Arte

I graffiti di Daze in mostra a Palazzo Coveri di Firenze

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di a.f.

Firenze, venerdì 13 novembre 2015 – Il suo nome è Chris Ellis ma è conosciuto come Daze, suo nome d’arte. Sì, “nome d’arte”, perché chi è un maestro dei graffiti entra a pieno titolo nel mondo degli artisti e i graffiti stessi in quello dell’arte vero e proprio.

ab04f570b66e4b9f15ce0f3e97b59e0f.0Il writing è uno stile artistico nato e sviluppatosi negli Stati Uniti. Se all’inizio, quando comparirono sui vagoni di treni o sui muri di palazzi nelle periferie della città, potevano sembrare quasi degli atti vandalici, subito dopo, quando vennero fuori immagini e raffigurazioni straordinarie e spettacolari, non si è potuto fare a meno che considerarli dei veri e propri capolavori. Anche se sono molti quelli che si dedicano ai murales, pochi di loro riescono ad avere successo e a passare dalla strada agli spazi espositivi delle mostre. Uno di questi è appunto Daze. Con lui proprio oggi, 13 novembre, l’arte dei graffiti americani approda a Firenze. Precisamente alla Galleria di Palazzo Coveri dove sono esposti 19 suoi lavori a tecnica mista di varie dimensioni e due sue sculture realizzate nel 2013, visitabili fino al 10 febbraio 2016.

Chris Ellis, alias Daze, è dunque una delle firme della Graffiti art americana,870c2394669ff6674d6bb3ed6dda0975 la sua carriera ha avuto inizio a metà degli anni ’70 dipingendo nella metropolitana di New York mentre frequentava la scuola superiore di Arte e Design.
La sua prima collettiva sempre a New York risale al 1981, quando iniziò a lavorare con artisti come Basquiat e Haring. L’anno successivo arriva la prima mostra personale allestita in una galleria nel Bronx. Mentre il successo internazionale ha inizio con esposizioni e opere in varie città, tra queste il murale per il terminal dei Ferry Star a Hong Kong.
Oggi il suo lavoro è incluso in numerose collettive, spettacoli e musei internazionali così come nelle permanenti del Museo della Città di New York, al Groninger Museum in Olanda, al Museo Ludwig di Aquisgrana e alla Statsbiblioteck di Monaco in Germania.


 

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