Arte

Il respiro della natura nell’arte di Augusto Daolio

Ferrara celebra Augusto Daolio, fondatore e voce dei Nomadi ed anche eccellente pittore, mettendo in mostra 56 lavori realizzati tra il 1973 e il 1992


 

FERRARA – Fondatore e voce dei Nomadi, Augusto Daolio (Novellara 1947 – 1992) è stato anche un eccellente pittore e disegnatore di radice surrealista.
A trent’anni dalla sua scomparsa, Ferrara gli dedica l’antologica intitolata “Augusto Daolio.
Il respiro della natura” alla Palazzina Marfisa d’Este dal 18 giugno all’11 settembre 2022.

Curata da Pietro Di Natale, la mostra è organizzata dal Comune di Ferrara-Servizio Musei d’Arte e dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con l’Associazione “Augusto per la vita” e con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna.

Augusto Daolio e l’arte

«Ho sempre ascoltato molto – diceva Daolio – guardato, osservato, e mi sono sempre lasciato sedurre dalla natura, sentendomi parte di essa. Fisicamente, voglio dire. Ho provato stordimenti e capacità visionarie. Mi sono abbandonato agli odori della terra, dell’erba, della corteccia degli alberi. La mia piccola natura sente tutto lo sconvolgimento di un temporale di primavera».
L’urgenza di raccontare questa “condizione” e l’interesse per il disegno, emerso in tenera età, lo hanno portato a concepire, nella sua breve ma luminosa vita, le opere esposte a Ferrara. Una significativa selezione di 56 lavori, tra olii e chine colorate, realizzati tra il 1973 e il 1992.

La natura nelle opere di Daolio

La principale fonte d’indagine e d’ispirazione è la natura, intesa come insieme di tutte le cose che nascono, vivono e si trasformano, uomo compreso, «non sempre visibile» nei suoi «spaesati» paesaggi, «ma che», sottolineava, «sa mescolarsi alle cose, scambia i ruoli, diventa cavallo e albero».
Daolio illustra un mondo onirico, magico, fortemente evocativo e simbolico, nel quale si coglie una personale riflessione sul rapporto e la continuità tra uomo e natura, sulle connessioni e le affinità tra gli esseri viventi e inanimati, e sulla stupefacente, travolgente, e ineffabile, bellezza del creato. Realtà e fantasia si fondono in immagini accuratamente delineate con le quali l’artista di Novellara indaga ciò che chiamava «il piccolo grande mistero delle cose, degli oggetti e dei sentimenti […] del tempo di sempre».

 


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