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“Memorie scompagnate” di Antonio Giusti, in libreria dal 7 novembre

Memorie scompagnate
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di Arte Fair magazine

Firenze, venerdì 4 novembre 2016 –

Nel corso della sua lunga attività industriale, Antonio Giusti non ha mai abbandonato la passione per la letteratura, che lo accompagna fin da ragazzo. Di lui sono noti La fabbrica dei Soldi (1998), I milanesi mancati (2000),

Memorie scompagnateLa casa del Forte dei Marmi (2002), La politica del coniglio (2008), Mare grosso e altri racconti (2012). Dopo quattro anni dall’ultima pubblicazione, torna a consegnare al mondo letterario un nuovo lavoro: “Memorie scompagnate” pubblicato da Apice e in libreria dal 7 novembre.
Antonio Giusti con ‘Memorie scompagnate’ regala un’inedita storia.
Bella una delle recensioni che viene data al romanzo: “un libro insolito, che ci racconta un Novecento fresco e zampillante. C’è il sornione Montale, l’incontenibile Carmelo Bene e tanti altri ritratti di un tempo felice, in una casa felice, quella a Forte dei Marmi di Antonio Giusti e Susan Peterich. E’ come spiare dal buco della serratura ma non per vedere la nonna o il nonno, ma gente con teglie in testa che provano l’Ubu Roi sotto la guida di un accanito Carmelo Bene. Ritratti, questi di Giusti, che ci fanno ridere e un po’ piangere di malinconia (come la foto della copertina che viene dall’archivio personale dell’autore)”.

“Memorie scompagnate” racconta dunque uno scorcio di Novecento inedito. Antonio Giusti, che Montale chiamava il ‘Rimbaud dell’industria’, racconta la strana e impossibile convivenza tra il grande poeta e il giovane Carmelo Bene, entrambi suoi ospiti nella mitica casa del Forte, dove passavano gli amici di quel tempo da Pietro Barilla a Nino Tirinnanzi. Ma già primati loro D.H. Lawrence e Henry Moore. E come Tolstoj conservava un libretto di Dostoevskj in tasca pur dicendo di non sopportarlo, così scopriamo che Carmelo Bene recita memora, doverosamente solleticato, La casa dei doganieri, e altre poesie di quel poeta che dice di non amare assolutamente. Così in un via vai di gente crescente e sale le scale ad ore che non si incrociano, passa un secolo di amicizie da ricordare in ritratti sempre sintetici ma profondi e incisivi. Giusti fa con la letteratura ciò che ha fatto con l’industria, fa fruttare una dote naturale: lo sguardo sulle cose, l’attenzione al dettaglio e la resa perfetta dello stile. E l’ironia che non manca mai nel suo sguardo, soprattutto negli autoritratti, come quando si descrive come imbucato in una visita di Papa Woytila, imbucato così bene da finire seduto in macchina vicino al Santo Padre.

«Nel ’70 per caso incontrai Montale alla stazione di Milano mentre saliva su un treno e feci il viaggio con lui. Montale aveva una lontana parentela con mia moglie, l’anno prima ci eravamo rivisti al Forte e parlammo animatamente per tutto il tragitto. Lo invitai a trascorrere le ormai prossime vacanze estive nella nostra casa del Forte. Montale si mostrò lieto dell’invito e stabilimmo a tamburo battente che sarebbe arrivato il 20 giugno per trattenersi fino alla fine di agosto. […] Cenavamo in giardino, spesso con qualche ospite e, alle undici in punto, augurava la buona notte e si ritirava in camera sua. Tutto fu idilliaco fino a quando invitammo anche Carmelo Bene e Lydia Mancinelli».

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