Arte

L’urlo di Munch: da Londra una nuova interpretazione dell’opera

Immagine finora dell’angoscia di vivere, L‘Urlo di Munch riceve una nuova interpretazione in occasione della mostra al British Museum

 

LONDRA – Un tardo pomeriggio del 1892 Edvard Munch si trovava a percorrere un sentiero a Ekeberg, località nei pressi di Oslo. Passeggiava con due amici quando a un tratto si accorge che il cielo, in tramonto, era diventato rosso sangue, come attraversato da lingue di fuoco. La paura provata alla vista di quel fenomeno naturale, provocò in Munch una tale angoscia scaturita poi in un vero in attacco di panico. Quella spiacevole reazione emotiva fu poi ispirazione del celebre dipinto L’urlo. Una delle immagini più riprodotte, simbolo dell’angoscia di vivere. Questa sarebbe l’interpretazione finora data alla celebre opera, ammirabile alla Galleria nazionale di Oslo. Tuttavia, l’analisi effettuata su una rara litografia del dipinto originale dell’Urlo di Munch, spinge a riconsiderare questa spiegazione.

 Litografia L'urlo Edvard Munch
                                        Litografia L’urlo Edvard Munch

In questo periodo la stampa litografica è il pezzo forte della mostra in corso al British Museum, visitabile fino al 21 luglio 2019. Si tratta di una grande rassegna dedicata al pittore norvegese, in cui sono esposte oltre 80 opere, tra cui 50 stampe e incisioni prestate dal Museo di Oslo.
In occasione dell’inaugurazione della mostra “Edvard Munch: Love and Angst – Amore e angoscia nelle opere di Munch (clicca qui per leggere l’articolo) avvenuta ad aprile, la curatrice Giulia Bartrum ha dato una nuova chiave di lettura. Secondo la curatrice il famoso quadro di Munch non rappresenta una persona che sta urlando, bensì “una persona che sente un urlo”. Per questo copre le sue orecchie “sconvolta dall’urlo della natura che la circonda”.
La nuova ipotesi della Bartrum trova sostegno in una annotazione che lo stesso Munch ha lasciato al bordo dell’incisione: “Ho sentito il grande urlo attraverso la natura“. Il titolo dell’opera quindi, come ha spiegato in un post su Instagram Il British Museum, avrebbe dovuto essere “L’urlo della Natura”.
Il pittore inoltre, come lui stesso raccontò, sarebbe stato ispirato anche dall’immagine di una mummia peruviana, esposta nel 1889 nel Museo di Etnografia del Trocadero a Parigi. Molto prolifico, Edvard Munch ha lasciato 40 mila opere, metà delle quali sono a Oslo. L’artista norvegese amava considerarle come suoi figli e appena ne vendeva una ricreava l’immagine per sostituirla.
Per questo oggi ci sono rimasti in eredità molte stampe e litografie degli originali con tanto di valore artistico, e non solo. Perché proprio questa produzione consente di approfondire la personalità di un grande artista.

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About Author

Antonella Furci è giornalista pubblicista, autrice del romanzo giallo "Come ombre tra la nebbia" (Streetlib 2019). Ha collaborato con diverse testate giornalistiche calabresi, occupandosi di cultura, politica e problemi sociali. Nel 2015 fonda il sito d'informazione culturale Arte Fair.it

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