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Istat: nel 2015 il 68 % degli italiani non ha mai visitato una mostra

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di Antonella Furci

Mercoledì 13 gennaio 2016 –

Poco tempo fa il Ministero dei Beni e delle Attività culturali, attraverso le parole del ministro Dario Franceschini, annunciava l’aumento nel 2015 dell’affluenza ai musei, soprattutto grazie alle domeniche a ingresso gratuito.

130508 Home Musei italianiL’anno appena trascorso infatti ha segnato un record di visitatori negli enti museali. Lo confermano anche i dati Istat che registrano per l’anno appena trascorso un aumento della partecipazione culturale, in particolare delle visite a musei, mostre, siti archeologici e monumenti con un 6,7 % in più di visitatori, con quasi 41 milioni di presenze. Tra le novità del 2015 c’è anche la ripresa del cinema con un aumento di spettatori dopo anni di incessante calo. Tuttavia sono soprattutto i giovani a usufruire dei luoghi della cultura, anche se non sono assidui frequentatori (cioè non più volte all’anno).

Ma se i risultati sono positivi rispetto agli anni precedenti, è anche vero che a ‘guastare l’atmosfera’ ci pensano gli altri dati ISTAT, che non lasciano spazio a nessuna interpretazione. E infatti, pur essendo diminuito nel 2015 il numero degli italiani che non ha svolto alcuna attività culturale (18,5 %), non fanno di certo sorridere i dati che ci dicono che “nel 2015 musei e mostre sono stati disertati dal 68,3 % degli italiani e dal 78,5 % dei residenti nelle regioni del Sud”. I siti archeologici e i monumenti sono stati del tutto ignorati dal 74,7 % degli italiani, che sono ancora più impopolari fra i residenti nelle regioni meridionali (81,4 %). La disaffezione per questi luoghi caratterizza il comportamento del 67 % dei cittadini di età compresa fra 25 e 64 anni.

La lista nera purtroppo continua. I concerti di musica classica sono esperienze mai vissute nel 2015 dall’88,3 % degli italiani. Mentre per gli altri concerti coloro che non hanno partecipato sono il 78,8 %. E ancora, quasi l’80% delle persone non è mai andato a teatro, solo il 6,8 % si è recato sette e più volte, a differenza dell’81% degli spettatori che non ci è andato più di tre volte.
Nel campo della lettura poi le cose non sono nemmeno rosee: il 45,5% ha letto massimo tre libri in un anno e oltre il 50% legge almeno una volta a settimana un giornale. Se si continua con l’indagine, si notano le differenze tra nord e sud, ma più per minore numero di enti museali e culturali, che invece si ribaltano in questione di cinema: al sud è andato il 50%, al nord il 48%.

Ma cos’è quindi che spinge molti italiani a rimanere lontani dalle fonti di cultura? Per comprendere meglio questi dati è importante contestualizzarli alla situazione generale, che non è di certo rose e fiori dato che la crisi economica sembra non avere soluzioni imminenti.
Non va sottovalutato infatti il fatto che se c’è stato un aumento dei visitatori ai musei, c’è stato grazie al contributo delle domeniche a ingresso gratuito. Per quanto positivo, questo risultato non basta a indicare un generale benessere della popolazione e di conseguenza una migliore condizione finanziaria degli enti culturali. Se da un lato questa alienazione potrebbe apparire come un disinteresse da parte di molti italiani verso tutto ciò che è fonte di crescita intellettuale e personale, dall’altro sarebbe opportuno valutare il loro aspetto economico, sempre più in difficoltà.
In sostanza, questi dati potrebbero essere visti come indicatore di povertà, non solo economica anche culturale. Denunciando poi un pericoloso ritorno al passato, quando la conoscenza e la cultura erano prerogative solo di chi se le poteva permettere.

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