Cultura

Liceo Berto di Vibo: domani presentazione del libro “C’erano una volta le lucciole …La profezia di Pasolini”

Copertina libro

di n.r.

Vibo Valentia, lunedì 12 dicembre 2016 –

Domani, martedì 13 dicembre, nell’ambito dell’iniziativa “Incontro con l’autore”, verrà presentato il libro “C’erano una volta le lucciole … La profezia di Pasolini” (Calabria Letteraria editrice) nell’aula magna del Liceo scientifico “G.Berto” di Vibo Valentia.

Copertina libroL’incontro tra gli autori, Antonio Pugliese e Nicola Rombolà, e gli studenti, è previsto per le ore 11,30 e sarà presentato dalla dirigente scolastica Teresa Goffredo. A illustrare i contenuti e i significati culturali, letterari, socio-antropologici ed ecologici, la prof.ssa Paola Colace Radice, autrice della introduzione al libro, docente ordinario di Filologia classica all’Università di Messina. A moderare l’incontro e il dibattito mons. Giuseppe Fiorillo (coordinatore provinciale di Libera Vibo) che nel lontano 1963 aveva conosciuto Pasolini ad Ariola di Gerocarne (Vv).
Il libro inoltre è arricchito da una postfazione curata del prof. Gaetano Bonetta, direttore del Dipartimento di Scienze filosofiche e Pedagogiche dell’Università degli Studi di Chieti e Pescara, dal titolo “Le lucciole non moriranno mai: siamo noi”.

Il libro ha la genesi nell’articolo che lo scrittore e regista Pier Paolo Pasolini ha pubblicato sul Corriere della Sera il primo febbraio del 1975, con il titolo originale “Il vuoto del potere in Italia”, ma conosciuto come “L’articolo delle lucciole” che lo stesso Pasolini, prima della sua tragica morte (nella notte tra l’1 e il 2 febbraio del 1975) ha raccolto nel volume “Scritti corsari”.

Gli autori hanno coniugato la parte scientifica a quella umanistica. Il prof. Antonio Pugliese (docente ordinario di Clinica Medica Veterinaria all’Università di Messina) ha curato la prima parte del libro affrontando sia gli aspetti etologici e biologici delle lucciole, ma anche l’importanza ecologica di questi coleotteri appartenenti alla famiglia delle lamparidi, in quanto sentinelle dell’eco-sistema; a questi elementi di carattere naturalistico, il prof. Pugliese lega il richiamo evocativo delle lucciole nei lontani ricordi: “Un tempo questi piccoli esseri facevano parte integrante della nostra vita a contatto diretto con la natura” e nelle notti d’estate “esaltavano e stimolavano emozioni di ogni tipo: sogni, immaginazioni, palpitazioni, trepidazioni, sentimenti reconditi”.

La seconda parte, curata da Nicola Rombolà (giornalista e docente di materie letterarie, insegna attualmente all’Ipsseoa “E.Gagliardi” di Vibo) analizza la personalità di Pasolini e lo stile che emerge dagli “Scritti corsari” e dalle “Lettere Luterane” (postumo), a partire dall’esegesi dell’Articolo delle lucciole, mettendo in luce le principali chiavi di lettura. “Con Pasolini – afferma Rombolà – le lucciole acquistano una carica evocativa che non avevano mai conosciuto prima e assumono un significato simbolico, con una forte connotazione politico-culturale”; e rileva che l’articolo scritto sul Corriere della Sera, “segna un’epoca e rappresenta un evento che resta nella storia italiana – non solo nei primi anni ’70 – perché la visione e l’interpretazione del mondo sono rovesciate”. Concetti come “mutazione antropologica”, “omologazione culturale”, “ideologia dei consumi”, “genocidio culturale”, “manipolazione mediatica”, sono i nuovi paradigmi culturali per definire i comportamenti delle società occidentali globalizzate, sia sotto il profilo sociologico che politico. Ecco per quale motivo l’analisi di Pasolini è stata profetica, in quanto ha fotografato il mondo contemporaneo, osservando come cambiavano i comportamenti degli italiani sotto i suoi occhi con l’irruzione della televisione, che ha creato una nuova religione e ideologia politica: il potere dei consumi.

L’articolo delle lucciole consegna questo drammatico quadro, che Pasolini identifica a metà anni Sessanta, quando entra in scena il nuovo potente mezzo di comunicazione di massa, la televisione, e l’instaurarsi di un nuovo regime, con il vuoto del potere politico. La scomparsa delle lucciole a causa dell’inquinamento determina anche la scomparsa della civiltà contadina, un evento che lo scrittore e regista vive come una tragedia, perché si trattava di una millenaria tradizione che affondava le sue radici nella cultura classica, e quindi rappresentava una sorta di matrice (archetipo) e ideale sorgente in cui rispecchiava i valori fondativi per la salvezza dell’umanità dalla nuova barbarie dei consumi e dell’utilitarismo disumano che avrebbe sradicato le diversità e le identità delle culture, campo fecondo per la fioritura della grande memoria classica delle civiltà mediterranee. A oltre cinquant’anni, lo sguardo radicale di Pier Paolo Pasolini sulla società in cui si è affermata la dittatura del potere dei consumi, secondo gli autori, ha una carica emotiva, evocativa e una tensione ecologica e politico-culturale, che deve far riflettere le coscienze più sensibili sul destino delle nuove generazioni e del mondo, in quanto se non si inverte il sistema produttivo neo-capitalista e neoindustriale, con un ritorno al modello ecologico dalla civiltà contadina, il futuro sarà segnato da disastri di carattere ambientale ed economico, come sta succedendo sotto gli occhi indifferenti dei poteri plutocratici, che vogliono imporre un nuovo potere totalitario attraverso l’accumulazione e la concentrazione di immensi patrimoni finanziari in poche mani (oligarchia), mentre tantissimi esseri umani vivono il dramma della povertà e della migrazione.

 

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