Arte

Le sculture e i nuovi cicli dei “neri” polimaterici di Salvatore Sava

La mostra di Salvatore Sava, dal 6 febbraio presso la sede della Fondazione Biscozzi Rimbaud, espone le opere dagli anni Novanta ad oggi rimaste finora inedite 


 

LECCE – Dopo quella inaugurale su Angelo Savelli, la Fondazione Biscozzi Rimbaud presenta la seconda mostra dedicata a Salvatore Sava, scultore salentino tra i più significativi della propria generazione in Italia.
Due sue opere, Sentieri interrotti del 1998 e Rosa selvatica del 1999, sono già presenti nell’allestimento permanente della sede museale della nuova Fondazione leccese. E questo per l’ammirazione nutrita verso l’artista, fin dagli esordi, dalla coppia di collezionisti costituita da Luigi Biscozzi (scomparso nel settembre del 2018) e dalla moglie Dominique Rimbaud, attuale presidente della Fondazione.

La mostra 

L’esposizione, visitabile dal 6 febbraio al 25 settembre 2022, comprende circa trenta lavori che coprono un ampio arco della produzione di Salvatore Sava. Opere oggetto delle acute investigazioni critiche, tra gli altri, di Luciano Caramel e di Giuseppe Appella. L’intento del curatore, il direttore scientifico Paolo Bolpagni, è di esporre anche diverse opere datate dagli anni Novanta ad oggi e rimaste finora inedite. Queste opere svelano aspetti e ricerche di Salvatore Sava rimasti finora in ombra ma meritevoli di grande attenzione.
Proverbiale è il ricorso, nelle sue sculture, al ferro, alla pietra leccese, all’acciaio e più di recente ai colori fluorescenti. In realtà l’universo creativo di questo originale artista comprende anche materiali e media differenti. In particolare saranno per la prima volta presentati i cicli dei “neri” polimaterici, dei lavori in legno, in resina, in fibra di vetro e smalto, dei collages metallici su cartone, che rivelano un volto diverso dell’artista, la cui potenza espressiva sarà una sorpresa sia per quanti già lo conoscono, sia per chi si accosterà senza precognizioni alla sua produzione.

 

Salvatore Sava, L’albero della luna, 1997 (ferro e pietra)

 

L’arte di Sava

Come scrive Bolpagni: «centrale è e resta comunque il tema della natura, che però non è rappresentata, ma emblematizzata in forme pure e talvolta rudi, vissuta con la consapevolezza appassionata di chi ha le proprie radici in una terra profondamente “sentita”, quella del Salento, cui Sava è voluto rimanere fedele. Perciò anche il dramma della xylella, il batterio che ha distrutto una grande parte dei secolari ulivi, non è evocato in termini retorici, né tanto meno politici, bensì vissuto, per così dire, dal di dentro, in maniera autentica e sofferta, interiorizzata. Capita che alcune delle recenti sculture di Salvatore Sava ricordino arbusti disseccati, nei quali la natura vegetale è stata sostituita dal metallo e dalla pietra, come a seguito di una metamorfosi dovuta ai disastri ambientali che ci minacciano».

Salvatore Sava

L’artista è nato a Surbo (Lecce) dove attualmente vive e lavora. La sua formazione è avvenuta tra la città d’origine, Roma, e ripetuti soggiorni all’estero. Dal 1990 insegna all’Accademia di Belle Arti di Lecce. Nell’attività più recente ha privilegiato il lavoro nelle tre dimensioni, ma si dedica anche alla grafica, alla pittura e alla fotografia, affrontando spesso temi di natura ecologica.
Dal 1996 ad oggi tante le personali organizzate presso importanti enti museali italiani. Nel 2006 Sava ha vinto il Premio internazionale di scultura “Terzo Millennio” a Erbusco (Brescia) e nel 2008 il Premio Mastroianni nell’ambito della sesta Biennale Internazionale di Scultura della Regione Piemonte a Torino. Mentre nel 2010 ha esposto nella mostra Gualtiero Marchesi e la grande cucina italiana al Castello Sforzesco di Milano ed è stato presente alla Biennale d’Arte Sacra del Gran Sasso.

 

Immagine d’apertura: lo scultore Salvatore Sava, 2021


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