Arte

Fronte e retro: al MAMbo la mostra personale di Italo Zuffi


La mostra di Italo Zuffi ospitata al MAMbo avrà un seguito a Palazzo De’ Toschi dove l’artista presenterà nuove produzioni artistiche


 

BOLOGNA – Al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna – è in corso Fronte e retro, la mostra personale di Italo Zuffi, a cura di Lorenzo Balbi e Davide Ferri.
Il progetto espositivo, che avrà un seguito a Palazzo De’ Toschi, sede delle iniziative dedicate all’arte contemporanea di Banca di Bologna, presenta per la prima volta in modo esteso il lavoro di uno degli artisti italiani più importanti tra quelli nati alla fine degli anni Sessanta. Anche con questa mostra il MAMbo prosegue il lavoro di indagine sull’arte italiana presentando un artista legato al territorio in cui sorge il museo stesso.

La mostra

Fronte e retro, aperta al pubblico fino al 1 maggio 2022, è idealmente divisa in due momenti che si richiamano e si riallacciano reciprocamente.
La prima parte al MAMbo con un percorso che rilegge il lavoro di Italo Zuffi mediante una serie di opere che va dagli esordi, alla metà degli anni Novanta, fino al 2020.
La seconda quella a Palazzo De’ Toschi con nuove produzioni realizzati per l’occasione dall’artista e in reazione alle caratteristiche dello spazio che toccheranno alcuni degli aspetti nodali della recente ricerca di Zuffi.
La mostra ruota attorno ad alcuni nuclei tematici che da sempre sostengono il lavoro di Zuffi. Si tratta di contrasti e opposizioni che possono agire sul corpo (talvolta quello dell’artista stesso) come sulla forma scultorea. Tra le idee c’è quella di costruzione e al contempo di distruzione/caduta, di lavoro e di dispersione di energia, di mollezza e di rigidità, di fragilità e di competizione.

Le opere esposte

I lavori di Italo Zuffi presentati al MAMbo sono opere di scultura, fotografia, video e performance, linguaggi attorno a cui si è sviluppata nel tempo la sua poetica.
Le opere esposte, oltre cinquanta, ricostruiscono il percorso dell’artista attraverso accostamenti inediti e senza seguire una progressione cronologica.

Generano nuove ipotesi di dialogo tra loro mettendo insieme le più note di Zuffi ad alcune nuove o meno viste. Tra i lavori più conosciuti due video degli inizi: The Reminder, l’immagine di un corpo che si tende e irrigidisce fino al limite delle sue possibilità, e Perimetro, all’interno del quale un corpo cerca di stabilire la sua relazione con lo spazio generando un senso di attesa e perpetua irrisoluzione.

La Sala delle Ciminiere

Le opere qui esposte fanno emergere alcuni degli aspetti più importanti della pratica scultorea di Italo Zuffi. Ovvero una selezione di Scomposizioni e di Osservatori trasportabili, realizzati tra gli anni Novanta e Duemila attorno all’idea di architettura in diretto dialogo con gli spazi recuperati su progetto di Aldo Rossi.
Presente una serie di cavalletti, oggetto emblematico della sua pratica che richiama a un’idea di lavoro e di scultura che può mostrarsi senza trovare una forma definitiva. E poi esposta anche The Mystery Boy, una serie di immagini in cui si vede un ragazzo, disteso sul pavimento, che sembra investire tutta l’energia e la concentrazione di cui è capace attorno a un’azione apparentemente inutile.

Il tema della competizione

Un’attenzione particolare è dedicata ai lavori che l’artista riunisce sotto il tema della competizione. Qui Italo Zuffi esplora “dall’interno” i meccanismi del potere (soprattutto del sistema dell’arte contemporanea) così come si riflettono sia nelle istituzioni, che li rappresentano e li sostengono, sia nella società in generale. Li sovverte, li ridicolizza, li interpreta con azioni, performance e happening capaci di coinvolgere il pubblico e diventare opere/tracce in mostra.
All’interno del percorso alcuni elementi (non del tutto configurabili come sculture) si completano attraverso delle performance. Si tratta più che di oggetti di scena, di oggetti in attesa o attorno ai quali si è già consumata l’energia di un’azione.
Le performance si svilupperanno seguendo un calendario che tocca giornate diverse durante tutta la durata della mostra.

La mostra a Palazzo De’ Toschi

Questa esposizione seguirà quella al MAMbo e si concentrerà soprattutto sulla pratica scultorea configurata come fedele riproduzione di una forma, anche se messa in discussione attraverso intrusioni e frammentazioni. Questa parte evidenzierà uno degli aspetti fondamentali della ricerca di Zuffi: quello dell’indagine attorno alla parola.
Parola usata sia in forma poetica (Poesie Doppie è una raccolta di brevi testi poetici dell’artista) sia come elemento da cui si genera la forma scultorea.

L’allestimento si concentra sul dialogo tra due opere commissionate per l’occasione. Ovvero Civilizzando, un lavoro che si sviluppa a partire dalla parola usata come strumento di descrizione di azioni semplici e quotidiane, accostate a processi di azione, reazione e sintesi. E una nuova versione de Gli ignari, uno dei lavori più importanti degli ultimi anni: una serie di nature morte in ceramica accompagnate dal suono di un fischio.

La terza installazione

Nella stessa Sala Convegni verrà anche presentato un terzo lavoro installativo, una riflessione sulla scultura a partire da una combinazione di elementi replicati che recano su di sé le tracce di una alterazione, l’idea di un contrasto e di un desiderio di ridefinire la forma attraverso un intervento reiterato.
Infine, anche questa sede sarà animata da interventi performativi – in parte strettamente legati alle opere scultoree – a sottolineare ancora una volta l’importanza di questo mezzo espressivo nell’opera di Italo Zuffi.


Immagine d’apertura
: Italo Zuffi, particolare di un’immagine della performance “Ho difeso il tuo onore”, 2010 – Foto Courtesy dell’artista


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