Arte

Gillo Dorfles, al Macro la sua relazione con il tempo

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di Antonella Furci

Roma, lunedì 30 novembre 2015 – Circa cento opere in mostra, poco meno di quanto sono i suoi anni: ben 105. Anni che non gli vietano ancora di mettere da parte il pennello. Gillo Dorfles viene celebrato così: con una grande personale inaugurata il 26 novembre al Macro e visitabile fino al 30 marzo.

d161ff357116a9db138bcb5a5289c019Roma omaggia quindi Gillo Dorfles artista, critico, designer e straordinario indagatore dei tempi. È l’artista e il critico d’arte, in lui due anime distinte, due differenti modi di vivere la relazione con il tempo. Da un lato i tempi del mondo interiore, con la sua vivacità espressiva autarchica e personalissima, imperturbabile di fronte all’avvicendarsi di avanguardie e correnti artistiche. Dall’altro lato, i tempi del mondo esteriore, con il suo sguardo che indaga le oscillazioni del gusto, le evoluzioni estetiche e i comportamentali del presente che caratterizzano ogni epoca.
Quella al Macro è la prima antologica che celebra l’opera totale di un padre storico della cultura visiva italiana, tra produzione artistica, pensiero critico e teorie estetiche. La sua arte è ben messa in luce nell’allestimento del museo romano che ripercorre a ritroso gli 80 anni di attività, rigorosamente libera da ogni ideologia, del maestro triestino. Un’intera produzione in mostra tra dipinti, disegni, grafica, ma anche una selezione di ceramiche e gioielli. Anche opere 1920 A3 didasmallesposte per la prima volta, in un percorso espositivo che va dai dipinti più recenti (come un fulminante autoritratto del 2005) alle astrazioni dell’Arte Concreta, agli esordi nel segno del surrealismo europeo.
La mostra, dal titolo “Gillo Dorfles. Essere nel tempo” è il risultato di una collabroazione sinergica tra la Sovrintendenza capitolina ai Beni culturali, il Centro interdisciplinare di ricerca sul paesaggio contemporaneo e Zetema Progetto Cultura. È curata da Achille Bonito Oliva con il coordinamento scientifico e progetto di allestimento di Fulvio Caldarelli e Maurizio Rossi, che hanno saputo ben interpretare lo spirito di Dorfles presente, acuto e illuminante nonostante i suoi 105 anni di età.
Come si può notare nell’intervista durante la conferenza stampa di presentazione della mostra, e riportata dall’Ansa: ”Dipingere è fare qualcosa di artistico, mentre quando scrivo sono un reporter del momento – spiega Dorfles – non ho l’ambizione di essere uno scrittore letterario, ho invece quella di 12249657 10153202461262256 1495289636346354381 n 300x300pittore, o almeno nel settore visivo”. Eppure, prosegue, ”sono un autodidatta e mi viene rinfacciato. Siccome non mi sono formato in una scuola, mi negano il diritto di esistere”. La sua, – sostiene con un filo di ironia- ”non è stata libertà, ma incoscienza”. Artista neorinascimentale, o come l’ha definito Bonito Oliva ”il Vasari del ‘900”, Dorfles non si è mai lasciato influenzare dalle diatribe ideologiche che molto hanno compromesso l’arte in generale nel secolo scorso. ”E’ uno dei pochi teorici dell’arte – ha sottolineato il curatore – che non ha spazzato via il Futurismo o la Metafisica. Dorfles è una sorta di Don Giovanni dell’arte e della critica, nel suo lavoro conserva ed elabora elementi di Dadaismo, Futurismo, persino della Transavanguardia”. Non c’è alcun segnale nella sua produzione del fanatismo che caratterizzò la diatriba tra astrazione e figurazione. Anzi, – ha ribadito Bonito Oliva – si può parlare di ”mescolanza figurabile”. Un maestro dalla doppia identità, nomade della cultura, forse per questo sempre aperto al dialogo anche con le generazioni successive.

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