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#loStregacheVorrei, ecco i titoli scelti dal pubblico dei lettori

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di redazione

Firenze, domenica 20 marzo 2016 –

Mentre continuano le polemiche e le dichiarazioni degli editori in merito al Premio Strega, prosegue al Gabinetto Vieusseux #loStregacheVorrei con i titoli scelti dal pubblico dei lettori e dai critici.
Lunedì è la volta di Costellazione familiare di Rosa Matteucci (Adelphi) con la sua famiglia scombinata e  la sua lingua brillante; martedì ci sarà Giuseppe Catozzella con Il grande futuro (Feltrinelli) un libro che racconta l’amicizia fra Amal e Ahmed infranta dalla guerra e da una scelta religiosa troppo estrema;  mercoledì si conclude con Una sostanza sottile di Franco Cordelli (Einaudi) dove il dialogo intimo e sommesso di un padre e di una figlia diventa il modo di attraversare il ricordo di una malattia, i libri amati e l’amata Provenza.


Rosa Matteucci, Costellazione familiare, Adelphi

«Dopo aver creato il cane, Dio si fermò un istante a contemplarlo nelle sue in­cer­tezze e nei suoi slanci, annuì e seppe che era cosa buona, che non aveva tralasciato nulla, che non avrebbe potuto farlo me­glio»: scritta da Rilke a un’amica, è la fra­se che troviamo sulla soglia di questo ro­manzo —una nuova incursione di Rosa Mat­teucci nell’universo aggrovigliato e do­lente dei rapporti familiari. Nella fa­­mi­glia della narratrice sono proprio i ca­ni ad assumere un ruolo determinante: quel­­lo di una «risicata passerella di corde gettata fra due impervie ripe senti­men­tali». Da un lato del baratro c’è una ma­dre di «leggendaria bellezza», re­frat­taria a qualunque «smanceria», sorda a ogni «desolato richiamo d’amore», e del tutto disinteressata a fornire alla pro­le più che un incorporeo nutrimento spirituale; dall’altro, una figlia convinta da sempre della propria inadeguatezza, che non na­sconde «una malsana pre­dilezione per quello sfaticato» di suo pa­dre, e votata al­l’accudimento di una lunga serie di cani, tanto deliziosi quanto pe­stiferi (e nutriti, loro sì, parecchie volte al giorno). Finché non si troverà, la figlia, a dover ac­com­pagnare la madre, amata sempre di un amore tacito e geloso, nel dram­ma­tico percorso della malattia che la por­te­rà alla morte. Ancora una volta, con il con­sueto, lucido puntiglio e con quella lin­gua ar­dita e immaginosa che è soltanto sua, Ro­sa Matteucci mette in piedi un te­a­tri­no degli affetti al tempo stesso struggente e grottesco, dove allo strazio si alterna con­tinuamente il riso.

Giuseppe Catozzella, Il grande futuro, Feltrinelli

Amal nasce su un’isola in cui è guerra tra esercito regolare e neri, soldati che in una mano impugnano il fucile e nell’altra il libro sacro. Amal è l’ultimo, servo figlio di servi pescatori e migliore amico di Ahmed, figlio del più ricco signore del villaggio. Da piccolo, una mina lo ha sventrato in petto e ora Amal, che in arabo significa speranza, porta un cuore che non è suo. Amal e Ahmed si promettono imperitura amicizia, si perdono con i loro sogni in mezzo al mare, fanno progetti e dividono le attenzioni della affezionata Karima. Vivono un’atmosfera sospesa, quasi fiabesca, che si rompe quando le tensioni che pesano sul villaggio dividono le loro strade. In questo nuovo clima di conflitti e di morte anche il padre Hassim lascia il villaggio, portando con sé un segreto inconfessabile. Rimasto solo, Amal chiede ancora una volta il conforto e la saggezza del mare e il mare gli dice che deve raggiungere l’imam della Grande moschea del deserto e riempire il vuoto con un’educazione religiosa. Amal diventa preghiera, puro Islam, ma resiste alla pressione dei reclutamenti. Resiste finché un’ombra misteriosa e derelitta che si aggira per la moschea si rivela essere il padre che lo ha abbandonato. Allora si lascia arruolare: la religione si colma di azione. L’educazione militare lo fa guerriero, lo fa uomo.

Franco Cordelli, Una sostanza sottile, Einaudi

A parlarsi, in questo romanzo, sono un padre e una figlia. E lo fanno come fosse la prima volta, esplorando, sospinti dall’audacia della maturità e della giovinezza, e da una familiarità prima sconosciuta, ora piú intima. Si incontrano in Provenza, un luogo per entrambi lontano ma da entrambi amato. Lui, benché distratto, si guarda alle spalle per consegnare la propria storia a lei, Irène, per dirle tutto quello che non ha mai saputo o immaginato. Ma il racconto di sé, inevitabilmente, non può prescindere da lacerazioni e rotture, da divisioni dell’anima che si esprimono in continue divagazioni e dubbi, dando vita a una narrazione che obbedisce alla circolarità e che fa i conti con i difetti della memoria. A lei, quindi, il compito di raccogliere il flusso dei ricordi, di ascoltarlo e sollecitarlo con domande sempre nuove, di allargare quella trama di cui è intessuta ogni esistenza facendo però attenzione a non aprirla troppo. E cosí, sullo sfondo delle bianche mura di Avignone e dei paesini sferzati dal vento, si dipana un’anamnesi che è anche sentimentale e filosofica: i viaggi, i romanzi, le donne, gli autori piú amati, gli affetti perduti, gli incontri fortuiti; e ancora e soprattutto le sconfitte patite nel corpo e nelle illusioni, quella dimensione liminare fra la vita e la morte a lungo indagata nel corso di una degenza in ospedale.

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