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Reggia di Caserta: il direttore Felicori “lavora troppo”

Reggia di Caserta

Mentre alla Reggia di Caserta è boom di visitatori, i sindacati accusano il direttore Mauro Felicori di “lavorare troppo” 

 

di redazione

CASERTA – Iniziamo questa settimana con una bella notizia per gli amanti dell’arte e della cultura. La Reggia di Caserta è stata la protagonista indiscussa di questo weekend. Complice l’ingresso gratuito e forse la visibilità mediatica dei giorni scorsi, che ha visto protagonisti il direttore della Reggia e i dipendenti. File di turisti, in particolare sabato mattina, si sono formate per visitare gli appartamenti reali della Reggia di Caserta che “vola” sui social con circa 2.500 like in poche ore su Facebook. Oltre mille contatti su Instagram e centinaia su Twitter. La Reggia di Caserta, tutelata dall’Unesco come Patrimonio mondiale dell’Umanità, ha registrato lunghe file anche per il Parco Reale, dove ieri il biglietto d’ingresso era a pagamento. In programma c’era anche una visita guidata al “Bosco Vecchio” (da oggi sui giornali per il caso ‘affittopoli’, che vede 12 famiglie abitare la Reggia secondo una sorta di privilegio nobiliare). Un percorso organizzato dalla Direzione della Reggia per riscoprire le camelie di epoca ottocentesca presenti nella “Castelluccia”, struttura che sorge all’interno del bosco. Qui verrà messa a dimora durante la manifestazione un esemplare di Camelia japonica. Per i social la Reggia di Caserta è al terzo posto nel Travel Appeal index, l’indice di gradimento dei musei italiani sui social network, con il 90,44%.
Un risultato davvero eccezionale, riscontrato già in pochi mesi dall’arrivo del nuovo direttore Mauro Felicori.
A febbraio infatti si sono registrati 15 mila visitatori contro i 6 mila di febbraio dello scorso anno. Si può dire dunque che con un risultato del genere fa allora bene il “troppo lavoro” del direttore Felicori, al centro di una spiacevole polemica scoppiata alcuni giorni fa. Visto i risultati la Reggia di Caserta non merita il gesto dei dipendenti che costituiscono il personale. Sostenuti dagli ormai più che discutibili sindacati, hanno inviato una nota (il 23 febbraio) al Ministero dei Beni Culturali in cui accusano il direttore Felicori di «lavorare troppo» e di restare fino a tarda ora nella Reggia mettendo in questo modo «a rischio l’intera struttura museale».
Felicori, divenuto direttore pochi mesi fa a seguito del concorso internazionale per la selezione dei direttori dei 20 musei autonomi, evidentemente ci tiene tanto al suo lavoro. Consapevole anche delle responsabilità che gli sono state affidate nel dirigere la straordinaria Reggia. La qualefelicori Mauro, come tutti i musei autonomi, deve essere autogestita, rendicontando il proprio bilancio. Dato che è stato accusato di lavorare troppo, magari Felicori sarà più abituato a fare sacrifici simili a quelli di un’attività privata che non pubblica. E pur di produrre e portare profitti non bada allo scorrere delle ore. Né tanto meno avrà l’abitudine di impegnarsi poco o quanto basta: “tanto lo stipendio e il posto “fisso” non glielo leva nessuno”. Perciò molto probabilmente e per fortuna il direttore Felicori, crede davvero al grande valore storico, culturale e artistico che ha la straordinaria Reggia di Caserta. Un patrimonio inestimabile, che può trovare slancio e visibilità solo attraverso l’impegno, la serietà, la passione e la preparazione di chi è incaricato a gestirla.
Un concetto a cui crede probabilmente – dato “che lavora tanto” – Mauro Felicori. Per carità è giusto che si lavori in base a quanto previsto dal contratto di lavoro, ma è davvero fastidioso vedere come in un Paese, dove c’è tanto precariato e disoccupazione, i sindacati si precipitano a difendere il settore impiegatizio più tutelato. E per una motivazione, che se non fosse vera per quella nota inviata al MiBact, sembrerebbe uno scherzo, ma di cattivo gusto. 

 

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