Arte

Henry Moore tra astrazione e natura nelle antichità delle Terme di Diocleziano

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 di Antonella Furci

Giovedì 8 ottobre 2015 – E’ in corso già da qualche settimana, precisamente dal 24 settembre, l’importante rassegna dedicata al grande scultore inglese Henry Moore (1898-1986), che torna in Italia dopo vent’anni dall’ultima mostra.

foto di Museo Nazionale Romano

 

Ad ospitare fino al 10 gennaio 2016 ben 77 sue opere tra disegni, grafiche, acquarelli, stampe e soprattutto sculture di piccole e imponenti dimensioni sono le Grandi Aule delle Terme di Diocleziano. Una complessa raccolta di opere per raccontare il percorso creativo di uno dei protagonisti indiscussi dell’arte del XX secolo. È considerato uno dei più importanti scultori del Novecento per l’abilità tecnica e l’inventiva con cui ha saputo coniugare l’astrattismo e la ricerca sulla figura umana. Diceva infatti Moore : “La scultura è come un viaggio. Hai differenti visioni ad ogni ritorno. Il mondo tridimensionale è pieno di sorprese, in un modo in cui quello bidimensionale non potrebbe mai essere”. Suggestiva è dunque questa mostra poichè le sue sculture, anche di dimensioni monumentali, riescono ad entrare in dialogo con gli spazi scenografici delle Grandi Aule delle Terme di Diocleziano e quindi a entrare in simbiosi con l’arte della tradizione classica che ospita il Museo Nazionale Romano. Opere quelle di Moore che consentono di ripercorrere il forte legame che l’artista istaurò con il nostro Paese, a partire dalla sua prima determinante visita nel 1925, passando per la sua partecipazione alla Biennale di Venezia del 1948 fino all’amore che ebbe per tutta la vita per la Toscana.

La mostra, curata da Chris Stephens e Davide Colombo, e promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma, in collaborazione con Tate e con Electa, è articolata in 5 aree tematiche che presentano l’intero percorso creativo di Henry Moore. Che inizia dall’ Esplorazione del moderno, che mostra il precoce sviluppo dello scultore quale erede del primitivismo di artisti come Jacob Epstein e Constantin Brancusi fino al raggiungimento di una crescente astrazione della figura, come accade nell’opera di Picasso e dei Surrealisti. A seguire la sezione Guerra e Pace, che si focalizza sulla rappresentazione che l’artista dà della sofferenza del periodo bellico e sul suo crescente ruolo pubblico dopo la seconda guerra mondiale. Subito dopo l’area tematica Madre e figlio, moore 0uno dei suoi più famosi soggetti, quasi un’ossessione presente lungo tutto l’arco della sua carriera, che produce immagini di amore materno e protezione. Da qui si arriva poi alla quarta sezione Figura distesa, il motivo chiave delle sue sculture, con cui Moore ha esplorato le possibilità formali della figura femminile, resa quasi astratta, in un continuo confronto col paesaggio. Infine, Scultura negli spazi pubblici, che comprende opere relative ad alcune delle commissioni pubbliche che lo resero una celebrità internazionale, opere che cercano un dialogo con lo spazio ambientale tendendo alla monumentalità. Sessantaquattro delle opere in mostra provengono dalla Tate, che possiede una delle collezioni più ricche e rappresentative al mondo di opere di Henry Moore, selezionate e donate dallo stesso artista. Altre sono prestiti della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

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