Arte

Le opere d’arte contemporanea più bizzarre e provocatorie di sempre

Sono opere stravaganti e alcune molto provocatorie, spesso poco comprensibili, ma sono tra le più celebri dell’arte concettuale del ready-made

 

di Antonella Furci

Chissà che reazione avrebbero avuto i critici d’arte che rifiutarono le opere di Manet, Monet e Pissarro al Salon dell’Acadèmie des beux-arts di Parigi nel 1863, se si fossero imbattuti in un’opera di arte contemporanea. E non un’opera d’avanguardia qualsiasi, bensì una per esempio Dadaista o, spingendosi oltre, una più propriamente concettuale dei ready-made. Ovvero, oggetti di uso comuni estrapolati dal loro contesto quotidiano ed esposti come opera d’arte senza ulteriori interventi da parte dell’artista. In realtà, i ready made suscitarono lo stesso un certo scandalo all’inizio del secolo scorso. Basti pensare alla celebre Fontaine (un comune orinatoio) di Marcel Duchamp, ideatore dei ready-made, che nel 1917 scatenò un vero e proprio putiferio. Ma nonostante sarà proprio questa opera a cambiare per sempre il senso stesso di opera d’arte. Il ‘900 è stato il secolo di transito, di spaccatura tra antico e moderno e le varie correnti artistiche che hanno segnato quel secolo, ne sono state le massime espressioni. Oggi opere del ready-made o del non-sense (non-senso) riempiono musei. Bizzarre, provocatorie e curiose, pur rimanendo indecifrabili, restano opere memorabili. Piace ammirarle e azzardare ipotesi, notando in quella stravaganza un tocco di genialità concettuale. Ecco dunque alcune delle opere più strane e memorabili dell’arte contemporanea in cui il “non-sense” la fa da padrone.

Fontaine (Fontana) di Marcel Duchamp

                                               Fontaine (Fontana) di Marcel Duchamp, 1917

Era il lontano 10 aprile del 1917 quando Marcel Duchamp la presentò forse ancora inconsapevole che avrebbe cambiato per sempre il concetto di opera d’arte. Arrivato negli Stati Uniti due anni prima, Duchamp entra in un negozio di articoli per il bagno, acquista un comune orinatoio di ceramica modello Bedfordshire, lo ruota di novanta gradi e firmandolo e datandolo ci scrive sopra “R. Mutt 1917”. Lo presenterà appunto il 10 aprile del 1917 a una mostra organizzata a New York dalla Society of Independent Artists di cui è membro fondatore. Ma scatenerà un putiferio, al punto che “Fontaine” non verrà esposta. Un rifiuto che però sortirà, come spesso avviene, l’effetto contrario: sarà proprio quest’opera a gettare le basi del ready-made. La Fontaine di Duchamp diventerà l’icona per antonomasia del XX secolo, grazie a una foto di Alfred Stieglitz e a un articolo apparso poco dopo sulla rivista d’avanguardia The Blind Man, di cui Duchamp era uno dei promotori. L’opera ha delle repliche, ben quattordici, che si possono vedere in alcuni musei di tutto il mondo. Repliche fatte realizzare nel 1964 dal critico e gallerista italiano Arturo Schwarz, che ottenne da Duchamp l’esclusiva per la riedizione dei suoi ready-made. (Foto malovanikresleni.cz)

 

Cadeau di Man Ray

    Cadeau di Man Ray, 1921

Esponente del Dadaismo, famose sono le sue sculture “oggetti d’affezione”. L’originalità dei suoi lavori si evince anche dal fatto che “L’oggetto di Man Ray, non è mai soltanto un ready made, ma quasi sempre un ready made modificato … in cui opera uno strano connubio, che comunque si abbina all’altro per contraddizione, creando una situazione di paradosso…” scrive Lara Vinca Masini nel libro Arte contemporanea (ed. Giunti). L’opera ready-made più famosa di Man Ray è sicuramente Cadeau la cui prima versione fu realizzata nel 1921. Si tratta di un ferro da stiro in ghisa a cui l’artista incolla in riga 14 chiodi sul fondo, la parte piana del ferro, rendendolo così inutilizzabile. Il primo Cadeau fu rubato alla prima mostra a Parigi, ma ne replicò altri nel 1963, 1970, 1972, fino a realizzarne una serie di multipli di 5000 esemplari nel 1974 con dimensioni di cm. 17x10x10,5. Multiplo oggi molto ricercato dai collezionisti d’arte. (Foto da artetrama.com)

