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Roberto Bolle, i ballerini russi e la deriva della cultura occidentale

Roberto Bolle ha fatto sollevare aspre critiche da parte dei fan per l’infelice dichiarazione sui ballerini russi che non “inviterebbe ai suoi spettacoli” 



di Antonella Furci


Non c’è peggior cosa di vedere l’arte sconfinare in questioni politiche. Di vedere artisti e intellettuali porsi, spesso in modo inconsapevole, come strumento di propaganda politica.

Purtroppo è uno “spettacolo” a cui assistiamo in modo sistematico in questi mesi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.
Da febbraio uno sguainare di spade verbali si sono levati in tutti i canali dell’informazione contro chi ha scatenato la guerra, mai però contro tutte le altre guerre avvenute o in corso nel mondo.

La discriminazione culturale contro i russi

È tale l’accanimento mediatico contro la Russia che, insieme alle sanzioni che stiamo pagando tutti a caro prezzo, è sconfinato in vere e proprie azioni discriminatorie contro tutto ciò che è russo, portando alla deriva quel che resta della cultura occidentale.
In pochi mesi l’Italia e l’Europa sono ripiombate in quel periodo in cui ignoranza e incapacità cognitiva avevano portato alla “caccia alle streghe”, intriso oggi di una preoccupante dose di odio razzista.
Ricordate? A marzo siamo rimasti sbigottiti dalla decisione dell’Università Bicocca di sopprimere il corso letterario su Dostoevskij, poi riammesso dopo la valanga di critiche. Subito dopo c’è stata la cacciata dal Teatro alla Scala del direttore d’orchestra Valery Gergiev, accusato di non aver voluto prendere posizione contro il governo russo.
E giù di lì ad altre serie di bassezze non degne dell’antica e gloriosa cultura italiana ed europea. In poche parole stiamo assistendo a una folle decadenza culturale di innegabile impronta fascista, travestita però da “democrazia occidentale”.

L’arte al servizio della politica 

Per fortuna che la valanga di critiche da parte di migliaia e migliaia di persone fa ben sperare. Anzi, sono sempre più incisive facendo apparire idee e azioni discriminatorie come prese di posizione suicidarie per coloro che li compiono.
Ciò che lascia perplessi però è che nonostante tutto l’ambiente artistico e intellettuale continua a sfornare “perle di saggezza”, pensando forse di fare cosa gradita all’opinione pubblica. Ma si sbaglia! Gli effetti ottenuti sono quasi sempre contrari allo scopo, arrivando finanche a mettere a rischio anni di carriera professionale.
Perché questi artisti o intellettuali, che si rivelano spesso poco informati e plasmati al pensiero unico, non sono nemmeno degli attenti osservatori.
Se lo fossero stati avrebbero notato che, se da un lato pullulano i creduloni, dall’altro non mancano (e sono pure in gran numero) coloro che un cervello ce l’hanno e lo sanno pure usare, soprattutto davanti a palesi contraddizioni e ingiustizie.

Il caso Roberto Bolle e i ballerini russi

Tra gli esempi eclatanti di quanto affermo, la valanga di commenti fortemente critici e negativi che hanno preso d’assalto i profili social del ballerino Roberto Bolle, reduce di un’infelice dichiarazione sul divieto dei ballerini russi nei suoi spettacoli.
Intervistato al Salone del Libro a Torino dalla rivista Metropolis/98, l’étoile di fama mondiale ha detto: “Non inviterò al mio spettacolo ballerini russi, non hanno colpe ma è giusto dare un segnale politico”.
Perché spetta a lui dare un segnale politico? E poi lo dà con l’arma della discriminazione che separa culture, alimenta violenza e allontana segni di pace? 

Le sue dichiarazioni non potevano che lasciare sgomenti i tanti fan, anche alcuni colleghi come Steve La Chance e Kledi Kadiu che non hanno esitato a replicare.
Per non parlare poi dei m
olti ammiratori delusi che hanno annunciato di voler boicottare gli spettacoli del tour “Bolle and Friends” come “segnale politico” contro la discriminazione.

Vale la pena mettere l’arte al servizio della politica?

Ora, alla luce di quanto accaduto, vale la pena dare supporto a propagande politiche senza nemmeno rendersi conto del carattere discriminatorio di ciò che si afferma? Vale la pena mettere a rischio la propria immagine professionale? 
Possibile che molti artisti e intellettuali non comprendono il grave danno che viene compiuto nei confronti della stessa arte quando viene messa al servizio di interessi politici?
Possibile che un artista del calibro di Bolle non si sia reso conto di compiere discriminazione verso i suoi colleghi? O forse crede che ci sia una discriminazione giusta e una sbagliata?
Dispiace vedere abbassare i livelli dell’arte a mero strumento politico, arrivando addirittura a sminuire la lotta alla discriminazione che a quanto pare acquisisce valore solo in base alla convenienza.
Forse è il caso di ricordare ad artisti e intellettuali cultura che l’Arte è intelligenza, è cultura, è libero pensiero che unisce e non divide, e si pone al di sopra di tutto. 

 

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