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Musei: nominati 114 direttori, in carica dal 5 novembre

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di a.f.

Roma, martedì 3 novembre 2015 – A pochi giorni dall’appello del ministro Franceschini per “adottare i 20 musei autonomi”, esce la nomina dei 114 direttori degli enti museali statali non dirigenziali.

1426611857344 palazzo del collegio romanoTra pochi giorni, il 5 novembre, entreranno nel pieno delle loro funzioni andando a guidare queste nuove realtà, che la riforma invita a dotarsi di un proprio statuto e soprattutto di adottare una contabilità trasparente e sicura. Anche se non si tratta di un vero e proprio bilancio, ma di un documento contabile che comunque permette per la prima volta di rendere chiaro quante risorse riceve ogni ente museale e come lo spende.

Dovendo ancora attendere per dire se i risultati saranno positivi, la Riforma Franceschini si completa dunque con la nomina dei neo direttori che andranno a gestire quei musei statali non dirigenziali. A differenza dei direttori dei venti musei autonomi, selezionati un po’ di mesi fa tramite bando di concorso che ha valutato i requisiti per titolo e curriculum, questi 114 dirigenti sono stati selezionati tra il personale interno del ministero. La responsabilità delle loro nomine non ricade sul ministro o il direttore generale dei musei, bensì sui dirigenti dei Poli Museali Regionali che con la nuova legge hanno sostituito le soprintendenze nella responsabilità dei musei.

In particolare si tratta di 48 storici dell’arte (42% del totale degli incaricati), 36 archeologi (31,5%) e 30 architetti (26,5%). La gestione è adesso divisa in aree funzionali, con un responsabile per le collezioni, lo studio, la ricerca e la didattica, il marketing, il fundraising, l’amministrazione e la sicurezza. Questo perché i musei statali italiani, così come prevedono le linee guida dell’International Council of Museums, si articolano in aree professionali: accanto al direttore può essere nominato un curatore e conservatore delle collezioni incaricato anche delle attività di studio, ricerca e didattica, un responsabile dei rapporti con il pubblico, del marketing e della raccolta fondi, un responsabile dell’amministrazione e un responsabile per gli allestimenti e la sicurezza.

Per il ministro Franceschini è “un decisivo salto in avanti verso la piena valorizzazione del patrimonio culturale nazionale”, ma per valutare i reali risultati della sua riforma occorre attendere ancora un po’. Sia per vedere se davvero ha rivoluzionato, in termini di miglioramento, il modello organizzativo dei beni culturali italiani. Se è riuscita a far divenire l’amministrazione dei musei più efficiente e meno costosa attraverso l’ammodernamento della struttura centrale e la semplificazione di quella periferica. E poi se davvero ha portato all’integrazione definitiva tra cultura e turismo e alla valorizzazione di tutti i musei italiani, e non solo i venti maggiori musei dotati di piena autonomia gestionale e finanziaria.

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