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Il terzo Willy Wonka: Un eroe senza carattere!

Wonka

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Nel panorama cinematografico odierno, dove personaggi iconici vengono continuamente reinterpretati per incontrare il gusto di nuove generazioni, emerge l’ultima incarnazione di uno dei più enigmatici magnati della dolcezza: Willy Wonka. Tuttavia, questo nuovo approccio al personaggio si rivela un amalgama scialbo e incolore, un passo falso che fa barcollare l’intero impianto narrativo del film.

La figura di Willy Wonka, che in passato ha ricevuto le sembianze di Gene Wilder e Johnny Depp, con i loro distinti carismi e interpretazioni memorabili, questa volta si perde in una performance che manca di quella scintilla di eccentricità e genialità che definisce il personaggio. Questo Wonka del terzo millennio non brilla nella galleria dei suoi predecessori, lasciando il pubblico con la sensazione di una copia sbiadita di una formula già vista.

Il film, che si prefiggeva l’ambizioso scopo di esplorare nuovi territori narrativi, scivola invece nell’anonimato. La mancanza di una personalità distintiva per il protagonista si ripercuote sull’intera struttura del film, che invece di solcare nuovi orizzonti, si perde in un mare di cliché e soluzioni narrative prevedibili. La freschezza e la magia che avrebbero dovuto essere il fulcro di un universo tanto ricco e immaginifico come quello di Wonka, vengono sacrificate in favore di una direzione artistica che non osa, che non sfida, che non incanta.

Aggravando la situazione vi è una sceneggiatura che non sostiene l’edificio vacillante della storia, priva della necessaria vivacità e della capacità di coinvolgere lo spettatore. Ogni dialogo, ogni scena, doveva essere un’opportunità per immergere il pubblico in un mondo di meraviglia, invece, quello che si materializza sul grande schermo è un susseguirsi di occasioni mancate che rendono l’esperienza di visione più un dovere che un piacere.

Le scenografie, che in passato hanno recitato un ruolo da protagoniste nell’universo di Wonka, qui appaiono come sfondi piatti, privi della profondità e della fantasia necessarie a trasportare lo spettatore oltre la soglia dell’ordinario. E se il design dell’ambiente fallisce nel suo compito di affascinare, anche la colonna sonora si dimostra incapace di elevare il racconto, trascinandosi senza ispirazione lungo il filo di un’avventura che non riesce a decollare.

In questo contesto si muovono i personaggi secondari, ombre senza spessore che non riescono a compensare la mancanza di carisma del protagonista. Dove ogni personaggio avrebbe potuto essere un tassello fondamentale nella costruzione di un mosaico narrativo complesso e sfaccettato, troviamo invece figure stereotipate che si limitano a svolgere funzioni narrative senza lasciare il segno.

In definitiva, questo nuovo capitolo nel canone di Willy Wonka si chiude con una nota di disappunto. La mancanza di audacia e originalità, l’assenza di una forte identità per il protagonista e una serie di scelte registiche e scenografiche poco incisive, rendono quest’opera il meno memorabile tra gli adattamenti del celebre personaggio di Roald Dahl. A volte, il rischio maggiore è non rischiare affatto, e nel caso di questo film, il non osare ha prodotto un risultato che difficilmente verrà ricordato nella storia del cinema.

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