Arte

Riapertura Musei: il 18 maggio torna la mostra sulle opere del Rinascimento marchigiano colpite dal sisma

Anche la mostra sulle opere del Rinascimento marchigiano restaurate dopo il sisma del 2016 riapre a Roma da lunedì 18 maggio

 

di redazione

ROMA – Da lunedì 18 maggio riaprono, secondo le misure di contenimento del Covid-19, i musei e i luoghi della cultura. A Roma presso il Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro riapre anche la mostra “Rinascimento Marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma”. Era stata inaugurata lo scorso febbraio (Clicca qui per leggere l’articolo) e subito chiusa a causa dell’emergenza Covid-19, riapre i battenti lunedì 18 maggio. Dopo l’esposizione di Ascoli Piceno la mostra Rinascimento Marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma ha continuato il suo tour ed è arrivata a Roma al Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro. Sede della storica Fondazione Pio Sodalizio dei Piceni.
In mostra 36 opere d’arte tra quelle restaurate a seguito del sisma del 2016. E grazie al contributo di Anci Marche e Pio Sodalizio dei Piceni. Insieme all’apporto scientifico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e alla collaborazione della Regione Marche.
La mostra, a cura di Stefano Papetti e Pierluigi Moriconi e itinerante in tre tappe, ha preso il via proprio nella zona del cratere, ad Ascoli Piceno presso il Forte Malatesta. Poi ha continuato facendo tappa a Roma, dove riapre fino al 26 luglio 2020, e si concluderà a Senigallia sulla riviera adriatica.
Grazie alla presenza di queste opere nella capitale, sarà possibile ammirare una parte del prezioso patrimonio disseminato nel territorio marchigiano che è stato danneggiato dal terremoto. Poi recuperato, portato a nuova vita e con questa mostra reso di nuovo fruibile.
Le opere esposte “vanno dal ‘400 al ‘700. “Alcune dall’alto valore devozionale e non storico-artistico ed altre invece dal grande valore storico-artistico”, come spiega il curatore Stefano Papetti. Tra queste crocifissi lignei e vesperbild di ambito tedesco, che ancora oggi si trovavano all’interno delle chiese come oggetti di culto da parte dei fedeli. Non mancano nomi importanti come Jacobello del Fiore con la serie delle “Scene della vita di Santa Lucia” provenienti dal Palazzo dei Priori di Fermo. Vittore Crivelli con la Madonna orante, il Bambino e angeli musicanti di Sarnano. E ancora, Cola dell’Amatrice di cui spicca la “Natività con i santi Gerolamo, Francesco, Antonio da Padova e Giacomo della Marca” dalla sacrestia della Chiesa di San Francesco ad Ascoli Piceno.

Una delle opere rinascimentali restaurate

E poi, da Roma Giovanni Baglione e Giovanni Serodine che dalla Svizzera seguì nella capitale l’esempio di Caravaggio. Tutti autori di indubbia fama che nelle Marche sono nati o che vi hanno soggiornato e che hanno contribuito a modificare la geografia della Storia dell’Arte. Gli interventi di restauro sono stati eseguiti da tecnici tutti marchigiani, in collaborazione con l’Università di Camerino e l’Università di Urbino e la direzione scientifica della Soprintendenza. Con innovative analisi diagnostiche hanno valutato lo stato di conservazione di ciascuna opera. Questi interventi non soltanto hanno consentito di porre rimedio ai danni subiti dalle opere, ma hanno permesso di effettuare nuove attribuzioni e di acquisire nuove conoscenze relative alla tecnica pittorica ed ai materiali usati dai pittori. In tal modo hanno ampliato le conoscenze che si avevano su questo patrimonio, aprendo la strada a molti studi scientifici. Per dare conto di queste nuove acquisizioni, il catalogo è stato realizzato affiancando alla scheda storico artistica dell’opera la relazione dell’intervento di restauro ed i risultati delle indagini diagnostiche che lo hanno preceduto.
La mostra “Rinascimento marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma” rappresenta un viaggio nella religiosità popolare marchigiana attraverso un affascinante percorso stilistico e iconografico. Percorso che partendo dal centro della regione arriva fino alla costa, ed era stato già definito da Federico Zeri e Pietro Zampetti cultura adriatica.
Proprio per questo la mostra è stata pensata come un evento espositivo itinerante. Dopo la prima tappa di Ascoli Piceno e questa a Roma, che ha permesso il restauro delle opere insieme ad ANCI Marche, si concluderà a Palazzo del Duca di Senigallia. L’obiettivo della mostra è anche quello di rendere fruibili le opere restaurate da qui in futuro.
Come spiega Pierluigi Moriconi della Soprintendenza dei Beni Architettonici delle Marche e curatore di dell’esposizione: “Terminate le mostre, le opere che non potranno essere ricollocate nelle loro sedi originali perché crollate o non ancora restaurate, saranno collocate in 8 depositi e lì saranno sempre a disposizione del pubblico”.

 

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About Author

Antonella Furci è giornalista pubblicista, autrice del romanzo giallo "Come ombre tra la nebbia" (Streetlib 2019). Ha collaborato con diverse testate giornalistiche calabresi, occupandosi di cultura, politica e problemi sociali. Nel 2015 fonda il sito d'informazione culturale Arte Fair.it

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