Cultura

“Non è che un occhio, ma buon Dio che occhio!” Cos’è l’Arte ai giorni nostri?

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di Livia Vassallo

Roma, lunedì 3 aprile 2017 – 

Cultura – D’Annunzio auspicava a rendere la propria vita un’opera d’arte; inutile negare che ognuno di noi cerca di perseguire questo obiettivo. Ma cosa si intende per opera d’arte?

arte immagineSuppongo che, almeno una volta nella vita, tutti si siano posti questa domanda che assume ancora più forza dalla nascita di quella che viene definita arte contemporanea del XXI secolo, di cui la bellezza non si può dire ‘oggettiva’. A mio avviso, ogni persona crea arte anche solo scegliendo i vestiti da indossare o il taglio di capelli da portare. Non si tratta di seguire la moda o meno, né di selezionare il bello assoluto o l’orrido mostruoso; si tratta di esprimersi tramite il mezzo che, per primo, si ha a disposizione.  Un’immediata idea sulle attitudini, un sommario pensiero sulle caratteristiche caratteriali di un individuo si può creare nell’osservatore ad un sguardo ad abbigliamento e capelli, soprattutto in un’epoca come la nostra in cui marchi e oggetti sono simboli di uno status sociale, religioso o politico prima ancora di essere belli o brutti. Non mi trovo ora nella sede per giudicare giusto o sbagliato tale atteggiamento, ma si tratta di un dato oggettivo, influenzato dalle reti di significato in cui siamo immersi e alle quali nessuno di noi può sottrarsi (poiché anche scegliere di farlo verrebbe classificato come una presa di posizione comunque influenzata da vari fattori). A questo punto, però, viene in mente un’altra domanda; se, ad esempio, parliamo di un particolare taglio di capelli, l’opera d’arte è da attribuirsi a colui che la possiede, o a colui che l’ha realizzata? Insomma, il merito della creazione è del cliente o del parrucchiere? Quando questo interrogativo ha cominciato ad attanagliarmi la mente, non ho potuto fare altro che chiederlo alle persone più esperte in materia che conosco: i miei parrucchieri di fiducia. Si tratta di Virgilio e del suo apprendista Giuseppe, lavorano in un salone, Hair Moda, modesto solo ad una prima impressione, nel quartiere Colli Albani di Roma. Mi parlano della ricerca affannosa della soddisfazione del cliente, uno stralcio di felicità creata da loro e motivo di grande orgoglio, come è ovvio, come è per ogni artista. “La parte migliore del mio lavoro è il colloquio con il cliente, il momento in cui le mie idee si fondono con le sue, il momento in cui vengono a coincidere i miei obiettivi con i suoi. Amo essere messo alla prova dalle sue richieste, amo creare e concretizzare il progetto che sarà come una composizione scritta per essere realizzata a quattro mani da due pianisti”. E ancora: “Non si può descrivere la mia gioia quando riesco a rendere una ragazzina un po’ meno insicura, quando riesco a rappresentare al meglio la personalità di un uomo, e, ovviamente, non ha prezzo il sorriso di una sposa davanti allo specchio; il pensiero di averla resa felice di essere bella il giorno più importante della sua vita mi riempie di orgoglio”. 
Non si tratta, dunque, di mera esecuzione materiale delle richieste del cliente; è creare insieme.
Arte contemporanea, potremmo dire, in cui artista e fruitore sono divisi da un velo sottilissimo che di frequente viene meno. Si tratta di lavoro complesso, la bellezza del risultato è giudicabile da tutti, ma, al tempo stesso, fortemente soggettiva; il centro della riflessione è però l’espressione di sé che non basta mai. C’è necessità di andare oltre le parole, o meglio, di esprimersi, prima che con esse, con altri mezzi. Non c’è vincolo di sincerità; tramite il nostro look, possiamo costruirci una maschera, uno schermo per non essere letti immediatamente, ma questo è comunque in grado di comunicare qualcosa al mondo esterno. L’oggetto di questa forma d’arte è vivente, cammina su gambe, respira, in sintesi è la società stessa. 
Non ci sono definizioni di arte che comprendano tutte le sfaccettature che essa può assumere, e, paradossalmente, a mio parere, non conta che l’opera sia riconosciuta autorevolmente, ma che renda libero e completo colui che la realizza.

 

 – L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione –

 

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