La lettrice "OnLife"Rubriche

“La neve in tasca” di Franco Filice: i colori di un animo “errante”


Nella raccolta poetica “La neve in tasca” di Franco Filice, il tempo passato trova vitalità nei ricordi di un presente ormai diverso, in linea con la frenesia fluida della società d’oggi    

 


Rubrica a cura di Antonella Furci 


Ho avuto tra le mani la raccolta poetica “La neve in tasca” di Franco Filice, qualche mese fa.
Ho apprezzato i suoi versi in compagnia del sottofondo del piano di Søren Bebe mentre eseguiva un rond de jambe per balletto classico, che mi trovavo ad ascoltare in quel momento.
Ho permesso così ai miei sensi di cogliere l’occasione più propizia per lasciarsi avvolgere dalle atmosfere intense e contrapposte di cui sono intrisi i versi di Filice. Mi sono lasciata trasportare dai suoi pensieri, coinvolgere dai suoi umori di uomo diviso tra due grandi città, Napoli e Monaco, senza però appartenere a nessuna delle due. Ho puntato lo sguardo in ogni angolo, in ogni via da lui indicati.
Così come ho scrutato pure tra la gente, in quegli affetti sfuggenti, tra sensazioni ed emozioni, percependo malinconia per lo scorrere repentino degli anni e di una vita che non tornerà indietro.

 

Ho provato poi nostalgia nel volgere lo sguardo in quei luoghi lontani rimasti immutati nel tempo, perché l’abbandono lascia ogni cosa così com’è. Congela gli affetti, riempie di vuoto le case, consente al silenzio di percorrere vie e piazze in cui sono rimaste solo raffiche di vento a raccontare una vita che è stata e che non si ripeterà più.
Nelle poesie di Franco Filice – traduttore letterario, calabrese di origine, napoletano d’elezione, alcune volte in Germania per lavoro – il tempo passato trova vitalità nei ricordi di un presente ormai diverso, in linea con la frenesia fluida della società d’oggi.
In questa raccolta poetica, Filice racconta la sua storia ed illustra al contempo il destino che la gente del sud si è costruita. Eterni pendolari legati alle proprie radici mediante la sola memoria di quella parte di identità purtroppo perduta, ma che ognuno porta con sé ovunque trovi nuova dimora.

Il continuo spostarsi riempie di esperienza Franco Filice, rende il suo vissuto interiormente più aperto, complesso e sensibile, e per questo colmo di sfumature intense ma decisamente diverse.
Come quelle fredde di una nebbiosa città di Monaco contrapposte alle variopinte di una Napoli vivace o a quelle del verde e del giallo acceso dei campi calabresi in piena estate.

 

Non è  comunque un caso se parlo di sfumature e quindi di colori. Già dalle prime poesie di “La neve in tasca” ho avuto come la sensazione di trovarmi dentro a dei dipinti. Nel mio immaginario, per esempio, ho rivisto il paesaggio di Van Gogh dell’opera “Il seminatore” nei versi: “La trebbiatrice sbuffava nel tremolio dell’aria rovente. Sputava fasci gialli contro il cielo azzurro secoli di frumento da sgranare. Tutt’intorno uomini dalla pelle bruciata ridevano e faticavano. Più in là, nel querceto, le cicale a frinire senza posa” […].
“La neve in tasca” di Franco Filice è sì una raccolta di poesie, ma allo stesso tempo è una raccolta di tele ad olio dalle pennellate di vario colore. Alcune dalle tonalità calde e tenui, altre dai toni più scuri e malinconici, ma pur sempre colori.

Quei colori che ho percepito come essenza integrante di un animo “errante” che guarda con timore lo scorrere del tempo, a cui però è in grado di lanciare una sfida confidando nei ricordi dei momenti migliori.

 

Immagine d’apertura: foto della cover “La neve in tasca” di Franco Filice, LibEreria F.C

© Riproduzione riservata


Leggi anche gli articoli:https://www.artefair.it/panacea-al-di-la-dellabisso-disegni-e-poesie-per-raccontare-gli-stati-danimo-al-tempo-del-coronavirus/

I favolosi anni ’80 nel romanzo “Come ombre tra la nebbia”

“Panacea. Al di là dell’abisso”: disegni e poesie al tempo del coronavirus


 

Comment here

1 × 4 =