Arte

“Guttuso. Inquietudine di un realismo”, la mostra al Quirinale

Guttuso Crocifissione

di redazione

Roma, martedì 13 settembre 2016 –

Non tutti i grandi artisti accostandosi a temi religiosi hanno ricevuto il consenso del clero, che a fondo l’opera dipinta l’hanno considerata blasfema. É capitato a noti artisti, tra questi in periodo più recente al grande Renato Guttuso.

Guttuso CrocifissioneLa mostra, inaugurata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sabato 10 settembre e ospitata fino al 9 ottobre 2016 nella Galleria Alessandro VII al Quirinale, indaga l’arte di Guttuso da una inedita prospettiva, quella religiosa appunto.
Guttuso. Inquietudine di un realismo”, questo il titolo della rassegna, riunisce i quadri di Renato Guttuso di ispirazione religiosa. Tra le opere esposte non manca la celeberrima “Crocifissione” del 1941, come pure la famosa tela realizzata dal maestro siciliano nell’82 ‘Spes contra Spem‘. E poi ancora i dipinti il Legno della Croce, il Colosseo, l’Atelier e gli Studi per la Crocifissione.
L’esposizione è a cura di Fabio Carapezza Guttuso, Presidente degli Archivi Guttuso, e di Crispino Valenziano, Presidente della Accademia Teologica
via pulchritudinis, ed è resa possibile dal sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, dei Musei Vaticani, del Museo Guttuso di Bagheria, della Camera dei Deputati e di prestigiose collezioni private.
Un percorso davvero inedito che offre una nuova prospettiva critica della produzione pittorica di Guttuso. Si pensa che la sua sia stata una ricerca spirituale iniziata presto. La sua opera più discussa infatti, considerata scandalosa, è la ‘Crocifissione’ del 1941, con cui tra l’altro si apre il percorso espositivo e intorno alla quale girano tutte le altre opere. Quando venne presentata per la prima volta al Premio Bergamo nel 1942, si scatenò un acceso dibattito con autorevoli ecclesiastici che la giudicarono un’opera blasfema, e proibirono addirittura ai chierici di guardarla pena la sospensione a divinis. Un ostracismo che provocò dispiacere al maestro, che riconoscendo quanto il suo dipinto uscisse fuori dai canoni dell’iconografia classica, era consapevole comunque della profonda religiosità che lo aveva spinto a realizzarlo.

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