Arte

Il colore del mare e del cielo di Piero Guccione in mostra al Museo d’Arte Mendrisio

Mendrisio (Canton Ticino) – Non c’è mai stato un artista che sia riuscito a dare la dimensione della luce e della relazione tra l’azzurro del mare e del cielo come Piero Guccione, tra i maggiori protagonisti della pittura italiana del secondo Novecento. A questo rilevante artista siciliano, nato a Scicli nel 1935 e recentemente scomparso, la città svizzera di Mendrisio, nel Canton Ticino, ospita fino al 30 giugno 2019 la prima mostra a lui dedicata, allestita negli spazi del Museo d’Arte di Mendrisio.
Piero Guccione per oltre quaranta anni ogni mattina ha guardato il mare cercando di coglierne le variazioni, non per semplice descrittivismo, ma per trovarci sempre l’anima dell’uomo.
«Mi attira l’assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento.» È questa la grande impresa che quotidianamente ha affrontato: guardare il mare con il desiderio di fissare qualcosa in continuo movimento, portando la sua ricerca ai limiti dell’astrazione, pur riuscendo tuttavia a rimanere ben ancorato alla realtà. Persino nelle ultime opere dove la rarefazione è condotta all’estremo e il senso di vuoto diventa qualità principale, egli vuole e sa rimanere pittore di un’antica tradizione radicata nel dato realistico, figurativo. Nel dipingere il mare e il cielo, egli è stato attratto dalla forza e dal colore di quell’impercettibile linea che divide la parte superiore dei suoi dipinti, il cielo, dalla parte inferiore, il mare.
È questa impercettibilità che ha sempre cercato di riportare sulla tela. «La mia pittura oggi va verso

Guccione Tramonti
Tramonto a Punta Corvo, 1970 Fondazione Il Gabbiano

un’idea di piattezza che contenga l’assoluto, tra il mare e il cielo, dove quasi il colore è abolito, lo spazio pure. Insomma, una sorta di piattezza, che però, in qualche modo, contenga un dato di assolutezza, di una cosa che assomiglia a niente e che assomiglia a tutto. Anche lo scrittore Alberto Moravia ne colse bene l’essenza: «Guccione non illustra figure e situazioni, ma cerca anzi di ridurre il più possibile il riferimento illustrativo…si è messo fuori dalla storia, si è tenuto alla passione che è di tutti i tempi e di tutti i luoghi e a quella soltanto.». Questo “mettersi fuori dalla storia” ha portato l’artista a prediligere, oltre all’olio, l’uso del pastello, mezzo che scopre tra il 1973 e il 1974 come tecnica “veloce” in alternativa, o meglio, in sostegno al lento procedere dell’olio. Da quel momento in avanti il pastello assume sempre più importanza nella sua opera, dandogli modo di esprimere un’emozione più immediata e diretta, animando la natura e trasferendo ad essa i sentimenti e le passioni umane, come la gioia e il dolore, la malinconia e l’indignazione.
Con la prima retrospettiva post mortem, il Museo d’Arte Mendrisio intende ripercorrere il viaggio attorno al mare di Guccione attraverso l’esposizione di 56 capolavori tra oli e pastelli, datati a partire dal 1970 fino alla conclusione del suo percorso. La scelta delle opere è stata curata dal Museo d’arte Mendrisio in collaborazione con l’Archivio Piero Guccione. Un catalogo di 120 pagine, edito dal Museo d’arte Mendrisio, documenta con fotografie e schede tutte le opere in mostra, introdotte dai contributi di studiosi e seguite da apparati riportanti una bibliografia scelta e una selezione delle esposizioni.

 

 

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