Arte

Muve: in mostra la Pop Art della Sonnabend Collection

Muve Pop Art

La mostra “Attorno alla Pop Art nella Sonnabend Collection” ripercorre attraverso oltre 40 opere della nota collezione, gli straordinari anni ’60 in America

 


 

VENEZIA – È dedicata alla Pop Art la mostra, allestita fino al 5 novembre 2017 presso il Centro Culturale Candiani di Mestre, che costituisce il terzo appuntamento. Attraverso questo progetto, in cui rientra la mostra di Mestre, il Muve intende proporre a tutto il territorio della Città Metropolitana di Venezia un programma culturale di alto valore che mette in gioco lo straordinario patrimonio custodito nei Musei Civici. Infatti, dopo la prima tappa dedicata alla Giuditta nell’arte, incentrata sul celebre capolavoro di Gustav Klimt, il Muve propone adesso la Pop Art. 

L’esposizione dal titolo “Attorno alla Pop Art nella Sonnabend Collection”, a cura di Antonio Homem sotto la direzione scientifica di Gabriella Belli, ripercorre attraverso oltre 40 capolavori provenienti appunto dalla Collezione Sonnabend (dal 2012 in deposito a lungo termine presso la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro), gli straordinari anni Sessanta in America.

È durante questo periodo che si afferma negli Stati Uniti, diventati nel frattempo sulla scena internazionale un importante centro di produzione culturale e artistica, un nuovo modo di concepire l’opera d’arte, che si misura con la nascente cultura di massa e i nuovi media. Dissacratoria e ironica, ma anche caustica e critica verso quella nuova società, già allora ‘schiava’ dell’industria dei consumi inebriata da quella omologazione che nel corso degli ultimi decenni del XX secolo sarà prologo alla società globale dei nostri tempi, la Pop Art diventerà uno dei movimenti più influenti, noti e persistenti nell’immaginario di tutto il ‘900.

Furono proprio Ileana Sonnabend e il primo marito Leo a dare il ‘la’ in America a questo straordinario movimento artistico, grazie alla scoperta precoce del lavoro di Rauschenberg e Johns – dapprima avvenuta in Inghilterra – le cui opere furono esposte per la prima volta proprio nella loro galleria a New York, verso la fine degli anni Cinquanta. Nomi come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, Jasper Johns, Jim Dine, Tom Wesselmann, Claes Oldenburg, Robert Rauschenberg e molti altri autori sono in mostra con opere-icone quali la serie delle Campbell’s Soup Can o le Nine Jackies di Warhol – che firma anche il ritratto di Ileana Sonnabend in apertura dell’esposizione – la bellissima Little Aloha e il famosissimo Hot Dog di Lichtenstein.

E ancora, i celeberrimi Combine Paintings di Rauschenberg e il mitico Figure 8 di Johns. 
I grandi maestri della corrente pop, inoltre, sono esposti insieme ad artisti europei loro contemporanei come Pistoletto, Arman, Christo e Mario Schifano. Oltre ad autori di una generazione successiva, come Jeff Koons e Haim Steinbach, che riprendono la Pop Art con un approccio concettuale. 

La storia della raccolta Sonnabend rappresenta dunque una delle più affascinanti vicende collezionistiche del XX secolo. Quando, nel novembre 1962, Ileana e il secondo compagno Michael Sonnabend aprono la loro galleria a Parigi, il desiderio che li muove è quello di presentare al pubblico europeo i giovani artisti americani. Dal lavoro di Jasper Johns e Robert Rauschenberg prende avvio una nuova generazione di autori come Warhol, Lichtenstein, Oldenburg, Rosenquist e Wesselmann, tutti presentati nella galleria parigina. Il loro successo viene presto riconosciuto alla Biennale di Venezia, quando nel 1964 Rauschenberg riceve il primo premio per la pittura. 

“Attorno alla Pop Art nella Sonnabend Collection”, che s’inserisce a pieno titolo nel ciclo di esposizioni che la Fondazione Musei Civici di Venezia ha presentato in occasione della 57° Biennale d’Arte, è accompagnata da un prezioso catalogo edito da Linea d’Acqua (Venezia, 2017). Il catalogo raccoglie un intervento di Gabriella Belli, un’intervista di Elisabetta Barisoni ad Antonio Homem, della Sonnabend Collection Foundation e schede di Mario Codognato.

 

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