Arte

Livorno celebra Mario Puccini, il “Van Gogh involontario”


La mostra dedicata a Mario Puccini celebra il centenario della sua morte e amplia le ricerche avviate in occasione dell’esposizione del 2015 


 

LIVORNO – La nuova mostra che apre oggi, fino al 19 settembre 2021, al Museo della Città di Livorno nasce dalla riscoperta di una importante collezione di dipinti di Mario Puccini (Livorno 1869 – Firenze 1920). Grande pittore nel solco dei Macchiaioli definito da Emilio Cecchi nel 1913 un “Van Gogh involontario”.
La mostra vuole celebrare il valore storico artistico, ponendo al contempo una riflessione su opere mai presentate prima o raramente esposte, di questo interessante artista. Curata da Nadia Marchioni affiancata da un Comitato scientifico formato da Vincenzo Farinella, Gianni Schiavon e Carlo Sisi, l’esposizione celebra il centenario della morte del pittore del 2020 e amplia le ricerche avviate in occasione dell’esposizione del 2015 al Palazzo Mediceo di Seravezza.

La collezione

La collezione “riscoperta” permette infatti di seguire lo sviluppo della carriera artistica di Mario Puccini. Quindi inizia dal suo esordio, a partire dai rari ritratti della fine degli anni Ottanta dell’Ottocento, in cui vengono evidenziato il legame con i maestri Fattori e Lega. Prosegue con la maturità dell’istintivo colorista, come si manifestò dopo i cinque anni trascorsi negli ospedali di Livorno e Siena. Fu qui ricoverato per “demenza primitiva” e dimesso nel 1898 affidato alla custodia del padre. La malattia mentale, oltre all’appassionato utilizzo del colore, ha contribuito a suggerire già ai contemporanei l’ipotesi storico-critica di un legame fra la pittura di Puccini e quella di Van Gogh.
L’ opera di Van Gogh Puccini l’aveva effettivamente ammirata, assieme a quella di Cézanne, nella celebre collezione fiorentina di Gustavo Sforni, con il quale entrò in contatto grazie all’amico Oscar Ghiglia.

   Mario Puccini, Paesaggio con barche, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

 

La mostra

Con oltre centoquaranta opere divise in sezioni, “la mostra è l’occasione – spiega la curatrice Nadia Marchioni – per far dialogare i capolavori della citata collezione con una serie di altri selezionatissimi dipinti provenienti da diverse raccolte e da prestigiose istituzioni museali come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e le Gallerie degli Uffizi, per illustrare il percorso dell’artista nella sua completezza e attraverso i lavori di più alta qualità formale, permettendo al pubblico e agli studiosi di confrontarsi con opere rare o mai viste precedentemente e aggiungendo preziosi tasselli alla conoscenza dell’enigmatica figura di un artista “senza storia” e del vivacissimo panorama artistico toscano fra la fine dell’Ottocento e i primi venti anni del Novecento”.

Le sezioni della mostra

La mostra è divisa in otto sezioni che percorrono l’intera attività artistica di Mario Puccini. Dagli esordi, passando dai tre autoritratti eseguiti fra il 1912 e il 1914, il profondo legame al maestro Fattori, poi un confronto con altri artisti come lui cresciuti sotto il modello fattoriano e particolarmente vicini all’artista. Fino ai paesaggi, le nature morte e l’attività grafica con disegni di grandi dimensioni.
Una speciale sezione della mostra evoca, come antefatto all’opera matura di Puccini, Il giardiniere di Van Gogh oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Prima opera dell’artista olandese esposta in Italia nel 1910, dopo essere stata acquistata a Parigi da Gustavo Sforni. Nella sua collezione fiorentina Puccini poté ammirarla durante una documentata visita.

 

Immagine d’apertura: Mario Puccini, Oliveto con contadinella e bufali, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma

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