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Reggia di Caserta, vola sui social e file di turisti. Il “troppo lavoro” di Felicori porta buoni risultati

Reggia di Caserta

di Antonella Furci

Caserta, lunedì 7 marzo 2016 –

Iniziamo questa settimana con una bella notizia per gli amanti dell’arte e della cultura: la Reggia di Caserta è stata la protagonista indiscussa di questo weekend.

Reggia di CasertaComplice l’ingresso gratuito e forse la visibilità mediatica dei giorni scorsi, che ha visto protagonisti il direttore della Reggia e i dipendenti. File di turisti, in particolare sabato mattina, si sono formate per visitare gli appartamenti reali della Reggia di Caserta che “vola” sui social con circa 2.500 like in poche ore su Facebook, oltre mille contatti su Instagram e centinaia su Twitter. La Reggia di Caserta, tutelata dall’Unesco come Patrimonio mondiale dell’Umanità, ha registrato lunghe file anche nel Parco Reale, dove ieri il biglietto d’ingresso era a pagamento. In programma c’era anche una visita guidata al “Bosco Vecchio” (da oggi sui giornali per il caso ‘affittopoli’, che vede 12 famiglie abitare la Reggia secondo una sorta di privilegio nobiliare), un percorso organizzato dalla Direzione della Reggia per riscoprire le camelie di epoca ottocentesca presenti nella “Castelluccia”, struttura che sorge all’interno del bosco. Qui verrà messa a dimora durante la manifestazione un esemplare di Camelia japonica. Per i social la Reggia di Caserta è al terzo posto nel Travel Appeal index, l’indice di gradimento dei musei italiani sui social network,con il 90,44%.
Un risultato davvero eccezionale, riscontrato già in pochi mesi dall’arrivo del nuovo direttore Mauro Felicori.
A febbraio infatti si sono registrati 15 mila visitatori contro i 6 mila di febbraio dello scorso anno. Si può dire dunque che con un risultato del genere fa allora bene il “troppo lavoro” del direttore  Felicori, al centro di una spiacevole polemica scoppiata alcuni giorni fa. Visto i risultati la Reggia di Caserta non merita il gesto dei dipendenti che costituiscono il personale. Sostenuti dagli ormai più che discutibili sindacati, hanno inviato una nota (il 23 febbraio) al Ministero dei Beni Culturali in cui accusano il direttore Felicori di «lavorare troppo» e di restare fino a tarda ora nella Reggia mettendo in questo modo «a rischio l’intera struttura museale».
Felicori, divenuto direttore pochi mesi fa a seguito del concorso internazionale per la selezione dei direttori dei 20 musei autonomi, evidentemente ci tiene tanto al suo lavoro, consapevole anche delle responsabilità che gli sono state affidate nel dirigere la straordinaria Reggia, a tal punto da non distinguere la tipologia del lavoro pubblico da quello privato. Se dovesse essere così, il direttore forse si sente, e per fortuna, un “imprenditore” che cerca di mandare avanti e al meglio la propria “azienda” felicori Mauroaumentandone i profitti. In tal caso per rinfocillare le casse della Reggia che, come tutti i musei autonomi, deve autogestirsi nelle finanzie e nell’organizzazione, rendicontando il proprio bilancio.
Dato che è stato accusato di lavorare troppo, magari Felicori sarà più abituato a fare sacrifici simili a quelli di un’attività privata e non pubblica, che pur di produrre e portare profitti non bada allo scorrere delle ore per poter tornare a casa. Né tantomeno avrà l’abitudine di impegnarsi poco o quanto basta perchè “tanto sia che si faccia il proprio dovere sia che non, lo stipendio e il posto “fisso” non glielo leva nessuno”. Perciò molto probabilmente e (ripeto) per fortuna il direttore Felicori, crede davvero al grande valore storico, culturale e artistico che ha la straordinaria Reggia di Caserta, che può trovare slancio e visibilità attraverso l’impegno, la serietà, la passione e la preparazione di chi è incaricato a gestirla.  

Per carità è giusto che si lavori in base a quanto previsto dal contratto di lavoro, ma è davvero fastidioso vedere come in un Paese, dove il settore privato è messo in ginocchio dalle troppe spese a cui è obbligato (tasse, partite iva, imposte, ecc,) i sindacati si precipitano a difendere i più tutelati lavorativamente parlando. Atteggiamento che invece si vede molto meno per i tanti disoccupati, per quegli operai in cassa integrazione e per i molti impiegati e laureati del settore privato che, per il doppio delle ore di lavoro rispetto a quello pubblico, arrivano a guadagnare 700 euro al mese. 

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