Cultura

I maestri del cinema interpretano l’arte, ciclo di proiezioni alla Fondazione Ragghianti

Michelangelo Antonioni sguardo Michelangelo
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di arte fair

Lucca, martedì 31 gennaio 2017 –

‘I maestri del cinema interpretano la storia dell’arte’ è il ciclo di proiezioni audiovisive che costituisce il secondo appuntamento alla Fondazione Ragghianti.

Michelangelo Antonioni sguardo MichelangeloLa rassegna, a ingresso gratuito e realizzata in collaborazione con l’Associazione Terzopiano, che si terrà sabato 4 febbraio alle ore 17, vuole mostrare, secondo l’esempio pionieristico fornito da Carlo Ludovico Ragghianti con i suoi critofilm, come il medium video-cinematografico possa diventare uno strumento di interpretazione critica e di divulgazione.
Questa seconda proiezione propone un originale abbinamento: Carlo Ludovico Ragghianti, di cui sarà proiettato Michelangiolo, e Michelangelo Antonioni, di cui invece sarà proiettato il cortometraggio Lo sguardo di Michelangelo. Entrambi nei loro lavori sono alle prese con l’analisi dell’opera di Michelangelo Buonarroti, un’interpretazione storico-critica e una visione poetica a confronto, in un programma all’insegna della fascinazione per uno dei massimi geni dell’arte rinascimentale.
Per Ragghianti il documentario dedicato a Michelangelo, realizzato nel 1964 in occasione del quarto centenario della morte dell’artista, rappresenta anche la summa di un’esperienza iniziata nel 1948 e consolidatasi negli anni Cinquanta, che lo vide creare ventuno critofilm. Michelangiolo è un’opera complessa, in cui Ragghianti condensa tutte le caratteristiche e le finalità del format del critofilm: fin dalle prime inquadrature emerge “un’analisi critica del linguaggio artistico compiuta con il linguaggio del film”. Si tratta, in sostanza, di un’interpretazione condotta da Ragghianti in veste di autore cinematografico, utilizzando la sintassi filmica per trasformare in forma visuale una lettura storico-critica, a ulteriore conferma delle convinzioni dello studioso lucchese, il quale riteneva che il cinematografo fosse esso stesso un’arte visiva, e che l’arte rappresentasse una forma conoscitiva. Il critofilm Michelangiolo, nei suoi 78 minuti di durata, presenta un vasto compendio di pitture, sculture, architetture, disegni e progetti firmati dal Buonarroti nel corso della sua lunga e prolifica carriera, dalla fine del Quattrocento alla morte. La scultura gioca un ruolo Ragghianti Michelangiolocentrale, e per essa Ragghianti crea una sintassi cinematografica ad hoc, scegliendo punti di vista arditi e soluzioni tecniche innovative, che testimoniano la conquista di una perizia registica maturata in oltre quindici anni di attività cinematografica. Protagonista del critofilm non è più lo ‘stile’, come dieci anni prima con Piero della Francesca, ma la vita e l’animo dell’artista. Dagli esordi di un Michelangelo non ancora ventenne, con opere come la Madonna della Scala e l’Angelo reggicandelabro per l’arca bolognese di San Domenico, Ragghianti si preoccupa di far conoscere con immagini e parole (aggiunte a posteriori dopo la fine delle riprese) la formazione artistica e concettuale del Buonarroti.
Michelangelo Antonioni, universalmente noto per film come L’avventura, La notte, L’eclisse, Blow-Up, Zabriskie Point e Professione: reporter, dedica invece a Michelangelo un omaggio che diventa anche un testamento artistico e umano. Lo sguardo di Michelangelo, realizzato nel 2004 da un Antonioni novantaduenne, è dedicato al risultato del restauro della Tomba di Giulio II e del Mosè della Basilica di San Pietro in Vincoli a Roma: opere che rappresentano, a detta del regista, l’immortalità dell’arte. In questo cortometraggio Antonioni debutta come attore: la macchina da presa lo riprende mentre, muovendosi sulla sedia rotelle dove dal 1985 lo aveva costretto un ictus, coglie ogni aspetto del Mosè del Buonarroti, giungendo persino a sfiorarlo. Si tratta di una silenziosa contemplazione ed esplorazione dell’arte e dei suoi misteri, e allo stesso tempo di un dialogo con la mortalità e con la divinità, come sottolinea acutamente l’ultima sequenza, che, con un campo largo, mette a confronto il grande complesso marmoreo del Mosè con l’esile figura di Antonioni.
Un’articolata orchestrazione di suoni e rumori, che non lascia spazio alla parola, sancisce ancora una volta il potere delle immagini in movimento.

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