 

Scatolette “Merda d’artista” di Piero Manzoni

                       Merda d’artista di Piero Manzoni, 1961

Il 12 agosto 1961 il giovanissimo Piero Manzoni espose per la prima volta alla Galleria Pescetto di Albisola Marina le scatolette di Merda d’artista. Portano la sua firma e l’etichetta sul contenitore in latta in cui c’è scritto in tre lingue “contenuto netto gr.30, conservata al naturale, prodotta ed inscatolata nel maggio 1961“. Una dicitura come un qualsiasi comune oggetto alimentare. L’opera risponde alla nostra idea di confezione. Le scatolette sono numerate e Manzoni ne produce circa 90 esemplari, le mette in vendita chiedendo l’equivalente di 30 gr d’oro. Con questa opera si vuole rompere con tutto ciò che è stato, con il figurativo per guardare verso una nuova dimensione. La guerra era finita e Milano viveva il miracolo economico, una nuova estetica ed un nuovo futuro. Gli artisti avevano delle idee, volevano superare forme e limiti. Volevano andare oltre, non avevano paura del gesto ardito. L’opera non comunica un messaggio ma significa solo se stessa. Tutto può essere un’opera d’arte. Nessuno sa come ci sia davvero dentro il barattolo. Se contenga aria, gesso o veramente merda d’artista. Cosa contiene non è importante. Il messaggio arriva e l’attenzione del pubblico verso quest’opera è sempre che alta. (Foto artspecialday.com)

 

La Forchetta di Georges Favre

                                                               Forchetta di Georges Favre, 1995

Si tratta della forchetta più grande del mondo: pesa 450 chili di acciaio inossidabile, ed è piantata nel mezzo del lago di Ginevra a Vevey di fronte all’Alimentarium. Disegnata dall’artista svizzero Jean-Pierre Zaugg e realizzata nel 1995 da Georges Favre, la Forchetta è ormai parte integrante del paesaggio e della vita degli abitanti di Vevey. Sebbene sia stata realizzata per commemorare il 10° anniversario della Nestlé Alimentarium Museum, quindi come trovata pubblicitaria, non si può di certo nascondere la stravaganza dell’opera. Se la si osserva da lontano, l’effetto è decisamente surreale. (Foto focus.it)

 

Brown-Nosers David Černý

                                                              Brown-nosers di David Černý, 2003

Artista più contemporaneo, ribelle provocatorio e controverso è David Černý, che ha lasciato la sua firma ovunque a Praga con le sue opere irriverenti e fortemente satiriche. Le sue non sono opere ready-made, ma di sicuro sono opere che hanno l’obiettivo di stupire il pubblico ed è evidente la sua intenzione di porsi in aperta polemica rispetto allo scenario politico ceco. In giro per le strade di Praga non si può fare a meno di notare alcune sculture molto particolari, che di certo non passano inosservate. E’ nel piccolo giardino della Galerie Futura che si può ammirare Brown-Nosers, ovvero “Il Leccaculo”, del 2003. Salendo sulla scala e guardando all’interno, si può capire cosa rende questa installazione così provocatori. (Foto da ilsuperuovo.it)

 

 

© Riproduzione riservata

 

About Author

Antonella Furci è giornalista pubblicista, autrice del romanzo giallo "Come ombre tra la nebbia" (Streetlib 2019). Ha collaborato con diverse testate giornalistiche calabresi, occupandosi di cultura, politica e problemi sociali. Nel 2015 fonda il sito d'informazione culturale Arte Fair.it

Comment here

5 × 4 =