezione della Fondazione: oltre 500 immagini tra fotografie, album, video di 200 grandi fotografi italiani e internazionali e artisti anonimi. Immagini iconiche di autori famosi in tutto il mondo, fotografi meno noti o sconosciuti, artisti finalisti del MAST Photography Grant on lndustry and Work, che testimoniano la storia del mondo industriale e del lavoro.
Tra gli artisti in mostra: Paola Agosti, Richard Avedon, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Margaret Bourke-White, Henri Cartier-Bresson, Thomas Demand, Robert Doisneau, Walker Evans, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Mimmo Jodice, André Kertesz, Josef Koudelka, Dorotohea Lange, Erich Lessing, Herbert List, David Lynch, Don McCullin, Nino Migliori, Tina Modotti, Ugo Mulas, Vik Muniz, Walter Niedermayr, Helga Paris, Thomas Ruff, Sebastiao Salgado, August Sanders, W. Eugene Smith, Edward Steichen, Thomas Struth, Carlo Valsecchi, Edward Weston.

 

   Dorothea Lange, Madre migrante © Collezione Fondazione MAST

 

Il percorso espositivo

Per la sua complessità, la mostra è strutturata in 53 capitoli dedicata a concetti illustrati nelle opere rappresentate. La forma espositiva è quella di un alfabeto che si snoda sulle pareti dei tre spazi espositivi (PhotoGallery, Foyer e Livello O) e che permette di mettere in rilievo un sistema concettuale che dalla A di Abandoned e Architecture arriva fino alla W di Waste, Water, Wealth.
“L’alfabeto nasce per mettere insieme incroci tra lo sguardo lontano e quello vicino, testi e momenti dello scatto, portando I’ attenzione all’interno delle opere” – spiega il curatore, Urs Stahel. “Lo stesso accade con le immagini e i fotografi coinvolti. Questi 53 capitoli rappresentano altrettante isole tematiche, costituiscono il punto di incontro delle percezioni, degli atteggiamenti e dei progetti più disparati. […] Il parallelismo tra industria, mezzo fotografico e modernità – prosegue Urs Stahel – produce a tratti un effetto che può disorientare. La fotografia è figlia dell’industrializzazione e al tempo stesso ne rappresenta il documento visivo più incisivo, fondendo in sé memoria e commento”.

Il progresso tecnologico e lo sforzo analogico

La mostra documenta inoltre il progresso tecnologico e lo sforzo analogico sia del settore industriale sia della fotografia. Quest’ultimo rappresentato oggi dai dispositivi digitali ultra leggeri, in perenne connessione, capaci di documentare, stampare e condividere il mondo in immagini digitali e stampe 3D. Dall’industria, dalla fotografia e dalla modernità si passa all’alta tecnologia, alle reti generative delle immagini e alla post-post­ modernità, ovvero a una sorta di contemporaneità 4.0. Dalla semplice copia della realtà alle immagini generate dall’intelligenza artificiale.


Immagine d’ape
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: Henri Cartier-Bresson, Gli ultimi giorni del Kuomintang (crollo del mercato) Foto © Collezione Fondazione MAST


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