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Museo Egizio di Torino: un gruppo di studiosi identifica i resti di Nefertari

Nefertari scoperta

di Arte Fair

Torino, mercoledì 7 dicembre 2016 –

E’ da ieri che rimbalza su alcuni titoli di giornali la notizia della scoperta dei resti della mummia della regina Nefertari conservati al Museo Egizio di Torino. La notizia è stata lanciata a seguito di uno studio, pubblicato su Plos One, svolto da un gruppo di archeologi ed esperti della medicina legale,

Nefertari scopertacoordinati dall’Università britannica di York, tra questi l’egittologo Michael E. Habicht, che lavora per l’istituto di medicina dell’Università di Zurigo, e l’ex direttrice del Museo Egizio di Torino, Eleni Vassilika. Dopo una serie di studi multidisciplinari, come ricerche chimiche, antropologiche, di genetica e datazione al radiocarbonio, gli studiosi sono giunti a pensare di aver identificato – su 16 caratteristiche 14 coincidono – la mummia della leggendaria regina Nefertari, conservata finora al Museo Egizio. I resti su cui si sono concentrati gli studi sono le gambe della mummia trovata nella tomba identificata con il codice QV66, e scoperta durante la spedizione dell’archeologo Ernesto Schiaparelli, la “Missione Archeologica Italiana” che operò nella Valle delle Regine tra il 1903 e il 1905. L’archeologo trovò la sepoltura già fortemente saccheggiata in tempi passati, e pure la mummia era stata smembrata. Tutto quello che è rimasto del sarcofago realizzato in granito rosa, e che si ritiene appunto fosse della regina più celebre dell’Antico Egitto e moglie preferita del Faraone Ramses II, si trova all’Egizio di Torino, insieme ad altri resti pervenuti, quali calzari e altre parti del corredo funerario. Nonostante non ci siano piene certezze, il Dna infatti non è stata esaustiva a causa delle forti contaminazioni, a far pensare a questi ricercatori di trovarsi davanti i resti della tanto amata Nefertari, sono comunque le sue gambe, che dalle analisi risultano essere di una donna adulta di circa 40 anni, su per giù gli anni che aveva la regina Nefertari, e i materiali usati per imbalsamare in linea con i metodi usati nella mummificazione del XIII secolo a.C, nel periodo appunto del faraone Ramses II.
Se queste ipotesi dovessero trovare maggiori conferme, il futuro del Museo Egizio si rivoluzionerebbe, andando a identificarsi nella figura della leggendaria regina d’Egitto, e per questo diventerebbe ulteriore meta obbligata di numerosi visitatori e turisti. Proprio in queste settimane, e fino all’aprile 2017, il corredo funerario e parte del sarcofago di Nefertari sono in Olanda, al Rjiksmuseum di Leiden, dove è stata allestita una mostra temporanea con i reperti del museo Egizio dedicata proprio alle mogli dei faraoni.

 

 

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