News Mondo

“La Guerra dei Topi e delle Rane”, il nuovo thriller di Renato Esposito

Copertina guerra topi rane

di J.L.D.

Roma, martedì 29 novembre 2016 – 

La guerra dei topi e delle rane” è il nuovo lavoro letterario di Renato Esposito, edito da Omnia One Group Editore. 

Copertina guerra topi raneRenato Esposito appartiene alla sterminata schiera di autori che vengono pubblicati da piccole case editrici spesso formate da un gruppo di appassionati di letteratura diversa o “altra” che esula dai soliti canoni mocciani. E’ molto difficile proporsi in un paese come lì Italia dove l’indice del numero di appassionati alla lettura non è alto, e soprattutto in un periodo dove lettori e autori coincidono, sempre gli stessi, in una sorta di omologazione coatta. Il marketing, in tal caso italiano, creato dalle 3-4 case editrici importanti che canalizzano i “gusti letterari” del pubblico è ormai evidente. Si prende un autore tra gli ambienti intellettuali (i soliti) o i premi letterari, lo si fa diventare personaggio famoso attraverso i media, e lo si promuove all’infinito finché il prodotto-libro non diventa best-seller, che a questo punto si auto-promoziona in quanto tale. 
Renato Esposito esula da questo mondo. Vero e proprio fenomeno del web, i suoi libri sono in vendita anche in formato digitale. E’ arrivato con questo romanzo alla dodicesima fatica, tutte di genere diverso, dal thriller al noir, al fantasy. In quest’ultimo lavoro i toni virano decisamente verso l’horror. Potremmo definirla una lucida follia la sua, anche perché tocca quello che è definito il Sacro Graal di un genere per eccellenza anglosassone. 
Il titolo, ‘La guerra dei topi e delle rane’, che rimanda a un poemetto attribuito ad Omero che si pensa non sia mai esistito, quindi ad una tradizione orale di cantori aedi, satirico, rarità per quella cultura, è una sottile metafora di una trama molto complessa dove si passa dalla magia alle sette esoteriche ad atmosfere love craftiane, dove questo – possiamo svelarlo – le rane care a Zeus vengono aiutate a vincere sui topi ovviamente considerati rifiuti, escrementi della società. Scritto con uno stile diretto, efficace, concentrandosi più sul ribrezzo, il raccapriccio, che non sulla violenza splatter, secondo la new horror novelist generation, come ad esempio Uwe Voehel, Aaron Scott, Dan Wells, l’opera non disdegna l’ironia e sullo sfondo una certa critica al metodo editoriale odierno.
Protagonista infatti è Remo Pagani un giornalista che sogna di diventare uno scrittore di gialli, a cui come primo servizio viene commissionata la recensione dell’autobiografia di un personaggio famoso che deve essere “assolutamente positiva” e, si nota in un capitolo successivo, “deve avere assolutamente successo”. Mentre si trova a lavorare sull’ultimo pezzo in redazione, Remo scopre accidentalmente un file dallo strano titolo: La guerra dei topi e delle rane. Incuriosito lo apre rimanendone subito sconvolto: si trova davanti un contenuto sconcertante, ovvero un articolo di cronaca nera che porta la data di un mese nel futuro, in cui è scritto che assassinerà la sua sensuale collega Vittoria Serafini. E’ da qui che inizia l’avventura di Remo, intrappolato nei loschi affari di una pericolosa setta, vivrà esperienze al limite. 
La storia è divisa in tre parti molto diverse tra di loro. Nella prima osserviamo la nascita del plot in un ambiente che ruota intorno al mondo di un giornale del litorale romano. Nella seconda la scena si sposta principalmente nella lussuosa villa della protagonista, come se si volesse compiere un allontanamento dal reale ed entrare nel mondo incantato della fabula giocando col doppio significato latino del termine: intreccio narrativo e romanzo. La terza parte, decisamente onirica, fa pensare a Hermann Broch della Morte di Virgilio che si fonde ad una narrazione quasi di tipo fumettistico stile Neil Gaiman. 
L’opera si mantiene comunque su binari godibili e coinvolgenti anche senza raggiungere un pathos elevato, e si segnala per un’ottima caratterizzazione dei personaggi, soprattutto dei comprimari, tratteggiati su fisionomie congeniali per chi ben conosce la realtà sociale e culturale attuale. Osservando il panorama odierno riguardo questo tipo di letteratura, Esposito come altri autori va a coprire una mancanza e un ritardo notevoli per un Paese che ormai da molti anni ha scoperto il thriller, ribattezzato giallo, ma non si degna ancora di considerare l’horror-gotico più di una letteratura adolescenziale. Speriamo che, attraverso i nuovi canali di distribuzione e vendita digitale e il tam-tam mediatico dei social, questo seme si propaghi.

Redazione Administrator
Sorry! The Author has not filled his profile.
×
Redazione Administrator
Sorry! The Author has not filled his profile.

Comment here

1 × due =