Arte

Mostra: a Forte dei Marmi Gigi Guadagnucci, maestro del “marmo leggero”


La mostra su Guadagnucci propone circa quindici sculture dell’artista che mettono in risalto la produzione astratta parigina


 

LUCCA –Guadagnucci. La sfida del bianco all’universo del colore” è il progetto che la Società di Belle Arti, con il Patrocinio del Comune di Forte dei Marmi e in collaborazione con Villa Bertelli, propone fino al 7 novembre negli spazi del Forte Leopoldo I.
Attraverso una selezione di circa quindici sculture provenienti dallo studio dell’artista versiliese, la mostra mette in risalto la produzione astratta parigina, a partire dalla fine degli anni Cinquanta. “Scoperta” da Claude Rivière e ammirata da Marc Gaillard e Pierre Courthion, l’opera di Guadagnucci si è nutrita del fervore artistico respirato a Montparnasse. In occasione della mostra, in corso, il 2 ottobre si terrà un incontro durante cui si parlerà dell’opera dello scultore. All’incontro, alle ore 17.30, interverranno Elisabetta Matteucci, Cinzia Compalati, Massimo Bertozzi, Carlo Sisi.

La mostra

Il progetto, a otto anni dalla morte e a tredici dall’ultima personale alla Galleria Forni di Bologna, invita a riconsiderare l’opera di Guadagnucci tra le più originali del suo tempo. Questo per l’estro creativo nella trasfigurazione della realtà, secondo le linee e le immagini della contemporaneità.
La mostra restituisce il profilo di un artista di grande talento, raffinato ed elegante che, forgiatosi nella “bella montagna di marmo”, dov’è nato e cresciuto. Plasma questa materia e  la rende leggera e delicata, al limite dell’impalpabile, trasformandola – secondo le parole dello scultore – “nelle più svariate figure in epidermidi di fanciulle appena sbocciate. In trasparenze di petali di fiori attraversati dai raggi del sole e cambiati in molti colori, in meteore bianchissime anche in lame sensuali e folli di velocità, di ieri, di oggi, di sempre”.

Le opere

È il pensiero che sta dietro ad un lavoro estremamente sofisticato, che viene esaltato con originalità dalla mostra. Viene contrapposto, in una sorta di sfida, il candore assoluto di quelle forme aeree alla vivezza di una straordinaria galleria di nature morte. Anch’esse prestiti eccezionali, esposte al primo piano, dove ad imporsi è invece il colore.
In realtà, l’ossimoro estetico generato dall’affiancamento ai lavori di Guadagnucci delle raffigurazioni silenti di Donghi, De Chirico, De Pisis, Ghiglia, Lloyd, Longoni e di altri protagonisti del Novecento non è più di tanto provocatorio, vista la comune ricerca di plasticità, eleganza e purezza assoluta.
Accompagna la mostra un catalogo edito da Bandecchi & Vivaldi con testi di Cinzia Compalati (Direttrice del Museo Guadagnucci di Massa), Massimo Bertozzi, Fernando Mazzocca e Carlo Sisi.

 

Immagine d’apertura: opera dello scultore Gigi Guadagnucci


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