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Pompei, ancora scandali: bando vinto da editore legato a Soprintendente

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Il sospetto di un conflitto d’interessi effettivamente c’è. Tanto che ha portato a un contenzioso ancora aperto.

 

di a.f.

Venerdì 2 ottobre 2015 – Il sospetto di un conflitto d’interessi effettivamente c’è. Tanto che ha portato a un contenzioso ancora aperto.
Se così fosse, sarebbe la solita prova di come sia inesistente in questo Paese il confine tra etica professionale e interesse personale. E sarebbe pure l’ennesima dimostrazione che non è retorica pensare che avanti vanno sempre i figli di, i parenti di e gli amici di… Questa volta la vicenda si concentra a Pompei, nel suo meraviglioso sito archeologico, dove lungo le sue antichissime vie si diramano e si intrecciano problemi, scandali e polemiche. A riportare la notizia in questione è Il Fatto Quotidiano, unico giornale che si è occupato del caso. Il protagonista è questa volta il soprintendente Massimo Osanna, che da un anno e mezzo è alla guida del progetto Grande Pompei, che miete appalti a tutta forza per spendere entro fine anno i ben 105 milioni di euro ricevuti dall’Europa, pena la revoca dei fondi. Il tutto è partito però dal corposo catalogo – 592 pagine in brossura al costo di 80.75 euro – che accompagna la mostra in corso all’Ara Pacis di Roma, allestita fino al 15 novembre e dal titolo: “Nutrire l’Impero. Storie di alimentazione da Roma e Pompei”.

 

Ma più precisamente a saltare agli occhi non è il catalogo, bensì l’editore che lo ha realizzato e distribuito, ovvero L’Erma di Bretschneider. Tra le sue pubblicazioni torna spesso il nome di Osanna e pure del responsabile unico del procedimento di gara e dirigente Mibact Adele Lagi. Soprintendente e funzionaria ad aprile hanno assegnato una gara d’appalto del valore di oltre 2,5 milioni di euro a un consorzio romano l’Arte’m Net, che a sua volta è partecipato dall’editore in questione. Lo stesso editore (L’Erma di Bretschneider) che inoltre risulta distributore della Osanna Edizioni, casa editrice di famiglia del soprintendente stesso. Una coincidenza? Sarà… intanto il dubbio di un appena celato conflitto d’interessi c’è, che sarà l’esito del contenzioso a definirlo verificando la legittimità dell’assegnazione. Un contenzioso partito dal gruppo escluso che ha fatto ricorso segnalando i legami professionali tra chi ha presieduto la gara e una delle aziende vincitrici.

Tuttavia è questa la replica che ieri Massimo Osanna ha fatto su Il Fatto Quotidiano: “Conflitto d’interessi? In verità no. Né io né i miei colleghi abbiamo un rapporto economico diretto con l’editore che ha vinto la gara. Se ci sono nostri contributi pubblicati dall’Erma sono avvenuti su richiesta di altri organizzatori che ci hanno chiesto una prefazione, un articolo, la stesura di un capitolo ma senza compensi. Parliamo di pubblicazioni di nicchia di alto valore scientifico ma di bassa tiratura per le quali l’editore spesso non rientra neppure delle spese che sostiene”. In merito invece alla casa editrice di famiglia il soprintendente risponde: “E’ vero. Ma si tratta della piccola casa editrice di famiglia della quale si occupano mia madre e il mio patrigno, io ho contribuito con delle pubblicazioni ma non mi occupo assolutamente della politica di distribuzione commerciale. Io su cosa e come pubblicare, detto con franchezza, non metto becco. Se poi l’editore ha fatto una cosa buona insieme all’Ati che gli ha consentito di vincere… tutta questa ricerca di confitti mi stupisce”.

 

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