Arte

Michelangelo e Vasari, esposte per la prima volta le lettere “all’amico caro”

Archivio Vasari058 Ritratto Vasari
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di redazione

Firenze, mercoledì 11 maggio 2016 –

Saranno esposte per la prima volta le lettere di Michelangelo Buonarroti indirizzate a Giorgio Vasari, che costituiscono i documenti più rilevanti del fondo conservato ad Arezzo presso il Museo Casa Vasari, archivio della famiglia Vasari.

Archivio Vasari058 Ritratto VasariIl restauro di questo significativo nucleo di lettere e la digitalizzazione dell’intero archivio, interventi promossi e diretti dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, ha dato occasione per esporre per la prima volta a Firenze i documenti più rilevanti di questo fondo. L’interessante esposizione, da titolo MICHELANGELO e VASARI. Preziose lettere all’«amico caro» dall’archivio Vasari, è allestita da domani 12 maggio al 24 luglio 2016 a Palazzo Medici Riccardi. E’ a cura di Elena Capretti e Sergio Risaliti, con il patrocinio della Città Metropolitana, Comune di Firenze e Comune di Arezzo e in collaborazione con la Regione Toscana. L’evento è organizzato da A.V.M. srl con il sostegno di Banca Ifigest.

MICHELANGELO e VASARI permette al pubblico di ammirare questo importante corpus documentario, “un lembo del secolo d’oro” come lo definì il giornalista e scrittore Ugo Ojetti sulle pagine del “Corriere della Sera” nel 1908 quando Giovanni Poggi, allora Direttore del Museo Nazionale del Bargello, lo rinvenne nell’archivio Spinelli di Arezzo. A queste carte, così come alla sua opera artistica e letteraria, Vasari affidò il compito di conservar memoria di sé, di “lasciar fama” e di combattere la “voracità del tempo”. La stessa ansia di eternità che l’artista volle esprimere nella sua casa di Arezzo, a cui le Carte sono oggi vincolate. Le lettere costituiscono una testimonianza diretta della vicenda umana e della formazione artistica di Giorgio Vasari (1511 -1574), della sua personalità poliedrica, della sua vasta produzione, dei suoi rapporti con i committenti (tra cui Cosimo I de’ Medici) e con i maggiori artisti e letterati del suo tempo, in particolare con Michelangelo. Il percorso espositivo ha il suo fulcro proprio nelle lettere inviate fra il 1550 e il 1557 Archivio Vasari008 messer giorgio amicoda Michelangelo a Roma a “Messer Giorgio amico caro” in Firenze, segno vivo del profondo rapporto tra i due artisti, carte private che ci consentono di avvicinare un Buonarroti anziano, prossimo alla morte, che si confronta con le proprie debolezze, gli affetti e le ultime meditazioni sull’arte e l’architettura. In queste carte sono compresi anche tre sonetti autografi di Michelangelo, tra i suoi più celebri componimenti lirici.

La mostra si apre con una prima sezione dedicata alla storia dell’eredità di Giorgio Vasari, del suo archivio e della sua memoria come si esprime nella complessa relazione tra il corpus documentario, la biografia vasariana e le vicende ereditarie. La sezione seguente espone le lettere che documentano il rapporto privilegiato che Giorgio Vasari intrattiene con il suo principale committente Cosimo I de’ Medici, ma anche i sodalizi instaurati con letterati ed eruditi del tempo come Paolo Giovio, Annibal Caro, Vincenzo Borghini, Cosimo Bartoli, Pietro Bembo e Pietro Aretino.
Il percorso espositivo prosegue raccontando come nasce l’idea e la storia de Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori, che Vasari pubblica a Firenze in due edizioni, entrambe con una dedica al duca Cosimo I de’ Medici: la prima uscita nel 1550 nei tipi di Lorenzo Torrentino e la seconda, ampliata e corredata dei ritratti incisi degli artisti, edita dai Giunti. Le Vite sono di fatto la prima storia dell’arte moderna, il cui culmine – formale, morale e spirituale – è rappresento da Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564) di cui il Vasari, in forza del rapporto speciale con l’artista, si ritiene erede e discepolo privilegiato.
L’ultima sezione della mostra focalizza, attraverso una narrazione intima e coinvolgente, proprio questo rapporto personale e ravvicinato tra i due artisti, una relazione amicale che intorno al 1550, anno della pubblicazione dell’edizione Torrentiniana delle Vite, si intensifica fino a diventare familiare. A documentare questa amicizia ci sono le lettere autografe inviate tra il 1550 e il 1557 da Michelangelo all’amico caro messer Giorgio.

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